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Le VOCI dal Congresso CGIL PDF Stampa E-mail
venerdì 07 maggio 2010

Image Un Congresso , quello CGIL, che si appresta a ricucire definitivamente il rapporto con Cisl e Uil e che va nella direzione indicata da Epifani: riportare la Cgil su tutti i tavoli di contrattazione con i meccanismi ed il sistema contrattuale firmato dalle altre due confederazioni, dalla Confindustria e dal Governo. Una opposizione interna ormai pesantemente emarginata si sta dividendo al suo interno. ·Riportiamo un articolo di Francesco Piccioni INVIATO A RIMINI - da  Il Manifesto del 7 maggio 2010 - 

 Delegati «richiamati all’ordine» Unità sindacale, mal di pancia in platea -  Una platea schizofrenica o attenta agli equilibri?

Un esercito di iscritti che ormai per oltre il 20% vota a destra, o ancora un cuore (e un serbatoio importante di voti) che batte a sinistra? Domande che vengono poste esplicitamente dai comportamenti del giorno prima e da articoli sulla stampa mainstream. All’apertura, la platea del Palacongressi aveva sonoramente fischiato Bonanni e Angeletti, prima ancora che potessero aprir bocca. Ieri ha ascoltato in silenzio (con qualche composto applauso a sottolineare i passaggi sull’auspicata «unità sindacale») una raffica di teorizzazioni e proposte che dovrebbero fare rizzare i capelli in testa a molti sindacalisti di lungo corso. I più vicini al segretario generale, Guglielmo Epifani, spiegano che «solo una parte della platea aveva fischiato, sono stati ripresi e non c’è stato il bis». Unbreve giro tra i delegati conferma i «richiami », ma spalmati su un’area decisamente più vasta dei soli «reprobi » della «seconda mozione».

Segno di una sofferenza, nel corpo vivo del più grande sindacato italiano, che arriva fino a molti dei 1.040 delegati qui presenti. I quali non sono esattamente «la base», ma in genere almeno membri effettivi di un direttivo di categoria o territoriale. Persone abituate a pesare le parole, insomma, e soprattutto i gesti. Tra gli «oppositori» non è difficile raccogliere un parere sul rapporto con Cisl e Uil a livello aziendale ed anche su quello con «la politica ». Un delegato «migrante» non si tira davvero indietro. «Non avrei chiesto scusa per i fischi. Sono loro a doversi scusare per non aver difeso i lavoratori in questo periodo. Hanno sfruttato la debolezza provocata dalla crisi per far passare un sacco di porcate e accordi inqualificabili». Sorride amaro nel ricordare Angeletti che si è vantato dei tanti accordi «firmati senza un’ora di sciopero». «E che bisogno ce n’è, se accetti tutto quello che vuole la controparte?».

È un argomento usato anche dal palco del congresso, in qualche caso. «Giusto, bisogna contrattare. Ma là dove con la contrattazione non si arriva, cosa si fa? In quei casi si spunta un risultato solo col conflitto. I rapporti di forza vanno spostati, non solo fotografati ». Sulla «politica», invece, non si dispera troppo. «Se il Pd non fa opposizione e la sinistra è scomparsa dal parlamento, è un problema. Ma anche un’opportunità per il sindacato; può giocare di nuovo un ruolo autonomo, devi provare a farcela con le tue forze. In alcuni casi, il fatto di non essere più identificato con questo o quel partito, ti può anche aiutare nei rapporti con i lavoratori». È un principio chiaro, nella sua esperienza: «l’unità decisiva è quella tra i lavoratori, non quella tra i sindacati; e sarebbe meglio preoccuparsi di più dell’unità interna al nostro sindacato, la Cgil». Tra i delegati della maggioranza ci si sfoga molto meno, spesso si accenna un sorriso o si allargano le braccia. Un «quadro» della scuola ammette che «nei posti di lavoro, con Cisl eUil, qualche problema c’è. Non riesci a convocare assemblee unitarie se l’ordine del giorno non corrisponde ai loro».

Certo, «a livello personale le cose vanno meglio, magari condividono anche molte nostre critiche; ma poi obbediscono agli ordini di scuderia». In ogni caso «serve una vera unità sindacale, perché dà più garanzie di esigibilità dei diritti ». Tutt’altro ragionamento se si accenna al discorso fatto qui da Angeletti («ha delineato i tratti di un sindacato fascista»). «Ci sono differenze abissali tra la Cgil, il sindacato dei diritti sociali, e quelli schierati con le imprese; anzi, che chiedono ai lavoratori di difenderle e ’produrre profitto’» (una delle tante perle seminate dal segretario della Uil). Scuote la testa un dirigente di livello. «Una buona parte di questa platea ha capito che Bonanni e Angeletti hanno fatto delle aperture. Ma ti sembra serio? Credo che invece una parte sia addirittura d’accordo con la loro impostazione. In fondo, se sono stati firmati 40 accordi che recepiscono il quadro normativo fissato dal modello contrattuale non accettato dalla Cgil un anno emezzo fa, qualche ragione ci deve essere ». In effetti su questo punto i due ospiti sono stati chiarissimi: «la Cgil firma tutti gli accordi di nuovo tipo, meno la Fiom». Sullo sfondo delle preoccupazioni di schieramento congressuale aleggia sempre più minaccioso il fantasma della crisi, con il nuovo crollo delle borse europee e l’annuncio, da parte di Tremonti, di una manovra da 25 miliardi. Non sfugge davvero alle domande Giorgio Cremaschi, coordinatore della Rete28Aprile, area da sempre all’opposizione. «La posizione di Epifani avrebbe un senso e comunque non sarei d’accordo se fossimo all’inizio di una lunga fase di crescita economica. Ma siccome siamo alla vigilia di una lunga fase di lotta di classe vera e propria in tutta Europa, la sua linea è anche senza futuro».

 
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