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Il sindacato denuncia: Alitalia cerca personale, è insulto a cassintegrati PDF Stampa E-mail
sabato 15 maggio 2010

ROMA (14 maggio) -

 Una «prestigiosa compagnia aerea» sta cercando circa 650 addetti ai bagagli e al check in per l'aeroporto di Fiumicino. È facile pensare che si tratti di Alitalia, ma se così fosse sarebbe un «insulto per i circa 5000 dipendenti in cassa integrazione e i 3000 precari che hanno perso il lavoro». A denunciarlo è l'Sdl intercategoriale.

«Abbiamo visto nelle edicole e letto su quotidiani un bando di concorso emesso dall'Agenzia per il Lavoro Metis per circa 650 addetti ai Bagagli e al Check In nell'aeroporto di Fiumicino da parte di una "prestigiosa compagnia aerea nostra cliente". È facile supporre che l'unica "prestigiosa compagnia aerea" che possa ricercare tale mole di personale nell'aeroporto della Capitale possa essere Alitalia Cai, anche perchè il logo della Compagnia campeggia sui manifesti appesi in tutte le edicole», spiega il sindacato in una nota. «Se così fosse - aggiunge - non sarebbe solo un insulto ai circa 5.000 dipendenti che si trovano in Cassa integrazione senza un briciolo di prospettiva e ai circa 3.000 precari che hanno perso il lavoro, ma si tratterebbe dell'ennesima offesa ad una collettività che si sta sobbarcando il più oneroso parcheggio di manodopera della storia repubblicana. Tutto questo senza che l'Azienda di Colaninno e soci e tutte le Istituzioni stiano facendo alcunchè per sbloccare la situazione». L'organizzazione sindacale ricorda inoltre che Alitalia «non ha raggiunto complessivamente i numeri previsti dagli accordi, si rifiuta costantemente di consegnare le liste del personale assunto e ha introdotto il meccanismo della solidarietà espansiva in alcuni settori senza che questo abbia corrisposto un adeguato numero di assunzioni», in violazione degli accordi sottoscritti e garantiti dal Governo nel 2008. Nel richiedere nuovamente un incontro al Governo per fare il punto sul mancato rispetto da parte di Cai degli accordi presi, l'Sdl invita a «non sottovalutare l'effetto che questi atti potrebbero avere sulla rabbia che da mesi cova tra i cassaintegrati, molti dei quali sono stati apertamente discriminati nel processo di assunzioni».

il messaggero.it

 
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