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FIAT, nuova ristrutturazione e altre riduzioni di personale PDF Stampa E-mail
mercoledì 24 marzo 2010

Image Cominciano ad emergere le nuove "idee" del progetto Fiat. Nuova ristrutturazione in Italia, con riduzione del personale, aumento della produttività e nuove delocalizzazioni. Questo è in sintesi il progetto della multinazionale Fiat. Confermata la chiusura di Termini Imerese. Soltanto a Cassino l'occupazione verrebbe ridotta di oltre il 10%, da 4600 dipendenti a poco più di 4000.

Seguono due articoli di stampa

IL DOSSIER. 750 milioni per la rivoluzione di Pomigliano Sempre più in Polonia la produzione di utilitarie

Fabbriche più piccole e 8 modelli - prepensionamenti per attutire il colpo

di PAOLO GRISERI

Da Repubblica.it

TORINO - In gergo si chiama "operazione downsize" ed è il trattamento che gli ingegneri Fiat riservano in laboratorio ai motori tradizionali per ridurne la cilindrata e aumentarne contemporaneamente la potenza. Una cosa simile accadrà nei prossimi cinque anni agli stabilimenti italiani del gruppo: fabbriche più piccole, con meno addetti ma con maggiore produzione. Nel dettaglio, le indiscrezioni sul piano parlano di una Fiat profondamente modificata sia negli stabilimenti di assemblaggio finale (le classiche linee di montaggio) sia nella produzione di motori e cambi.

L'assemblaggio finale si farà in quattro dei cinque stabilimenti oggi in produzione perché il piano confermerà la chiusura di Termini Imerese. Alle Carrozzerie di Mirafiori dei 5 modelli oggi in produzione (Idea, Musa, Punto, Multipla e Mito) si salverà solo la Mito. Si aggiungerà invece un nuovo prodotto (oggi noto con il nome in codice "L1"), una monovolume di grandi dimensioni che potrà avere 5 o 7 posti. Le tre attuali linee di montaggio verranno ridotte a una che produrrà contemporaneamente MiTo e L1. Questo significa che, senza l'aggiunta di altre produzioni, i 5.000 addetti al montaggio finale potrebbero ridursi anche della metà, a 2.500. Un taglio considerevole anche se l'età media degli addetti di Mirafiori è abbastanza alta da consentire un sistema di prepensionamenti entro i prossimi cinque anni che attutisca l'effetto sociale della riduzione d'organico. Non ci dovrebbero essere particolari problemi invece a Melfi dove si continuerà a produrre la Punto anche se difficilmente nei prossimi anni si raggiungerà il record di 290.000 auto prodotte nel 2009 grazie agli incentivi: gran parte dei paesi europei infatti hanno chiuso il rubinetto.

A Cassino, stabilimento dedicato al segmento C, cambieranno i modelli e l'occupazione sarà ridotta di 500 persone rispetto ai 4.600 addetti di oggi. Si tratterà di uscite volontarie verso la pensione, come prevede un accordo sindacale. La Bravo verrà sostituita da un'altra media del marchio Fiat mentre la Croma cesserà la produzione. Oltre alla nuova Bravo arriveranno un crossover e l'Alfa Giulietta (già in produzione in queste settimane). Confermata la produzione della Lancia Delta.

La rivoluzione più profonda sarà a Pomigliano dove la Panda comincerà la produzione delle preserie nell'autunno del 2011. Il Lingotto pensa di spendere 750 milioni nella riconversione della fabbrica che cesserà di produrre le Alfa per passare all'utilitaria. Le due linee oggi in funzione (quella della 147 e quella della 159 e Gt) saranno sostituite da almeno due linee di Panda destinate a realizzare 250 mila auto all'anno. Ma nessuno riesce a prevedere quali effetti avrà questa rivoluzione sull'indotto, tutto calibrato sui modelli di fascia medio-alta del Biscione. I sindacati temono che anche tra i dipendenti diretti si avrà una riduzione di 500 persone sugli attuali 5.100 addetti.

A questi stabilimenti si aggiungerà il prossimo anno la carrozzeria Bertone di Grugliasco (To) dove le indiscrezioni già circolate in autunno prevedono la produzione di tre modelli Chrysler: la 300C, il Grand Voyager e la Jeep Grand Cherokee. Sono i tre modelli attualmente realizzati a Graz dalla Magna. Alcuni hanno visto nella scelta la vendetta di Fiat verso i concorrenti vincitori nella battaglia Opel (poi persa da tutti perché Gm decise di non vendere la sua costola europea).

Il futuro dei due principali stabilimenti di produzione dei motori è incerto. A Pratola Serra (Av) la Fma che produce cilindrate medio alte (da 1.600 cc in su) ha subìto gli effetti della crisi passando dai 500 mila motori del 2006 ai 170 mila dello scorso anno. A Termoli invece il boom delle utilitarie dovuto agli incentivi ha fatto lievitare la produzione dei piccoli motori fino a 900 mila pezzi all'anno. Il futuro è incerto perché la Fiat avrebbe intenzione di realizzare in Polonia, a Bielsko Biala, tutti i nuovi motori bicilindrici destinati a sostituire il quattro tempi nelle piccole e medie vetture (sono previste versioni del due tempi fino a 105 cavalli).

Alcune indiscrezioni cominciano a circolare anche sulla produzione negli Usa dove i marchi del Lingotto dovrebbero essere rappresentati da sette modelli: un restyling Lancia della 300C e del Voyager, tre modelli Alfa (Giulietta, l'ammiraglia 169 e uno sportover) e una versione del Turney con marchio Fiat. Questi sei modelli dovrebbero garantire una produzione annua di 250 mila auto alle quali aggiungere le 100 mila previste per la 500.

 24 marzo 2010

 

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La Panda non salva Pomigliano. Fiat, pronti altri mille esuberi

di Roberto Rossi e Giuseppe Vespotutti

Dall'Unità on line

La nuova Panda non salverà Pomigliano. Non tutto lo stabilimento Fiat almeno. L’arrivo dell’utilitaria sulle linee di produzione del sito partenopeo, previsto per l’autunno del 2011, potrebbe non bastare a tenere occupati tutti i 5.160 operai della casa torinese. Secondo indiscrezioni raccolte da l’Unità ne potrebbero restare fuori quasi mille: cinquecento tra i dipendenti diretti della fabbrica e altri 400 tra quelli delle aziende collegate. Risolte - almeno per Fiat - le partite sulla chiusura della Cnh di Imola, di Termini Imerese e dell’Alfa Romeo di Arese, Milano, ecco quindi la prossima patata bollente. Se ne comincerà a parlare oggi a Roma, all’incontro informale tra i rappresentanti del Lingotto e i sindacati Fiom, Fim, Uilm e Fismic, che serve a preparare il terreno per il tavolo del 21 aprile. In quell’occasione insieme al ministro Scajola si riaprirà il dossier di Termini Imerese e probabilmente anche quello di Pomigliano.

Giambattista Vico

Ma in attesa di sapere quale delle 15 o 16 manifestazioni di interesse arrivate al ministro dello Sviluppo economico verranno ritenute concrete per il sito siciliano, sarà il Giambattista Vico a far discutere. Anche perché già da tempo lo stabilimento napoletano non se la passa bene. Dal novembre 2009 la cassa integrazione ordinaria è stata trasformata in straordinaria: i cinquemila operai campani lavorano due o tre giorni al mese, quando va bene quattro. Per loro la Fiat si è impegnata ad anticipare l’indennità di cassa, garante quindi subito il sostegno al reddito. Un po’ più impegnati sono invece gli operai addetti allo stampaggio, circa duecento persone che lavorano anche per i siti di Melfi e Cassino. Sono impiegati per circa 15 giorni al mese.

Questi carichi di lavoro super leggeri dovrebbero continuare fino a novembre di quest’anno. Poi? L’arrivo della nuova Panda è previsto per febbraio marzo 2012, già in autunno del 2011 potrebbero arrivare le pre-serie, cioè il lancio del nuovo prodotto. Ce ne vorrebbero almeno trecentomila l’anno di nuove Panda per tenere occupati quasi tutti i dipendenti della fabbrica, che nel 2009 hanno costruito trentamila «159» e diciassettemila «147». E che da quest’anno hanno perso la «147». Chiaro che con questi volumi non si va lontano. E chiaro che per Fiat non ha nessun senso riconfermare i contratti a tempo determinato in scadenza e già scaduti (rispettivamente 52 e 36). Al tavolo della Campania dell’auto si dovrà parlare anche dello stabilimento Fma di Pratola Serra, Avellino, dove si producono motori. Anche qui, senza l’arrivo di nuovi motori la situazione può diventare drammatica: i circa duemila operai sarebbero in grado di produrne cinque o seicentomila ma quest’anno si sono dovuti fermare a poco più di centomila. Troppo pochi anche in questo caso.

La testa in italia

Intanto, mentre tiene banco il tormentone sullo spin-off dell’auto (la separazione dal resto del gruppo del comparto automobili e magari la quotazione insieme al marchio americano) il Lingotto ha annunciato il lancio della 500 elettrica negli Usa, prodotta negli stabilimenti Chrysler. «La nostra testa è in Italia e resterà in Italia», ha ripetuto ieri Alfredo Altavilla, vice presidente di Fiat, amministratore delegato della divisione Motori (Powertrain) e consigliere di Chrysler. Ma i sindacati pensano già, almeno la Uilm, ad internazionalizzare i tavoli. Così ieri Rocco Palombella, leader dei metalmeccanici Uil, al termine del coordinamento del settore auto della Uilm nazionale: «Fiat rappresenta un unico gruppo a livello multinazionale ed ogni vertenza con l’azienda, da questo momento in poi, dovrà riguardare l’insieme, anziché ogni singolo sito. Questa azione sindacale deve essere concretizzata a tavoli nazionali, ma è bene che ciò avvenga anche su un piano sovranazionale»

 24 marzo 2010

 
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