Home arrow rassegna stampa arrow Collegato lavoro
Collegato lavoro PDF Stampa E-mail
sabato 24 aprile 2010

LAVORO · Parla il giuslavorista Speziale «Le modifiche alla legge non sono sufficienti»

Da Il Manifesto del 24 aprile 2010

Sara Farolfi

 ROMA Sotto le mentite spoglie di un deciso cambio di rotta, il «ddl lavoro» ritorna martedì alla Camera. Delle modifiche apportate dalla Commissione lavoro, dopo i rilievi formalizzati dal presidente della Repubblica, parliamo con il professore Valerio Speziale, docente diDiritto del lavoro all’Università di Pescara, relatore ieri al convegno organizzato dalla Cgil al Cnel sulla riforma della giustizia sul lavoro.

Il licenziamento viene sottratto dal campo di applicazione dell’arbitrato: è tutto a posto?

È un risultato importante, in caso contrario ci saremmo ritrovati con una sorta di flessibilità totale del contratto di lavoro, ma non è sufficiente per dire che si sono superate le obiezioni del presidente della Repubblica. Il momento di stipula della clausula compromissoria (con cui si demanda a un arbitro la risoluzione delle controversie ndr) è stato spostato dopo il periodo di prova o dopo 30 giorni in tutti gli altri casi. Napolitano aveva chiesto di superare la debolezza strutturale del lavoratore, e non mi pare che l’obiettivo sia stato raggiunto.

Perchè?

In tutti i casi in cui non si applica l’articolo 18 - e dunque in caso di interruzione del contratto, c’è solo un risarcimento economico - il lavoratore è debole anche dopo il periodo di prova o trenta giorni. Chi invece è coperto dall’articolo 18 è certamente più tutelato,ma lei se lo immagina quel lavoratore che decide di mettersi in conflitto col proprio datore di lavoro non appena è stato assunto? Per le stesse ragioni di debolezza contrattuale anche i precari sono fortemente penalizzati. Inoltre, la nostra giurisprudenza dice espressamente che il lavoratore non può rinunciare ai diritti futuri, perciò anche se questo avviene dopo trenta giorni dalla stipula del contratto di lavoro resta un elemento non consentito dal nostro ordinamento. Infine il ruolo degli arbitri che, oltre al rispetto dei principi generali, dovranno attenersi ai principi regolatori della materia, compresi quelli derivanti da obblighi comunitari: ma che tra i principi regolatori della materia siano comprese le norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, è solo una possibile interpretazione, la legge non lo dice chiaramente.

Nel caso si riveli una fregatura, il lodo arbitrale si potrà però impugnare davanti a un giudice...

Sì, ma non si dice che tra i motivi d’impugnazione possa esserci la violazione di norme inderogabili di legge o dei contratti. La norma cioè è ambigua e si potrebbe arrivare al paradosso per cui gli arbitri possono essere vincolati al rispetto delle norme inderogabili, ma se le vìolano non è detto che il lavoratore possa denunciarne la violazione. Infine, resta ambiguo anche il ruolo del ministero in sostituzione dell’autonomia collettiva: Napolitano aveva chiesto di specificare la natura dell’intervento sostitutivo del governo, e così non è stato.

C’era bisogno di intervenire per legge sul processo del lavoro?

Abbiamo un processo del lavoro buono e sperimentato: per agevolarne l’efficacia bisognava intervenire sulle deficienze organizzative che rendono certe sedi giudiziarie molto lente. Se invece si voleva agire sull’arbitrato bisognava farlo in modo completamente diverso. Per funzionare l’arbitrato deve essere celere, gratuito oltre ad assicurare al lavoratore la stessa tutela del giudice ordinario. La nuova legge potrebbe presentare margini di ambiguità sia sui poteri degli arbitri sia sui mezzi d’impugnazione, e questa ambiguità potrebbe scoraggiare anche gli imprenditori dall’uso.

 
< Prec.   Pros. >

page counter