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La Francia scende in piazza - Ottocentomila persone in corteo. PDF Stampa E-mail
mercoledý 24 marzo 2010

PENSIONI · «No alla riforma Sarkozy». Per il presidente nuova batosta dopo le elezioni  E salta anche la «carbon tax»

Da Il Manifesto del 24 marzo 2010

Anna Maria Merlo

PARIGI - Due giorni dopo la sconfitta elettorale dell’Ump e di Sarkozy, il mondo del lavoro si è offerto un «terzo turno sociale » in piazza. Ottocentomila persone, secondo la Cgt, hanno sfilato nei circa 180 cortei che hanno attraversato le città francesi. A Parigi, almeno 60mila persone hanno marciato da République a Nation, per chiedere conto al governo su «occupazione, salari e pensioni». Lo sciopero, proclamato nella funzione pubblica dai principali sindacati, è stato invece seguito in modo difforme: grossi problemi nei trasporti (treni, metropolitane e autobus) e nella scuola, soprattutto alle elementari (dove il 52% degli insegnanti ha sospeso il lavoro), mentre in altri servizi la protesta ha avuto minore seguito. I cortei erano organizzati da Cgt, Cfdt, Unsa, Fsu e Solidaires, mentre Force ouvrière (Fo) ha voluto manifestare da sola, per concentrare la protesta sulla sola questione delle pensioni. Nel corteo parigino, dov’era presente in forza il personale degli ospedali, il bersaglio è stato Sarkozy: contro lo smantellamento dei servizi pubblici, per una maggiore giustizia nella ripartizione dei guasti della crisi. Un infermiere spiega la grande mobilitazione degli ospedali parigini: «L’assistenza pubblica è in via di smantellamento. C’è un enorme precariato. Gli infermieri vengono assunti con contratti di due mesi, poi stanno a casa per qualche settimana e poi di nuovo assunti con contratti a termine ». Nel corteo erano presenti anche lavoratori del settore privato, molti operai, a cominciare da quelli dell’auto. «La crisi non è colpa nostra – diceva uno slogan – cassa integrazione al 100% del salario». La Cgt e il Coordinamento hanno portato in piazza ieri anche i sans papiers lavoratori, che chiedono la regolarizzazione. Nel corteo, era anche presente la rivendicazione a favore di un «assegno specifico per la durata della crisi», cioè un contributo da prevedere per il milione di persone che quest’anno perderanno il sussidio di disoccupazione. Ma il governo non intende cedere e prende tempo per dare una risposta, malgrado i numerosi incontri con i sindacati su questo problema. «Obiettivo raggiunto», hanno commentato ieri i sindacati alla fine dei cortei. Per François Chérèque, segretario della Cfdt, in Francia «il clima sociale è esplosivo». La disoccupazione è già al 10% e ogni giorno ci sono nuovi annunci di chiusure di fabbriche. Sarkozy ha promesso di fare di tutto per invertire il trend della deindustrializzazione. Ma le parole non sono mai state seguite dai fatti. «Spero che con il voto e poi con questa nuova mobilitazione Sarkozy prenda coscienza che bisogna rendere meno rigide le politiche sociali – ha affermato Bernard Thibault, segretario della Cgt – i lavoratori percepiscono una forte ingiustizia». Per François Chérèque, «la disoccupazione ha superato il 10%, l’occupazione dei seniors è in Francia la più bassa d’Europa. Non si riuscirà a risolvere il problema delle pensioni se prima non si risolve quello dell’occupazione, che deve essere una priorità». La riforma delle pensioni, però, resta al centro del programma di Sarkozy. Sarà la sola riforma che il presidente ha intenzione di realizzare entro la fine del suo mandato, nel 2012. Lunedì, per sottolineare questa volontà indefettibile, Sarkozy ha cambiato il ministro del lavoro. Al posto di Xavier Darcos, reduce da una cocente sconfitta in Aquitaine (ha preso la metà dei voti del suo rivale socialista), è stato nominato il freddo Eric Woerth, finora ministro del bilancio, quarto ministro del lavoro nei tre anni di presidenza Sarkozy. «Un finanziere», ha commentato Jean-Claude Mailly, segretario di Fo. Dovrà imporre l’allungamento degli anni di contributi e l’aumento dell’età pensionabile, oltre i 60 anni, parificando settore pubblico e privato. Il braccio di ferro non fa che cominciare e già torna in primo piano il ricordo del ’95, quando la Francia era rimasta bloccata dal grande sciopero e l’allora primo ministro, Alain Juppé, era stato costretto a rinunciare alla riforma delle pensioni. Le altre «riforme», invece, cominciano a essere rimesse nel cassetto. Ieri, è stata definitivamente sotterrata la carbon tax, che Sarkozy nell’autunno scorso aveva presentato come una vera «rivoluzione fiscale» di cui andava fiero. Il primo ministro, François Fillon, ha spiegato che «la carbon tax ha senso solo se è adottata in tutta Europa». Fillon non ha fatto che ripetere l’affermazione del capogruppo dei deputati Ump, Jean-François Copé, a capo della fronda contro Sarkozy: «La carbon tax ha senso solo a livello europeo, non possiamo farla noi in Francia prima degli altri». Mentre la sottosegretaria all’ambiente, la campionessa di karate Chantal Jouanno, si è detta «disperata» da questo abbandono, il Medef (la Confindustria francese) ha parlato subito di «ottima notizia». Il Medef aveva chiesto un ripensamento. «Abbiamo l’impressione di essere stati ascoltati». Nicolas Sarkozy aveva già fatto intravedere la svolta al Salon de l’Agriculture, il 6 marzo: «Prenderemo tutto il tempo necessario – aveva affermato il presidente di fronte agli agricoltori ostili alla carbon tax – per non fare stupidaggini».

 
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