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Parlamentari contestati al Senato dai ricercatori PDF Stampa E-mail
gioved́ 20 maggio 2010

 È toccato a Vincenzo Vita, senatore del Partito democratico, rispondere ieri ai malumori manifestati dai ricercatori in presidio a piazza Navona nei confronti del Pd. «So che oggi di fronte a questa destra l'opposizione è debole e ha fatto anche delle cavolate quando è stata al governo - si è giustificato l'esponente del Pd - ma noi stiamo dando battaglia con i nostri emendamenti in commissione e puntiamo a frenare questo provvedimento fino al ritiro o almeno fino ad apportare grandi cambiamenti fra Senato e Camera». Secondo il responsabile del partito per l'università e la ricerca, Marco Meloni, «ieri la ministra Gelmini ha superato se stessa nel dire che la sua riforma non contiene tagli»: «La riforma rende stabili e definitivi tagli che nel 2011 toglieranno al fondo per l'università altri 800 milioni di euro». Nel documento del Pd sull'università e la ricerca si parla delle risorse come di un «punto fondamentale». Secondo i democratici vanno eliminati i tagli della legge 133 (quella di Tremonti) per raggiungere in dieci anni la media dei paesi europei, e passare dallo 0,8 all'1,3 per cento del Pil. Il giudizio sulla riforma Gelmini è comunque piuttosto interlocutorio: «Il ddl Gelmini non affronta i nodi strutturali del sistema, noi proponiamo un intervento riformatore più coraggioso e lungimirante», si legge nella premessa del documento. Per quanto riguarda i ricercatori, i democratici propongono un «contratto unico della ricerca che unifichi le posizioni di assegnista, borsista e post doc». Infine: pensionamento a 65 anni per i docenti che non sono più attivi nella ricerca. Questa misura, insieme all'investimento 100 milioni all'anno per 8 anni e allo sblocco del turn over, dovrebbe consentire «l'ingresso di una nuova generazione di ricercatori all'università».

 
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