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Derivati, quattro banche a giudizio per truffa al Comune di Milano PDF Stampa E-mail
giovedý 18 marzo 2010

Da L'Unità on line

 Quella che il giudice milanese Simone Luerti prende dopo due ore e passa di camera di consiglio è una decisione storica che va subito al di là dei confini nazionali: 4 istituti di credito, Deutsche Bank, Jp Morgan,la filiale di Dublino di Depfa Bank, quella londinese di Ubs vengono rinviate a giudizio per responsabilità oggettiva nella presunta truffa aggravata ai danni del Comune di Milano in relazione allo swap emesso con scadenza trentennale nel 2005, un bullet bond da 1,68 miliardi, con un danno per l'ente locale di 110 milioni. Con le banche saranno processati a partire dal 6 maggio davanti ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale 11 loro funzionari, Giorgio Porta ex direttore generale a Palazzo Marino e Mauro Mauri consulente. Tra i funzionari di banca c'è Gaetano Bassolino (Ubs) figlio del governatore campano Antonio. Per la prima volta al mondo in riferimento alla compravendita di prodotti derivati ci sarà un processo. Non esistono prededenti, al di là di una decisione amministrativa inglese che vietava ai comuni di firmare contratti derivati alla fine degli anni '90. Da allora le banche inglesi quei prodotti li hanno venduti esclusivamente all'estero, «esportati come gli hooligan» ha osservato qualcuno, soprattutto in Italia e anche in Grecia, un paese di questi tempi non messo proprio bene economicamente. Secondo l'accusa oltre alla legge italiana sarebbe stata violata anche quella inglese, insieme a principi contabili internazionali. I due contraenti, le banche da una parte e gli enti locali dall'altra, non sarebbero stati sullo stesso piano, perchè gli istituti di credito avrebbero omesso di informare gli interlocutori sulle tutele che perdevano accettando il gioco. Per la procura di Milano, che da tempo gestisce oltre 100 milioni di euro messi a disposizione dalle banche, soldi candidati alla confisca in caso di condanna, le banche ebbero un profitto non virtuale, ma vero, effettivo e messo a bilancio di 52 milioni. Profitto per gli inquirenti anche illecito, ovviamente. Il gup Simone Luerti ha deciso che c'è materia per fare un processo, che per decidere ci vuole il vaglio del dibattimento. Il giudice ha compiuto la sua scelta al termine di un'udienza durata tre mesi durante la quale si è parlato abbondantemente del merito. Udienza preliminare dunque non più solo filtro come l'aveva ideata il legislatore. «Fossero stati convocati anche un paio di testimoni- osserva un addetto ai lavori - sarebbe stato celebrato un processo di primo grado con tutti i crismi». I testimoni in realtà non appaiono indispensabili ai fini del decidere sulle persone giuridiche, le banche, che avrebbero violato la legge 231 sulla responsabilità amministrativa non predisponendo le misure adatte a prevenire la commissione di reati, e sulle persone fisiche. La materia del contendere è quasi tutta fatta di carte e documenti. Sono naturalmente diverse le interpretazioni delle cifre e delle modalità. Per la difesa quei 52 milioni erano un profitto puramente virtuale, tanto che le banche pure oggi hanno ribadito di aver agito con regolarità, trasparenza e correttezza. Per l'accusa quel guadagno immediato non si discute e poi quasi sicuramente ce ne sarebbe stato un altro al momento della scadenza o della chiusura anticipata del contratto-scommessa. Ma questo è un particolare che dal punto di vista strettamente giuridico non interessa. Sarà un processo pilota, comunque vada. In Italia altre procure hanno avviato indagini su contratti derivati, ma nessuna è stata ancora chiusa. Quello che succederà in aula a Milano a partire dal 6 di maggio avrà un peso ovunque. Il pm Alfredo Robledo si mostra prudente: «È solo una tappa di un percorso che sarà molto delicato». Robledo è stato pm pure nei processi Google, affermazione di responsabilità per violazione della privacy, Oil for Food dove è arrivata la prima condanna a livello internazionale. Casi pilota pure quelli. 17 marzo 2010

 
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