Ancora una strage sul lavoro
mercoledý 05 marzo 2008
Image Incidenti sul lavoro, un morto ogni 7 ore!
Una nuova strage sul lavoro, il solito coro di indignazione e di cordoglio, chi parla di situazione inaccettabile per un Paese civile, chi della necessità di fermare la tragica spirale, chi invoca più controlli, più ispettori… Si torna a parlare di “emergenza” e di interventi legislativi rapidi e risolutivi.
Insomma siamo all’ennesima replica di un copione, sempre uguale a se stesso, reso ancora più nauseante dalla contingenza pre-elettorale in cui si inserisce. E mentre a parole si invocano soluzioni “miracolose”, i fatti vanno in tutt’altra direzione.
Il decalogo di Montezemolo, battuto dalle agenzie poche ore prima della notizia della strage di Molfetta, è tragicamente una conferma di questa realtà “altra” rispetto alle dichiarazioni di circostanza rilasciate di fronte ai cadaveri coperti dai teli. Corpi bruciati, schiacciati, fulminati, intossicati, che fanno notizia per qualche ora o per qualche giorno, a seconda del numero, e poi tutto ricomincia come prima. E così tornano prepotentemente in campo le ragioni del profitto e della produzione. “Per aumentare la competitività servono nuovi equilibri tra tutele per i lavoratori e sviluppo di un’organizzazione del lavoro più moderna e flessibile” sta scritto nel decalogo di Montezemolo. Una sintesi rivelatrice di un punto di vista speso come ovvio ma che in realtà occulta il conflitto di interessi che separa chi “detiene i mezzi di produzione” e decide e chi vende la propria forza lavoro ed esegue. Una schiera di donne e uomini le cui condizioni di vita e di lavoro stanno peggiorando drasticamente e a cui i padroni offrono un po’ di reddito in più solo in cambio di più lavoro in condizioni più rischiose.
E’ di pochi giorni fa la presentazione dell’inchiesta di massa condotta dalla FIOM su operai e impiegati delle industrie metalmeccaniche che Loris Campetti con grande efficacia riassume su Il Manifesto di sabato 1° marzo in poche righe:

“ Lavorano tanto, troppo e vorrebbero passare meno ore inchiodati alla catena di montaggio, o a lato linea, o in ufficio. Percepiscono quello che negli anni '70, quando neppure si immaginava che le cose potessero ancora peggiorare, si chiamava un salario di merda. E fanno un lavoro di merda, ma non certo per volontà loro, costretti come sono per tutto il giorno e per tutta la vita agli stessi movimenti, gli stessi gesti e una fatica che cresce, prigionieri di un'organizzazione del lavoro vecchia di mezzo secolo. Si rendono conto che in fabbrica la loro salute peggiora a vista d'occhio, dicono che a sessant'anni non saranno più in grado di svolgere la stessa mansione perché saranno troppo usurati (ma ancora troppo «giovani» per andare in pensione). Sono convinti che l'aumento dei rimi e degli orari rendano il lavoro più insicuro e l'infortunio o la malattia più probabili.”

Parlare quindi di “nuovi equilibri tra tutele per i lavoratori e un’organizzazione del lavoro più moderna e flessibile” che altro significa, nella testa di Montezemolo, se non “squilibrare” ulteriormente il rapporto tra diritti residuali e dominio aziendale incontrastato sulla vita stessa delle persone?
Un milione di incidenti l'anno e più di mille morti, un lavoratore ucciso ogni 7 ore: è questo il bollettino degli incidenti sul lavoro e delle morti bianche che, da sole, superano abbondantemente quota 1.300 ogni anno. Gli ultimi dati certificati dell'Inail sono ancora quelli riferiti al 2006: parlano di 928 mila incidenti e di 1.341 decessi. L'Anmil, l'associazione dei mutilati ed invalidi del Lavoro, parla di un "fenomeno sociale di massa", di una vera e propria "guerra a bassa intensità, che di regola si svolge nell'ombra e nel silenzio". Scarsa ed inefficace l’opera di prevenzione, sostiene l'Anmil, considerato che con il personale impegnato a questo scopo "se si dovessero controllare tutte le aziende italiane, ognuna di esse riceverebbe un controllo ogni 23 anni".

Chi direttamente o indirettamente, padroni e sindacati concertativi, ha lavorato in questi decenni alla demolizione, allo smantellamento di alcune conquiste sociali e del lavoro, frutto delle lotte degli anni ’70, rendendo il lavoro più precario, peggio retribuito e “stabilmente” insicuro, almeno ci risparmi le lacrime di coccodrillo. Di fronte allo stillicidio di vite umane uccise, non certo morte per tragica fatalità i sostenitori del ritorno al "cottimo" facciano un passo indietro!
SdL intercategoriale