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Lavoro:proposta Pd - Ok Uil - Gallino: è una proposta che apre alla flessibilità del licenziamento PDF Stampa E-mail
giovedì 08 aprile 2010

Image Paolo Nerozzi ed altri 47 senatori del PD presentano un disegno di legge sul lavoro, su salario minimo, CUI (Contratto Unico di Ingresso), art.18 e altro. Presto l'esame in Commissione Lavoro di Palazzo Madama. Il commento del sociologo Gallino "..... Tra licenziamenti, mobilità, vendita di rami d’azienda e quant’altro, sostenere che le imprese abbiano difficoltà a licenziare significa non volere guardare alla scabra realtà delle cose. Nelmerito del contratto unico, si tratta di una forma contrattualemolto simile a quella proposta in Francia, sotterrata perchè tre milioni di persone sono scese in strada a cominciare dagli studenti. È una proposta che apre alla flessibilità del licenziamento una porta dorata.""

proponiamo un articolo apparso su Aprile on line del 1° aprile e l'intervista a Gallino sul "collegato lavoro" e sulla proposta del PD.

 

 

Lavoro: proposta Pd,contratto unico ingresso e salario minimo

Da Aprile on line

Un nuovo ed unitario schema di contratto in cui ricollocare la miriade di forme precarie di occupazione, garantendo sia una tutela alle varie forme di precarizzazione del lavoro, sia una maggiore flessibilità per le imprese. E' l'obiettivo del ddl presentato da Paolo Nerozzi (Pd) e altri 47 senatori per l'introduzione del Contratto Unico di Ingresso, denominato Cui Un contratto unico di ingresso per i precari; un salario minimo legale per tutti coloro che non hanno il contratto nazionale - compresi gli stagisti - prevedendo in tali casi anche forme di rivalutazione annuale delle retribuzioni, come peraltro già proposte da Ezio Tarantelli, l'economista ucciso dalle Br 25 anni fa. E' quanto prevede il disegno di legge, di cui è primo firmatario il senatore del Pd Paolo Nerozzi e sottoscritto da 47 parlamentari sull'istituzione del contratto unico di ingresso. Il testo, presentato nei giorni scorsi, è stato assegnato alla Commissione Lavoro di Palazzo Madama. L'esame potrebbe prendere il via dopo le vacanze pasquali, mentre si attendono le modifiche al ddl lavoro che il presidente della Repubblica ha rinviato alle Camere, annunciate dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Il provvedimento in questione punta alla progressiva stabilizzazione dei rapporti di lavoro prevedendo sin dall'inizio la configurazione di un contratto a tempo indeterminato. Il contratto fissa però una fase di ingresso di durata non superiore ai tre anni e successivamente una fase di stabilità dello stesso rapporto di lavoro.

La proposta disciplina anche il licenziamento di quei lavoratori a tempo determinato che oggi non hanno alcuna tutela al riguardo e quindi per esempio - sottolinea lo stesso Nerozzi - neppure l'articolo 18: in caso il licenziamento avvenga nella fase di ingresso dei tre anni per motivi diversi da quello disciplinare al lavoratore viene riconosciuta la tutela obbligatoria con una indennità pari a cinque giorni per ogni mese di prestazione lavorativa; quindi, per esempio, dopo sei mesi di lavoro essa è pari ad un mese di retribuzione sino al massimo di sei mensilità dopo tre anni. Dopo i tre anni, il ddl prevede il passaggio a tempo indeterminato. Nel ddl - che in materia di contratto unico e salario minimo recepisce le proposte degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi - si stabilisce un "compenso orario minimo" per "tutti" i rapporti lavorativi "inclusi quelli con contenuto formativo".

Inoltre i contratti a termine diventano più costosi per i datori di lavoro, per i quali l'aliquota contributiva per l'assicurazione obbligatoria viene incrementata di un punto percentuale. Infine, ai lavoratori parasubordinati (con un rapporto autonomo continuativo, di lavoro a progetto e di associazione in partecipazione), con compenso sotto i 30 mila euro lordi annui, che da tali prestazioni traggano più dei due terzi del proprio reddito, viene riconosciuto il contratto unico di ingresso.

Il contratto unico di ingresso è ispirato alla proposta sul contratto unico degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi, ma è stata a sua volta firmata anche da Pietro Ichino, che ha presentato in Parlamento altri due progetti di legge sulla sperimentazione della 'flexsecurity' e sul nuovo codice del lavoro. Al momento sono 4 i progetti di legge elaborati da esponenti del Pd: ai due di Ichino e a quello di Nerozzi si aggiunge infatti il progetto di legge Madia che introduce il Cuif, il contratto unico di inserimento formativo.

- 3 ANNI PER INGRESSO. Il nuovo strumento contrattuale si candida a diventare la forma 'tipica' di prima assunzione. E' articolato in due fasi: quella di ingresso, non superiore a tre anni (meno se previsto dai contratti nazionali o dalle parti), e in una successiva fase di stabilità. Di fatto il Cui è un contratto a tempo indeterminato con tutela progressiva della stabilità pensato per le forme di lavoro 'precario'

- CONTRATTI A TEMPO E CO.CO.CO. Sono le uniche altre due forme di contratto ammesse, ma con restrizioni. Per i contratti a tempo determinato si indicano solo alcune fattispecie ammesse e, al di fuori di esse, si limitano ad un contenuto minimo di qualificazione e di retribuzione, e cioè sotto i 25 mila euro l'anno. Per i datori di lavoro sale dell'1% la contribuzione per l'assicurazione contro la disoccupazione. Per le collaborazioni a monocommittenza, oltre alla parificazione graduale della contribuzione a quella dei lavoratori dipendenti, si prevede che possa essere utilizzato solo per le retribuzioni sopra i 30 mila euro annui: sotto deve essere considerato un contratto unico di ingresso.

- ART.18. La protezione contro il licenziamento è crescente e legata alle fasi del contratto, ma solo per motivi economici. Nella fase di ingresso è riconosciuta un'indennità obbligatoria di licenziamento pari a 5 giorni di retribuzione per ogni mese di lavoro. Con la stabilizzazione la protezione si estende. Per entrambe le fasi resta intatta la normativa vigente per il licenziamento disciplinare o discriminatorio.

- SALARIO MINIMO LEGALE. La proposta Nerozzi punta ad introdurre la nozione di salario minimo legale per tutti, inclusi i contratti di formazione. Per farlo si rinvia ad un'intesa con le parti sociali da stipularsi entro sei mesi al ministero del Lavoro dove va individuato un compenso orario minimo applicabile a tutti i rapporti di lavoro, inclusi quelli con contenuto formativo. Decorso inutilmente tale termine, il compenso minimo viene stabilito su proposta del Cnel, approvata dal Consiglio dei Ministri e sentite le organizzazioni sindacali più rappresentative.

Aperture con qualche perplessità dalla Uil: "Noi riteniamo sia giunto il momento di dare regole nuove al sistema di accesso al lavoro" e, quindi, "ben venga la ridefinizione delle regole con cui si incontrano lavoratori e imprese nell'avvio del rapporto di lavoro". Il segretario confederale Guglielmo Loy, apprezza l'obiettivo di rimettere mano al tema della tutela dei lavoratori meno tutelati con un progetto di legge anche se, dice, il ddl sul contratto unico di ingresso presenta alcune indicazioni che non convincono la Uil. In primis non convince nella proposta la bassa sanzione (l'indennità di 5 giorni per ogni mese lavorato) per le imprese che non trasformano il rapporto di lavoro. "C'è un rischio di abuso e la sanzione non è sufficiente a scongiurarlo", dice Loy, secondo il quale "la proposta Ichino era più precisa perché la sanzione, oltre che economica, era legata all'impegno alla ricollocazione del lavoratore". "Ci sembra inoltre debole il ruolo della contrattazione: ignorarla è un errore, come dimostra la vicenda dell'arbitrato. E non sempre - sostiene Loy - il Parlamento è in grado di sollecitare quel dibattito necessario a scrivere norme sul lavoro". "E' però importante che se ne discuta, altrimenti si continua con la strada intrapresa fino ad ora, in cui il soggetto debole resta sempre il lavoratore. Mi riferisco - conclude - al proliferare dei voucher, che rischia di abbassare le tutele, e ai contratti di collaborazione, per i quali non c'è stata una alcuna stretta. Speriamo, quindi, che la presentazione del ddl acceleri l'avvio di una discussione".

.Secca la replica di Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria del Pd: "La proposta del senatore Nerozzi ed altri, come altre proposte presentate alla Camera e al Senato da parlamentari del Partito Democratico, vanno nella direzione di superare la inaccettabile precarietà del mercato del lavoro italiano. L'articolo 18 non viene toccato. Dopo la bocciatura del collegato lavoro da parte del presidente Napolitano, i consiglieri del ministro Sacconi tentano con ogni mezzo di depistare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei lavoratori dalla controriforma del diritto del lavoro in atto ormai da due anni".

 

 

DDL LAVORO · Parla il sociologo Gallino, dopo le critiche di Napolitano «Dal Pd un’azione debole che aiuta il governo»

 Da Il Manifesto dell'8 aprile 2010

Sara Farolfi

 ROMA - Sul «collegato lavoro» il parlamento ascolterà la prossima settimana le parti sociali. L’obiettivo è correggere rapidamente la legge che il presidente della Repubblica ha rimandato alle Camere la settimana scorsa, e arrivare alla sua approvazione entro la fine di aprile.MaNapolitano ha richiesto modifiche sostanziose. «Ha espresso una forte critica al processo dell’arbitrato», osserva il sociologo torinese Luciano Gallino, a fronte della quale «anche gli emendamenti proposti dal Pd non sono che piccole limature, addolcimenti»: «Un’azione molto debole - la definisce Gallino - mentre ora bisognerebbe sostenere l’impostazione di Napolitano ».

Il presidente della Repubblica è stato chiaro.

Chiarissimo direi. Il ministro Sacconi e altri esponenti del governo si sono appesi a quel passo della lettera del presidente che definisce «apprezzabile » l’introduzione di strumenti idonei a semplificare e accelerare la risoluzione delle controversie di lavoro. Ma dopo questo, che è l’unico elemento di consenso, Napolitano avanza critiche molto dure su diversi punti specifici del provvedimento. Intanto richiama le pronunce della corte costituzionale che ha dichiarato illegittime le norme che prevedono il ricorso obbligatorio all’arbitrato. Rileva con forza che la stipula del contratto con clausula compromissoria non può avvenire nella fase di costituzioone del rapporto di lavoro, che per il lavoratore è il momento dimaggiore debolezza. E critica la possibilità che un’eventuale clausula compromissoria comprenda anche la richiesta di decidere secondo equità e non per legge. Quest’ultimo punto è gravissimo: significa togliere dall’ambito della legge un’altra grossa parte del diritto del lavoro, perchè la valutazione secondo equità può permettersi di ignorare la legge.

Qual’è l’obiettivo?

Aggirare la contrattazione collettiva a favore di quella individuale. Quando un lavoratore deve decidere al momento dell’assunzione se ricorrere o meno al tribunale o se servirsi o meno dell’arbitrato, e via dicendo, quello diventa un pilastro della contrattazione individuale, che introduce nuove disuguaglianze e complica sempre più la rappresentatività del sindacato.

Se questo è l’obiettivo, come può rispondere il sindacato?

In qualche misura si è mossa la Cgil, anche se in ritardo a mio avviso. C’è un punto però nella lettera di Napolitano dove, in riferimento all’avviso comune raggiunto tra sindacati e imprese ad eccezione della Cgil, si dice che resta decisivo il tema di un equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contrattazione individuale. In altre parole solo il legislatore può stabilire le condizioni entro le quali si esprime la volontà di ricorrere all’arbitrato, non si può fare con accordo sindacale. Il sindacato deve premere su questi punti e può farlo a partire dal messaggio alle camere del presidente della Repubblica.

Il Partito democratico ha presentato emendamenti al testo del governo, come li valuta?

Fanno un piccolo passo nella direzione indicata da Napolitano ma ne restanomolto distanti. Quella del presidente è una forte critica al processo dell’arbitrato. Giraci attorno o addolcirlo ripresentandolo in altre forme è un’azione debole. Già lo era stata per la verità perchè, sebbene siano in commissione lavoro, la legge è andata avanti due anni senza che da parte del Pd si levassero forti voci. E ora, davanti a una presa di posizione del presidente Napolitano, che io non mi aspettavo così precisa, bisognerebbe sostenere quella impostazione, corredata peraltro da una quantità di riferimenti alla materia di notevole peso: le limature e gli addolcimenti vanno incontro al governo.

Nei giorni scorsi alcuni deputati Pd hanno presentato un disegno di legge per introdurre il contratto unico d’inserimento. Una proposta, per restare in tema di articolo 18, che va incontro anche alle esigenze delle imprese. Cosa ne pensa?

Tra licenziamenti, mobilità, vendita di rami d’azienda e quant’altro, sostenere che le imprese abbiano difficoltà a licenziare significa non volere guardare alla scabra realtà delle cose. Nelmerito del contratto unico, si tratta di una forma contrattualemolto simile a quella proposta in Francia, sotterrata perchè tre milioni di persone sono scese in strada a cominciare dagli studenti. È una proposta che apre alla flessibilità del licenziamento una porta dorata.

 
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