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Noi non pagheremo la loro crisi ! PDF Stampa E-mail
martedì 20 aprile 2010

 

Appello di parigi, 10 dicembre 2010 

La « crisi » marca il fallimento assoluto dell’ideologia neoliberista e delle politiche che pretendo no di condurre le sorti dell’umanità.

E’ stato comico, l’anno scorso, vedere che, poiché tutti i nostri governanti sono degli adoratori beati della libera concorrenza, si sono trasformati in difensori dell’intervento dello Stato. Ma se loro sono per l’intervento dello Stato, è per salvare gli interessi privati riguardanti i precetti ben conosciuti: “socializzare le perdite e privatizzare i profitti”. Così milioni di miliardi di soldi publici, i nostri soldi, sono stati versati, senza discutere, per salvare le banche e gli azionisti, e allora diventa « impossibile » trovare le risorse minime per rispondere ai bisogni sociali.

Ma non è tutto. La crisi finanziaria ha toccato l’economia reale, la recessione è la con il suo corteo di licenziamenti; padroni e governanti sono ben decisi a continuare ad attaccarsi ai diritti sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, particolarmente in materia di protezione sociale, di diritto al lavoro, delle condizioni di lavoro e di salute e sicurezza al lavoro. Il loro obbiettivo è di far pagare la crisi a lavoratrici e lavoratori portando avanti in ciascun paese l’unità intorno alle politiche governative per cercare di indorare la pillola. La xenofobia, il razzismo sono le pestilenze che noi combattiamo. Attraverso il sindacato, costruiamo la solidarietà internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici per dar loro una risposta! Padroni e azionisti si sono arricchiti con i dividendi, i regali fiscali di tutti i tipi, le remunerazioni demenziali con, alla chiave, le fortune che oltrepassano gli obbiettivi. Sta a loro pagare la loro crisi. A noi di imporgli le nostre esigenze sociali. Più che mai, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori è all’ordine del giorno!

„» Per assicurare il diritto al lavoro per tutte e tutti, sviluppando i lavori socialmente utili e rispondendo ai bisogni collettivi.

„» Per contrastare i piani «sociali», i licenziamenti, la precarietà (sottopaga, contratti a tempo determinato, part-time imposto, agenzie di lavoro interinale).

„» Per garantire le prestazioni sociali salariali a disoccupati e disoccupate e alle categorie sociali particolarmente colpite dalla crisi (donne, immigrati/e, giovani, …).

„» Per diritti sociali armonizzati verso l’alto, affinché cessi il dumping sociale: salari, pensioni, indennità di disoccupazione, minimo sociale … „» Per difendere e sviluppare i servizi pubblici, accessibili a tutte e tutti: sanità, educazione, cultura, casa, trasporti, acqua, energia…

„» Per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, l’abbassamento dell’età pensionabile.

„» Per la distribuzione delle risorse e della ricchezza secondo il principio della solidarietà.

„» Perché i ricchi, i padroni, i dirigenti, … contribuiscano con una tassazione progressiva: chi guadagna di più deve pagare più tasse. Occorre ridistribuire la ricchezza.

„» Per il diritto alla casa e all’alimentazione sana.

„» Per garantire i diritti dei e delle migranti.

„» Per l’uguaglianza tra uomini e donne.

„» Per cambiare davvero il modello di produzione, di distribuzione e di consumo, e creare lavoro che abbiamo valore per la collettività: nell’educazione, nei nidi, nelle scuole per l’infanzia, in agricoltura, nei servizi sociali, in quelli di cura alla persona, nelle tecnologie ecocompatibili e non inquinanti, nelle reti di trasporto pubblico…

Insieme, partecipiamo al contro-vertice, organizzato in occasione dell’incontro dei capi di Stato europei e dell’America latina, e alla manifestazione del 16 maggio a Madrid. Insieme, partecipiamo al contro-vertice che si terrà a Barcellona, dal 4 al 6 giugno, in occasione del vertice dei Capi di Stato euro-mediterranei.

Insieme, organizzeremo altre iniziative in autunno. Insieme, partecipiamo alle marcie europee contro la disoccupazione e la precarietà, in particolare all’assemblea europea di disoccupati/e il 16, alla manifestazione internazionale, il 17 ottobre a Bruxelles. Per salvare il loro sistema capitalista, i padroni e gli azionisti si sono organizzati internazionalmente: i movimenti sindacail devono agire attraverso le frontiere per imporre un altro sistema che è quello che sfrutta i lavoratori e lavoratrici, depreda le risorse naturali e i paesi poveri, organizza la fame d’una parte del pianeta,…

Vogliamo continuare a costruire una rete sindacale alternativa in Europa, aperta a tutte le forze che vogliono lottare contro il capitalismo, il neo-liberismo.

Ovunque, sviluppiamo e coordiniamo le lotte sociali e costruiamo la resistenza comune a livello europeo ! Di fronte alla crisi del sistema capitalista, lo sciopero generale è necessario. Noi vogliamo costruirlo !

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