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LAVORO MORTALE · La strage silenziosa: tre operai morti e uno gravissimo PDF Stampa E-mail
marted́ 16 marzo 2010

 Incidenti in serie: da Vercelli a Roma, da Napoli a Milano. Ma è una giornata «normale»

Da Il Manifesto del 16 marzo 2010

Francesco Piccioni

Una giornata di tranquilla macelleria. Andare a lavorare è una corsa ad ostacoli. Devi evitare l’incidente stradale («in itinere», vengono chiamati,ma nessuno è in grado di tenerne una contabilità seria), poi sperare che tutto vada bene e infine tornare a casa tra file di guidatori stanchi come te. Non sappiamo quanti dei morti in incidenti stradali, ieri, stessero andando o tornando dal lavoro (o in giro per lavoro). Però sappiamo che almeno tre di loro hanno perso la vita sul posto mentre «faticavano». E tutti, in pratica, alla stessa ora, tra le 10,30 e le 11,30. Un quarto, serata, era ancora vivo,main condizioni disperate. La serie è cominciata con l’ennesimo «sfortunato incidente» sulle linee delle «ferrovie più sicure d’Europa». Un operaio di 27 anni è salito sulla linea della Torino-Milano, nella stazione di Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli. Doveva effettuare una manutenzione, come tante altre volte. Si è avvicinato alla linea elettrica, che come sempre – in questi casi – deve essere già stata staccata. Non era così. Ed è rimasto fulminato all’istante. All’arrivo del 118 era ancora vivo, ma non è stato possibile salvarlo. Alle 11, a Pomezia, alle porte di Roma, un altro operaio – di 42 anni - è salito su una lunga scala, all’interno della serigrafia di cui era dipendente, per riparare un lampione. La scala ha ceduto e l’uomo è precipitato da un’altezza di otto metri. E’ morto sul colpo. Pochi minuti dopo a Pozzuoli (vicino Napoli) un terzo operaio, Sebastiano Marruso, di San Cipriano d’Aversa, anche lui di appena 27 anni, stava manovrando una gru nella centralissima piazza che si allarga da via Roma, dove erano in corso lavori di ristrutturazione.Uno dei tubi della pressione idraulica ha ceduto di schianto, cadendogli sulla testa. Anche per lui non c’è stato niente da fare fin dal primomomento. A Cesano Boscone, periferia di Milano, in un cantiere di via Kennedy, un quarto operaio è rimasto travolto dal crollo della struttura portante di un prefabbricato. Investito da un pilone di quasi 500 chili, ha riportato numerose fratture da schiacciamento ed è in prognosi riservata. All’inizio si era addirittura creduto che lì sotto fossero rimasti in due. Tutti questi infortuni mortali hanno riguardato lavoratori «legali », con contratti regolarmente depositati. Ben poco si sa, invece, di quel che accade nel «sommerso». Il milione di incidenti annui, secondo diversi centri d’osservazione specializzati, dovrebbe essere aumentato di almeno un 20% (che è una media tra le «stime» sulla quantità di imprese in nero e la presumibile maggiore possibilità di incidenti là dove le regole vengono completamente ignorate. Madi tutto questo, in piena campagna elettorale, non si sente parlare. Domanda cattiva: chissà se anche gli infortuni possono esser risolti con «l’arbitrato» previsto dal «collegato al lavoro » appena votato in via definitiva dal Senato?

 
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