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Acqua pubblica: gli impagabili inondano la cittą PDF Stampa E-mail
domenica 21 marzo 2010

Da Il Manifesto del 21 marzo 2010

Andrea Palladino

ROMA Èterra, è acqua, è democrazia. Sono i beni comuni, quell’insieme di diritti naturali e essenziali, che compongono il nostro quotidiano. Qualcosa che hanno già capito le grandi aziende multiutility: «Gestiamo l’essenziale della vita», recita, non a caso, lo slogan della francese Suez. Ieri i beni comuni avevano duecentomila volti, differenti tra loro, ma con storie e lotte che riproducevano l’intero paese. In prima fila il grande popolo dell’acqua pubblica, raccolto dietro la sigla del Forum nazionale, che da quattro anni ha iniziato una rivoluzione silenziosa ma terribilmente efficace. E poi, a seguire, le tantissime vertenze sull’ambiente, sui territori divenuti terre di conquista per le ecomafie, sui veleni industriali e sociali che stanno intaccando il quotidiano, la stessa aria da respirare e la stessa acqua da bere. Comitati contro le discariche della Campania, iNo Tav scesi dalla Val di Susa, i gruppi nati intorno alla lotta contro la base Dal Molin, i comitati calabresi con ancora negli occhi le manifestazioni contro la costruzione del ponte e per la verità sulle navi dei veleni. Storie che si incrociavano, mentre il corteo scendeva - imponente - lunga via Cavour, entrando nei fori imperiali, sfiorando il Campidoglio, dove la giunta Alemanno sta preparando l’atto finale della storia centenaria di Acea, affidandola definitivamente ai privati. È festa, è entusiasmo ed è voglia di riprendersi la vita. Gli slogan cercano di riprodurre in qualche modo questo strano mondo del movimento dei beni comuni. «Terra vuol dire democrazia », grida un gruppo che vuole unirsi idealmente alla lotta dei palestinesi, poi non così lontana dal movimento per l’acqua pubblica.Oancora «più società emeno spa», tanto per far capire quale sia l’alternativa alla gestione privata dell’acqua, dei rifiuti, del quotidiano. La questione, da queste parti, è chiara e semplice: non possono essere i consigli di amministrazione a gestire i nostri territori. Si deve ritornare ai consigli comunali e poi alla gestione partecipata, ricordava ieri Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Ed è questo il percorso di quattro anni che è sfociato ieri nella manifestazione romana. Lo ricorda Patrizia, dell’Abruzzo social forum: «Il consiglio comunale de L’Aquila ha votato tre mesi fa la dichiarazione dell’acqua come bene senza rilevanza economica». Ovvero un passaggio che sottrae - simbolicamente e politicamente - le risorse idriche dal decreto Ronchi, la legge che consegna la gestione dell’acqua alle multinazionali. Il corteo era aperto da un unico striscione del Forum, seguito immediatamente dai gonfaloni dei comuni. Perché è dai consigli comunali, da quella parte di istituzioni più vicine al quotidiano e ai beni comuni, che sta ripartendo nel paese la vera resistenza alle privatizzazioni, ai veri interessi della destra al governo. Sono duecentocinquanta i comuni che già hanno cambiato lo statuto, inserendo il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Comuni come quello di Napoli, in prima fila nella manifestazione di ieri. O come quello di Bassiano, mille e seicento abitanti e una resistenza strenua contro Acqualatina, che si è presa gli acquedotti usando commissari di governo per vincere con la forza la resistenza dei sindaco e dei consiglieri. O ancora come quello di Lanuvio, paesino della provincia di Roma, dove l’acqua da tre anni è gestita da Acea. L’altra parte del vasto movimento sono i lavoratori. I dipendenti di Hera - il gestore multiutility emiliano, da poco quotato in borsa - hanno ben chiaro qual è l’impatto della privatizzazione anche per chi lavora nelle spa. «Da quando siamo diventati a tutti gli effetti una società privata - racconta un delegato di Hera - c’è stata una riduzione del personale del 30%, con l’esternalizzazione di molti servizi operativi». Come quello, poco redditizio per i privati, della gestione dei depuratori nella zona appenninica. Gestioni che incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali, che ora si trovano davanti bollette stratosferiche per poter garantire il profitto dove prima esisteva il servizio pubblico. «E noi lavoratori sappiamo - continuano i dipendenti di Hera - che ora è peggiorata la qualità del servizio per gli utenti». Qualità che nella gestione dell’acqua e dei rifiuti ha un impatto diretto sulla vita. Enti locali, cittadini e lavoratori, tre pezzi di un movimento intenso, che riesce a tenere da parte - senza escluderli però - i partiti della sinistra. Questo era il volto del corteo dei duecentomila militanti per i beni comuni, che ha messo in prima fila il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, lasciando in coda i pezzi dei partiti politici. C’era Sel, c’era Rifondazione, Sinistra critica, i Verdi di Bonelli, l’Italia dei valori e altre sigle della sinistra. Non da protagonisti per una volta, lasciando il ruolo di primo piano alle centinaia di comitati locali. E anche le sigle storiche e nazionali dell’ambientalismo - come il Wwf e Legambiente - pur facendo parte a pieno titolo del Forum, hanno accompagnato il corteo con una presenza in secondo piano. «Vedi quello che ci unisce al movimento dell’acqua - spiega Giovanni del comitato contro la discarica di Caiano e Marano, in Campania - sono persone come Alex Zanotelli, che sul territorio ci fanno conoscere, ci mettono in contatto». Una rete diffusa, che ieri si è presentata a Roma, con tutta la sua forza. E forse anche per questo, anche per questa differenza che spiazza, i media mainstream hanno quasi ignorato il lungo corteo, puntando le telecamere solo su Berlusconi. «A noi non ci paga nessuno», dicevano tantissimi cartelli portati dal popolo dell’acqua. L’unico riferimento, pieno di orgoglio, all’altra manifestazione. Pochi, pochissimi erano gli slogan verso Berlusconi, molto meglio, per chi difende i beni comuni, proporre l’altro mondo possibile. E chissà forse proprio questa piazza ha decretato la fine inesorabile del cavaliere.

 

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L'acqua non è business. "Siamo in 200mila in corteo a Roma"

Da L'Unità on line

E' partito da piazza della Republica il corteo per difendere l'acqua dalla privatizzazione. Centinaia i partecipanti alla manifestazione nazionale stando a quanto riferito dal segretario del Forum movimenti per l'acqua, Paolo Carsetti, forum che ha messo in fila tutti i tasselli di questa iniziativa volta a contrastare il decreto Ronchi fin da novembre scorso, mese della sua approvazone definitiva da parte del Parlamento. Un decreto che privatizza definitivamente la gestione del servizio idrico stabilendo che la quota in capo al pubblico debba scendere progressivamente nei prossimi cinque anni. È proprio questo il punto, secondo i manifestanti di oggi, che va modificato perché cela il pericolo che l'acqua diventi una merce per fare profitti. Non a caso il camion in testa al corteo è vestito da uno striscione blu che recita così: «L'acqua è un bene comune. Fuori l'acqua dal mercato! Fuori i profitti dall'acqua!». In coda al tir un enorme pallone blu da cui spunta un rubinetto che lascia ciondolare una goccia blu fatta da un palloncino. Sono 200 mila, secondo gli organizzatori, i manifestanti al corteo. Al passaggio in via Cavour, alcuni studenti hanno calato dalla scalinata che porta a San Pietro in Vincoli striscioni di solidarietà e una bandiera palestinese, accendendo fumogeni colorati. Tra gli altri, sfilano anche alcune bande musicali e molti manifestanti si esibiscono goliardicamente con damigiane piene d'acqua e rubinetti. Niente bandiere di partito, in testa al corteo che protesta contro la privatizzazione dell'acqua. Una scelta precisa degli organizzatori, come spiega anche padre Alex Zanotelli: «Questo, come la promozione del referendum contro il decreto Ronchi, è un impegno non dei partiti ma per la prima volta della società civile, e se il referendum avrà successo sarà una straordinaria vittoria politica dal basso». In fondo al corteo sfilano comunque i partiti che hanno aderito alla manifestazione: Prc, Sinistra Ecologia e Libertà e Italia dei Valori. «C'è chi vuole fermare l'idea di democrazia partecipata - ha detto Angelo Bonelli dei Verdi - e questa per l'acqua è una manifestazione emblematica della volontà dei cittadini di poter decidere. A San Giovanni manifestano per la libertà, ma visto che sono loro al governo se c'è un problema di libertà se la devono prendere con sè stessi». La raccolta delle firme per il referendum, promossa dal Movimento per l'Acqua e sostenuta da partiti tra cui Sinistra Ecologia e Libertà, «inizierà - come ha detto Paolo Cento - il 15 aprile». «L'acqua e l'aria sono beni dell'umanità - ha aggiunto Stefano Pedica - senatore dell'Italia dei Valori - e questo governo vuole privatizzare anche un bene dell'umanità. Qui ci sono cittadini che protestano per un problema reale del Paese mentre chi è andato a San Giovanni tornerà a casa chiedendosi che cosa sia andato a sentire, perchè si ascolterà di tutto tranne che dei problemi reali dell'Italia». Lo striscione in testa al corteo sprona il governo a 'ripubblicizzare l'acqua e difendere tutti i beni comuni'. A reggerlo non solo i consumatori capeggiati da Rosario Trefiletti (Federconsumatori) ma anche una moltitudine di cittadini perfino guademaltechi che, spiegano, vogliono «solidarizzare con i fratelli italiani» contro il pericolo che l'acqua diventi una merce. Dietro di loro tanti gonfaloni multicolori delle città italiane, sindaci, anziani. Sono tanti gli slogan che i manifestanti portano addosso attraverso piccoli cartelloni appesi al collo con una goccia d'acqua parlante che esprime la loro protesta e preoccupazone: «Liberami dalle multinazionali», «Acqua generosa gratuita, oggi ed ora ristoraci ancora», «Ce la vogliono dare a bere», «Sono un portatore d'acqua», «L'acqua è vita non è merce», «Acqua e terra beni comuni. Ribellarsi è giusto», «Chi controlla l'acqua controlla la vita», «Acqua pubblica senza se e senza Spa». Sono tante anche le fasce tricolore che spuntano qua e là nel corteo perchè i sindaci hanno partecipato numerosi. «Gli enti locali, sia amministrati dal centrodestra che dal centrosinistra, sono al nostro fianco -spiega infatti Carsetti- perchè hanno capito che vengono espropriati anche loro di una importante competenza sancita dalla Costituzione». Il segretario del Forum fa poi notare che questa è la prima volta che «la questura e il Comune di Roma danno il via libera a due manifestazioni nazionali nello stesso giorno» e rimarca che «il Forum dei movimenti per l'acqua ha 'prenotatò il percorso del corteo sicuramente molto prima del Pdl». Alla manifestazione partecipano anche varie realtà politiche della sinistra, dei sindacati e delle associazioni. Tra questi, gli attivisti del 'No Dal Molin', il Popolo Viola, il Wwf e Legambiente. Per la manifestazione, hanno riferito gli organizzatori, sono arrivati a Roma cento pullman da tutta Italia. Alcuni manifestanti sfilano con una goccia disegnata sul viso, alcuni a mo' di lacrima, per sottolineare la loro protesta contro la privatizzazione del servizio idrico.

 
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