Pubblico Impiego arrow Sanità arrow Un contributo sui problemi della Sanità .... e non solo!
Un contributo sui problemi della Sanità .... e non solo! Stampa E-mail
marted́ 12 gennaio 2010

Image Il caso della sanità e la necessità di governare l’economia con la separazione dei poteri.

Nell’esaminare i problemi della Sanità la prenderemo “da lontano” perché questi problemi sono solo il riflesso di una situazione non sufficientemente normata e che chiameremo confluenza di interessi anche se a volte viene chiamata contrasto di interessi, riferendosi a ciò che è rispetto a ciò che dovrebbe essere. In ambito politico è generalmente accettato, nelle società democratiche, che i poteri dello stato siano gestiti da istituzioni indipendenti. L’accentramento dei poteri caratterizza le società poco democratiche e infatti questo è ciò che è di moda oggi.

Per la gestione dei poteri dello stato vengono impiegate risorse economicamente sostenute dallo stato attraverso le tasse. Tuttavia vi è un potere non secondario e altrettanto, o a volte più forte, che dirige la comunità ed è rappresentato dalle risorse che i privati impiegano per sostenere le attività produttive di beni e servizi. Queste attività forniscono risorse ai privati, non attraverso le tasse, ma attraverso gli utili, che da questo punto di vista non sono molto diversi dalle tasse.

Riteniamo che il potere politico sia da regolare tramite l’indipendenza delle funzioni. Tuttavia fino ad ora non è apparso chiaro che anche il potere economico deve essere normato con regole che individuino gli interessi, ne evitino la confluenza e ne controllino, almeno dal punto di vista conoscitivo, le attività e l’impiego degli utili.

Si sostiene qui il principio dell’indipendenza dei poteri economici. Questo principio, unitamente al principio che è necessario impedire i monopoli, in sostanza stabilisce ad esempio che se sei un editore non puoi essere anche un immobiliarista e se sei un editore non puoi possedere ad esempio più del 30% dei mezzi di informazione. Se gestisci la sanità non puoi essere un immobiliarista o un editore ecc.. Se possiedi i telefoni non puoi investire in altro. Se operi nella finanza non puoi investire che in titoli e non in altri beni direttamente etc. Se operi nell’economia non puoi operare in politica e se sei un capo di un movimento religioso .. etc. Questo è attualmente esattamente l’opposto di ciò che accade.

La concentrazione di poteri ha creato “sinergie” e interessi di lobby trasversali alla politica e ai movimenti che legano interessi economici a doppio filo e condizionano ogni cosa. E questa è la situazione anche della sanità, semplicemente perché è uno dei luoghi in cui il denaro si muove di più. In sanità non accade semplicemente che il capitale cerchi remunerazione dall’investimento ma accade che si formino cartelli di investitori privati, già interessati ad altre attività ( immobiliari, editoriali, telefoniche, dei trasporti di riciclaggio ecc.) che occupano congiuntamente consigli di amministrazione di attività chiave come la sanità, i media.

Spesso assistiamo a casi in cui la mafia si insinua nella politica e si garantisce così collaborazione in interessi economici comuni. Il condizionamento nei confronti della politica è enorme e le coperture dal potere politico e mediatico altrettanto vaste.

Questa situazione non è una caratteristica della sanità ma quello che accade in questo settore, spudoratamente e da tempo, ne è semplicemente il sintomo. Non è efficace curare i sintomi senza curare la malattia.

Questa condizione che alcuni spacciano per “liberista” o “di mercato”, tale non è affatto. Il libero mercato non esiste più in queste condizioni. Non esiste neanche il mercato del lavoro: esiste solo il mercato degli schiavi. Il mercato è una finzione quando non è più possibile trattare e trattare con argomenti riferibili. E poco, e debolmente, viene ormai riferito.

Così accade che scandali nella sanità, che per importanza dovrebbero ribaltare governi regionali e centrali, diventino attraverso la lettura dei media, in larga parte sopravviventi od asserviti, barzellette di cui non si può far altro che ridere amaramente alternandole alle barzellette delle altre intemperanze pubbliche dei politicanti, festaioli e senza il senso delle istituzioni. L’evidente connessione fra interesse economico e la prestazione sanitaria non passa nei mezzi di informazione.

La prestazione non è offerta al paziente ma all’inverso è estorta alla sua salute,. Quando l’informazione passa, troppo spesso si spegne a causa di una magistratura ingessata. Al contrario passa la logica per la quale la sanità è una merce come tutte le altre, con belle confezioni e venditori sorridenti senza che necessariamente il prodotto sia utile. Tuttavia è necessario, piazzate le “patacche”, che esse vengano negate e dimenticate dai media con accuse incrociate a immateriali responsabili, nuovi scandali e minimi capri espiatori e dei bei “ma-va-là”.

 La sanità si presta bene ad “accelerazioni e frenate”, perché si può far leva sulla paura della malattia per orientare il “consumatore”. Poiché i malati consumatori sono meno dei potenziali consumatori sani, si cerca di far comprendere ai sani che magari a guardar bene non lo sono proprio tanto.

E' storico il “ribasso” dei livelli di colesterolo “normali” per vendere le statine. Con poca fantasia da anni assistiamo alla propaganda insistente per “la prossima influenza” che ha i sani come possibili clienti. Pochi protestano se il governo spende decine o centinaia di milioni di euro per malattie inesistenti (la SARS, l’Aviaria , AH1N1) e se alcune proteste sono ritenute efficaci dal potere, seguono settimane di martellanti telegiornali a copione fisso in cui silenziosi bambini si fanno vaccinare sulla spalla. La propaganda modula la richiesta di vaccinazione per adeguarla alle disponibilità di vaccino. Questa dell’influenza è comunque una situazione ingovernabile anche con la separazione dei poteri.

Tuttavia è il massimo che poteri separati (case farmaceutiche, politica e media) possono realizzare. Un imbroglio da qualche decina o centinaio di milioni di euro con una discreta puzza di bruciato. Niente di veramente organico e durevole ma semplicemente un affare mordi e fuggi di cui restano solo relazioni sotterranee buone per la prossima influenza.

Diversa è invece la situazione organica di “profonda e radicata collaborazione” che vede partecipare ad esempio negli USA le assicurazioni, gli ospedali, l’industria sanitaria e i politici eletti. La sanità USA è la più cara del mondo ma con 40 milioni di americani senza assistenza. Costa mediamente il 20% in più per ragioni di profitto. Le assicurazioni si vendono ai sani e basta convincere i cittadini che non si può garantire tutto a tutti per avere clienti. Se poi, causa la crisi, bisogna tagliare sulla sanità, sei un fesso se non ti assicuri. Non hai stampa che ti suggerisca che i servizi producono ricchezza come le industrie, che anche l’istruzione è un valore e che non si migliora la salute dei cittadini riducendo gli organici nella sanità.

L’ignoranza economica diffusa permette ai “ministri dell’economia” di arroccarsi dietro alla dichiarazione “ non ci sono i soldi” come se i soldi avessero un valore diverso da quello dei beni prodotti. I media sono naturalmente in mano a immobiliaristi, finanzieri, sanità privata ecc. tutti rimescolati in pochissimi “cartelli” di interessi privati e servitù pubbliche.

La stampa solo occasionalmente porta alla ribalta i casi S. Rita (ora Città studi) od altro. Questa è una buona ragione perché i media siano obbligatoriamente indipendenti “per legge” da capitali di altra origine e un solo proprietario non possa possedere più del 30% dei media e delle relative risorse pubblicitarie. C’entra con la sanità ? Sicuramente si!

Se non puoi diffondere una opinione o difendere un principio che riguardi la tua salute. Se non puoi informare una percentuale sufficiente di possibili elettori nemmeno sul fatto che esisti, non esisti politicamente e non ti potrai curare. Nemmeno i partiti ti daranno ascolto. Nemmeno in quella sede i “problemi non di moda” sono importanti anche se riguardano l’ 80% della spesa pubblica.

Questa tragedia della invisibilità mediatica coinvolge tutti gli argomenti, anche se riguardano drammi esistenziali di migliaia di persone.

Quindi

I) per difendere la sanità mettere nel proprio palinsesto politico l’indipendenza dei media.

Indipendenza che non significa finanziamento pubblico, altrimenti ciò che non accadrà per mano dei privati accadrà per mano dei politici di turno. Il finanziamento deve provenire dai tetti per le quote della raccolta pubblicitaria che non deve essere monopolizzata. Con questo non si difende solo la sanità ma è chiaro che senza di questo ogni altro sforzo è inutile a difenderla.

---------------------------------

Formigoni afferma il principio di sussidiarietà e difende i Pipitone con lo stesso principio. Non vorrete mica chiudere la S. Rita? Dove mandiamo i malati visto che abbiamo strozzato la sanità pubblica. Storiche istituzioni come il Besta e l’Istituto Tumori vengono minacciate di marginalizzazione e scomparsa nella Cittadella della Salute. Per ora “non ci sono i soldi”, ma come si sa non è una ragione sufficiente, poiché il “Faraone Formigoni” ha effettivamente indebitato la Lombardia per i prossimi 30 anni. Nei fatti i due Istituti citati soffrono ora della “politica del pitone”. Ad ogni dimissione di personale esso non viene sostituito se non, eventualmente, con precari. L’efficienza cala e le code si allungano. Le spire del pitone si stringono e “l’animale pubblico” cessa di respirare. Se intanto i privati assumono e si sostituiscono all’offerta sanitaria pubblica secondo il principio di sussidiarietà. Non sarà mica colpa di Formigoni!!? All’utenza interessa avere servizi e non code in enti moribondi. Si servano dunque dove loro meglio aggrada. I privati pensano soddisfatti che il principio di sussidiarietà si debba interpretare “o Francia o Spagna purché se magna”. E in effetti si mangia su diversi fronti. Se notate in Italia l’unico settore finanziario - economico degno di nota è ormai rappresentato dal settore immobiliare che opera con mezzi molto tradizionali e politiche compromissorie con le amministrazioni pubbliche. Non vi stupirete di scoprire che gli stessi personaggi sono interessati nei consigli di amministrazione di enti sanitari privati, vincono appalti per ospedali pubblici, li subappaltano in modo a volte sospetto. Si impegnano in imprese di “project financing” a fornire servizi ad enti sanitari pubblici per decenni, di fatto impedendo le gare dei servizi ecc. La commistione tra immobiliaristi, consumo acuto del territorio, spostamenti di ospedali ed interessi privati è notevole. La nostra posizione è che immobiliaristi e sanità devono essere finanziati da capitali indipendenti. Non deve essere possibile la compensazione di una attività con l’altra perché ciò crea una intricata selva di relazioni tra privato e pubblico con effetti prolungati e quindi per ciò stesso devastanti. Non solo questo: se, ad esempio, i tuoi capitali sono impegnati in terreni, non devi poterli vendere allo stato con la scusa di costruirci degli ospedali.

Quindi

II ) Immobiliaristi fuori dalla sanità Questo è il secondo argomento per sostenere la separatezza dei poteri economici.

---------------------------------

Nel consiglio di amministrazione dell’Istituto Tumori siede il Direttore sanitario del S. Raffaele. Dalla promulgazione della legge 502 gli ospedali e gli IRCCS sono soggetti al ricambio degli organi di governo ogni 3 anni. Di fatto all’Istituto Tumori tra commissariamenti e ricambi, i vertici in 15 anni sono cambiati ogni 2 anni. Solo tre volte in quindici anni il direttore generale è stato un medico. Uno è durato sei mesi. Un altro, proveniente dallo staff dell’IEO, è durato un anno. L’ultimo è durato un anno e mezzo. Dati semplici e sufficienti a stabilire che per Formigoni l’instabilità’ di governo è voluta, la competenza sanitaria è accessoria e la sussidiarietà offre interessanti prospettive agli enti sanitari privati per influenzare gli enti pubblici.

Quindi

III) Per ragioni di monopolio: fuori la sanità privata dalla sanità pubblica.

---------------------------------

Il rapido cambio dei vertici degli ospedali non consente ai vertici di apprendere nulla circa gli enti che vengono a dirigere e infatti si esibiscono in iniziative ripetitive a sfondo immobiliare senza strategia, nepotistiche nei confronti della nomina dei dirigenti, e poco altro. Il rapido ricambio potrebbe impedire che essi vengano trovati sporchi di marmellata e in effetti quando accade vengono mandati a lavarsi altrove, in altro ente. Riteniamo sia molto meglio che un ospedale venga guidato da funzionari che restino in loco, apprendano come l’ente funziona, possano progettare strategicamente e se colti “con le mani sporche di marmellata”, denunciati immediatamente. Non avviene così anche nel privato ? Quasi! I Boiardi fatti fuori dal privato passano spesso a gestire il pubblico con evidenti conflitti di interesse.

Quindi

IV) Prolungare gli incarichi di gestione negli enti pubblici per renderne più responsabile la gestione.

Questo punto permette di scollare l’ingerenza e la dipendenza dalla politica dei vertici di governo degli enti e sostanzialmente è nella linea della indipendenza dei poteri.

---------------------------------

Si potrebbe proseguire molto oltre nell’esame della situazione contingente della sanità, tuttavia poiché i veri problemi provengono da pochi punti strategici che riguardano le regole che devono normare l’economia, e che sono ora ancora più pericolosamente sotto attacco anche in politica, ci preme sottolineare soltanto un ulteriore aspetto. Il capitale non è un male per se. Lo diventa, come il potere politico, quando può agire senza controllo. L’unica arma democratica è la separazione dei poteri. L’attuale situazione è caratterizzata da una straripante presenza di poteri economici e finanziari senza contrappesi. Il serpente si è già mangiato la coda e addenta il resto.

Milano, 12 gennaio 2010 

SdL intercategoriale Comparto Sanità

Pasquale Brunacci

Ugo Cerchiari

 
Pros. >
Advertisement
archivio storico

Annunci

Firmato (in ritardo) il rinnovo del contratto per gli Enti Locali. Gli aumenti vanno da 5,72 a 10 euro ....
 

hit counter