E ovunque le New Town
giovedý 09 aprile 2009

Berlusconi promette agli sfollati nuove città edificate da zero. Bossi frena: «Decidono i sindaci». Ma lui insiste: una L’Aquila 2 accanto a quella che c’è ancora, e tanti piccoli paesi «moderni». Li costruiranno i palazzinari e li pagheranno le vittime del terremoto di oggi. In comode rate mensili

Da Il Manifesto del 9 aprile 2009

ROMA Non trova nessuno che gli dia ragione, né all’opposizione e neppure tra i deputati e senatori abruzzesi del Pdl che ben si guardano di proporre il proprio colegio per la primaNew town. Eppure Silvio Berlusconi insiste con l’idea di tante «L’Aquila 2» per ricostruire l’Abruzzo e, già che siamo lì, approvare anche il resto del piano casa: «Le new town non sono alternative alla ricostruzione che faremo, sono case in più. Saranno città ricostruite in zone verdi. Quindi niente a che fare con banilieu o ghetti in altri paesi». A dirla tutta, ieri, Umberto Bossi, che ben intercetta il sentire dei territori, ha tirato il freno: «L’Aquila ha anche una parte antica», ha detto. «Berlusconi ha le chiavi. Bisognerà vedere cosa decidono il sindaco, il consiglio comunale e i cittadini». Non proprio una reprimenda, ma neppure un applauso. La proposta, del resto, è ancora un po’ confusa. Il presidente del consiglio prima dice che «quel che è rimasto non può esseremedicato, bisognerebbe ricostruire tutto da capo». Insomma, soprattutto nei piccoli centri sarebbe l’ora di far «piazza pulita». Poi sostiene che queste città nuove saranno costruite per aiutare quel «13 per cento delle famiglie italiane che non hanno ancora una casa di proprietà». Che saranno la sintesi delle meravigliose sorti e produttive dell’architettura urbanistica: «Estremamente razionali, di superficie contenuta ma con tutte le moderne tecnologie» per non dire del fatto che avranno attorno «tre tipi di strade, per auto, ciclisti e pedoni». Infine, precisa che «se c’è la possibilità edificatoria li rifaremo nel sito stesso della vecchia città», altrimenti «altrove», a seconda «delle richieste dei proprietari terrieri». L’unica cosa chiara è che almeno dal punto di vista finanziario le new town sarebbero un bell’uovo di colombo. Non costerebbero nulla allo stato perché frutto di un project-financing tra banche e costruttori: i palazzinari comprerebbero i terreni grazie ai finanziamenti bancari, costuirebbero i servizi in cambio dell’autorizzazione ad aumentare le cubature e venderebbero le new house a quelli che hanno perso la casa nel terremoto di questi giorni. Le vittime del terremoto di questi giorni, in sintesi, dovrebbero pagare il piano. Con una promessa non proprio consolatoria: «Le rate mensili sarebbero pari o inferiori agli attuali canoni di locazione vigenti nei mercati dei singoli capoluoghi di provincia». La prima, già ribattezzata L’Aquila 2 sarà appunto nel capoluogo di regione: «Sarà la prima delle new town che il governo ha in mente di promuovere per dare certezza abitativa a tutti e soprattutto ai giovani», esulta il presidente del consiglio. Gioiscono meno gli esperti di urbanistica. Anche perché gli esempi negativi di new town de noantri sono fin troppe. Torna come un fantasma il piano di Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario e ministro della protezione civile negli anni ’80 delle sciagure (e oggi presidente della società Stretto di Messina, quella del ponte). Per non dire del fatto che l’Abruzzo di ricostruzione lampo e un po’ forzata ne ha già vissuta una, dopo il terremoto sulla Majella, tra Avezzano e Pescasseroli. nel 1933. Vennero su paesi completamente nuovi come Castelli, Borrello, Pescosansonesco, Frattura. «Il fascismo ricostruì almeno 64 comuni nelle province di Chieti, Pescara e Teramo. In parte stabilizzando l’esistente e in parte riedificando completamente i paesi distrutti a poca distanza», dice Natascia Ridolfi, docente di Storia economica all’università Gabriele D’Annunzio di Pescara. E quei cittadini che rifiutarono di abbandonare la vecchia Salle, perché il regime non voleva spendere nulla per il paese «vecchio», restarono senz’acqua, elettricità, fogne o alcun genere di servizi. Gli esempi del passato fanno tremare le vene dei polsi di architetti ed urbanisti. Ieri ha detto la suaMario Cuccinella, teorico dell’architettura sostenibile: «Servirebbero ecoquartieri da fare rapidamente», per «evitare le tragedie sociali» avvenute nella ricostruzione del sud. Sa. M.

 

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L'indagine su eventuali responsabilità nella tragedia abruzzese Le eventuali irregolarità negli edifici costruiti dopo le norme antisismiche Nel mirino della Procura le case costruite dopo il '74 

Da La Repubblica on line

DAI nostri inviati MEO PONTE e MASSIMO LUGLI

L'AQUILA - Un lavoro che durerà mesi. Prima le verifiche tecniche, poi l'esame delle carte e, in seguito, la nomina dei periti. Sarà un'indagine lunga e difficile quella aperta martedì dal procuratore capo Achille Rossini su eventuali responsabilità penali nella tragedia abruzzese. Un fascicolo che, per ora, non ha alcuna intestazione né tantomeno indagati. La dicitura è quella generica "atti relativi", formula che significa solo l'apertura formale delle indagini. Nel mirino ci sono eventuali irregolarità nella costruzione degli edifici tirati su dopo le norme antisismiche del 1974. "Per adesso siamo ancora all'emergenza, anche palazzo di giustizia è inagibile. Gli accertamenti cominceranno più tardi, forse nella prossima settimana" è l'unica, laconica, spiegazione che viene dalla procura dove, assieme alla protezione civile, si sta cercando una nuova sede provvisoria di palazzo di giustizia. Tutti gli agenti e i carabinieri disponibili, inoltre, sono impiegati full time nella difficilissima fase dell'emergenza. I primi accertamenti riguarderanno, ovviamente, gli edifici pubblici: l'ospedale San Salvatore, la Prefettura e anche la caserma del comando provinciale dei carabinieri, rimasta, in parte, lesionata. In seguito toccherà alle case private. Il primo passo saranno alcuni rilievi fotografici degli edifici o di quello che ne resta, un'operazione da concludere più in fretta possibile visto che la rimozione dei detriti modifica sensibilmente la scena. Successivamente il magistrato dovrà cercare di acquisire tutta la documentazione tecnica possibile, oltre ai nomi dei progettisti e dei costruttori e stabilire se, durante gli anni, sono state apportate modifiche sostanziali che potrebbero aver minato la stabilità degli edifici. E il presidente della commissione parlamentare sul servizio sanitario pubblico, Ignazio Marino ha annunciato un'indagine sull'ospedale San Salvatore, inaugurato nel 2000 e reso inagibile dal sisma. L'ospedale, iniziato nel 1972, prevedeva una spesa di 11 miliardi, lievitati a 164 e arrivati a 200. "Abbiamo deciso all'unanimità di avviare un'indagine sul processo costruttivo dell'ospedale richiedendo la documentazione per accertare eventuali illeciti - spiega Marino - procederemo senza intralciare le operazioni di soccorso". E Daniela Melchiorre (Liberal democratici) si augura l'apertura di un'indagine parlamentare su tutti i crolli provocati del terremoto. (9 aprile 2009)