E se provassimo tutti insieme a costruire un vero sciopero generale intercategoriale?
luned́ 03 novembre 2008
ImageLa prepotente irruzione nell’agenda politica e sindacale di questo paese dell’Onda sta producendo importanti “effetti a catena”. Il grande movimento “tellurico” con epicentro scuola università e ricerca sta propagandosi a macchia d’olio e contaminando con la sua vitalità e la sua capillarità altre categorie del mondo del lavoro che cominciano a guardare con curiosità e interesse alla nuova situazione.

Non è certamente casuale il fatto che con il crescere dell’onda si siano aperte divisioni anche importanti all’interno del blocco sindacale confederale. Non in Alitalia però dove Cgil-Cisl-Uil firmano insieme all’Ugl criteri di selezione e condizioni contrattuali “capestro” per il personale che dovrebbe essere assunto da Cai.

Si tratta con ogni evidenza di una “vertenza pilota” concepita per fare da apripista a soluzioni da applicare ad altre realtà colpite dall’incombente crisi economica. Quante piccole o grandi aziende in crisi potrebbero a breve trovarsi nella condizione di avere di fronte a sé un “salvatore” -come CAI- disponibile a rilevarle solo se prima vengono rivisti i contratti applicati peggiorandone trattamenti economici e normativi?

Un precedente estremamente pericoloso che come SdL intercategoriale insieme ad altri sindacati stiamo cercando in ogni modo di contrastare! La questione si connette eccome alla trattativa aperta sul nuovo modello contrattuale che ha, fortunatamente, subito una temporanea battuta d’arresto a seguito dell’indisponibilità della Cgil a sottoscrivere il Protocollo messo sul tavolo da Confindustria.

Non pensiamo sia casuale la scelta della Cgil di “scartarsi” dal nauseante servilismo di Cisl-Uil-Ugl e tanto meno che Epifani si sia improvvisamente trasformato in un pericoloso estremista. Un ruolo non secondario rispetto al “nuovo corso” timidamente giocato dalla Cgil è certamente legato alle resistenze interne (in particolare della Fiom e di parte della F.P.) ma quello decisivo è sicuramente da attribuire al dilagare dell’Onda che ha costretto Epifani a rifiutare di sottoscrivere il Protocollo Brunetta sul rinnovo del contratto degli statali scuola compresa. In questo nuovo contesto altre scelte avrebbero potuto produrre pericolose lacerazioni all’interno della Cgil e dei suoi militanti travolti a loro volta dalla spontaneità di un movimento cresciuto dal basso in modo tumultuoso e incontenibile.

Un movimento che ha trovato autonomamente dalle centrali sindacali tradizionali modalità espressive, pratiche e forme di aggregazione in netta “ discontinuità” con le paralizzanti ritualità e le prassi burocratiche e concertative che da decenni caratterizzano l’azione di Cgil-Cisl e Uil. Un movimento che, grazie alla consistente componente giovanile e studentesca, sta esprimendo con forme più dinamiche e vitali - per evidenti ragioni generazionali - oltre che non mediate dagli “apparati”, il rifiuto di qualcosa di più della sola distruzione della scuola pubblica, cosa che già non è poco. “Noi la vostra crisi non la paghiamo” è diventato uno slogan simbolo di questo movimento che allude a ben più delle ragioni contingenti su cui è nato: allude al rifiuto di un futuro fatto di precarietà, di esclusione sociale, di subalternità culturale.

E’ in questo contesto che, suo malgrado, il moderato Epifani ha dovuto assumere una posizione “scomoda” che crea pesanti contraccolpi nel suo partito di riferimento, il Pd, che vede come il fumo negli occhi la rottura, anche temporanea, dell’unità del pachiderma sindacale confederale “di riferimento”. Il rifiuto di sottoscrivere il contratto dei dipendenti pubblici da parte della Cgil e la conseguente necessità di mantenere gli scioperi pluriregionali del 3, 7 e 14 novembre oltre che l’annuncio di uno sciopero generale di tutti i comparti pubblici a dicembre, la proclamazione, sempre per dicembre, di uno sciopero nazionale della sola Fiom proprio contro il nuovo modello contrattuale nonché le numerose istanze che dalla scuola all’università stanno esprimendosi per una nuova giornata nazionale di mobilitazione contro le leggi Tremonti/Brunetta/Gelmini di smantellamento della scuola e dei servizi pubblici segnano una discontinuità con il passato.

Hanno ragioni comuni da spendere e non cercare il modo di farle esprimere in un’unica data sarebbe colpevole. E poiché non c’è una sola categoria del lavoro privato che non avverta oggi il peso di politiche sindacali che hanno impoverito il mondo del lavoro e sacrificato diritti che sembravano intoccabili,lo sciopero nazionale intercategoriale generalizzato è il naturale sbocco di questa dinamica. L’Onda ha ancora molte potenzialità di crescere ed allargarsi, di essere contemporaneamente un’onda multicolore, delle tute blu ma anche dei colletti bianchi ora che la crisi morde anche le palazzine degli impiegati e non solo i capannoni degli operai, può colorarsi di verde contro i ricatti di CAI o di rosso per la rabbia di chi oggi precario rischia di essere disoccupato domani, insomma può diventare il canale di espressione unitario, dal basso, delle tante istanze sociali “compresse” in questi lunghi anni trascorsi all’insegna della concertazione e dei sacrifici per provare a praticare tutti insieme l’obiettivo: noi la vostra crisi non la paghiamo!.

Una giornata senza di noi, senza tutti quelli che in questo paese vivono di lavoro dipendente e faticano ad arrivare a fine mese, senza chi un lavoro ancora non ce l’ha o è più che mai precario, senza chi sta ancora studiando e vuole farlo in una scuola pubblica che gli permetta di avere gli strumenti critici per guardare al mondo, senza quelli che se perdono il lavoro perdono anche il permesso di soggiornare nel nostro paese.

Non è un sogno.. . è una possibilità resa possibile dalla dinamica delle ultime settimane. SdL intercategoriale lavorerà in questa direzione.

SdL intercategoriale