Arriva a Roma il cardinale filo-golpista
giovedý 20 maggio 2010

 È il salesiano honduregno Oscar Andrés Maradiaga, arcivescovo di Tegugigalpa e presidente della Caritas internazionale. Lo scorso anno sponsorizzò in Honduras il colpo di Stato militare e di Roberto Micheletti che destituì il presidente legittimo, Manuel Zelaya, sequestrato dall’esercito ed espulso dal Paese.

Mentre l’Onu e altre organizzazioni internazionali condannavano il golpe, Maradiaga – molto critico per l’avvicinamento dell’Honduras al Venezuela di Chavez e in linea con una tradizione di vescovi latinoamericani simpatizzanti dei regimi autoritari – lo legittimava,

 asserendo che si trattava dell’inizio di “un nuovo cammino” e di un “un nuovo punto di partenza per il dialogo, il consenso e la riconciliazione” e invitando il deposto presidente Zelaya, espulso in Costa Rica, a non rientrare in Honduras perché “un’azione precipitosa, un ritorno nel Paese in questo momento, potrebbe scatenare un bagno di sangue” mentre fino ad ora “non è morto un solo honduregno”. Eppure che il Cofadeh (il Comitato dei famigliari delle vittime e del desaparecidos) aveva contato 16 uccisi, 500 feriti e oltre mille arresti solo nei giorni del golpe. Il cardiMale, come lo hanno ribattezzato in Honduras, Maradiaga – entrato nel 2005 nella lista dei papabili quando venne poi eletto pontefice Ratzinger e tutt’ora fra i possibili candidati alla successione del papa tedesco – si trova in questi giorni a Roma: ha aperto un corso per diplomatici provenienti dall’America Latina presso l’Università pontificia gregoriana;