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1° MARZO: CITTADINI LAVORATORI PDF Stampa E-mail
martedì 02 marzo 2010

Image UNA GRANDE ED IMPORTANTE GIORNATA DI MOBILITAZIONE QUELLA DI IERI, 1° MARZO 2010.

Nelle maggiori città del Paese lavoratori e cittadini italiani e migranti si sono trovati insieme per manifestare contro il razzismo e per uguali diritti. Un primo ed importante segnale al quale dovranno seguire momenti di più incisiva e radicale mobilitazione che dovrà vedere i lavoratori, tutti i lavoratori che vivono in Italia, uniti nel rivendicare diritti, salario, occupazione e sicurezza. Nel lavoro nessuno è straniero !

Un giallo che illumina le città

Da Nuovasocietà on line

Martedì 02 Marzo 2010

 di Giovanni Catanzaro

Dopo il primo grande e partecipato appuntamento di Roma lo scorso 17 ottobre, ieri, primo marzo, in molte città italiane, si sono tenute nuove iniziative contro il razzismo, per i diritti e la dignità dei migranti: oltre all'invito ad indossare qualcosa di giallo come segno d'adesione, si sono svolti molti appuntamenti di piazza. Anche Torino ha visto un'ampia partecipazione al presidio, poi divenuto corteo, indetto per le ore 17.00 di fronte a Porta Nuova.

Molte le adesioni: Collettivo Immigrati Autorganizzati, Collettivo Gabelli, Rdb, Cobas, Sdl, Comitato di Solidarietà Rifugiati Migranti, spezzone Antirazzista. Un corteo di 3000 persone (secondo gli organizzatori) determinato, politico e denso di contenuti. Le rivendicazioni sono chiare e condivise da tutti gli uomini e le donne che sfilano, che provano quotidianamente che cosa voglia dire essere immigrato nell'epoca del Pacchetto Sicurezza: il diritto al lavoro, alla casa, alla salute per tutte e tutti; il ritiro del pacchetto sicurezza; rottura netta tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro; il diritto di asilo per rifugiati e profughi; no ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono; il mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro; l'accoglienza di tutti e la chiusura dei CIE; contro ogni forma di discriminazione nei confronti di gay, lesbiche, transgender, bisessuali e la solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro.

Come emerge da queste rivendicazioni il corteo di questa sera che da Porta Nuova ha attraversato San Salvario per poi ritornare alla stazione, ha apportato precise critiche e non solo un generico, per quanto sacrosanto, rifiuto di ogni forma di razzismo. Ha saputo indicare con precisione quali forme assuma il razzismo oggi e chi lo porta avanti. Ecco perché gli slogan più duri sono stati rivolti alla Lega nord e al ministro Maroni, ormai per molti immigrati incarnazione di un pensiero razzista, di criminalizzazione arbitraria e di sfruttamento.

Sono molti gli interventi che si alternano al microfono nel tentativo di dare voce a tutte le ragioni: da Rosarno cha ancora brucia al bisogno di casa e lavoro.

Parlando con i manifestanti emerge subito la rabbia. Una rabbia accumulata, alimentata da singoli episodi di razzismo toccati a molti, una rabbia lucida di chi si sente sempre sotto attacco senza aver fatto nulla e ha visto nel giro di un paio d'anni peggiorare la sua situazione in Italia.

E' cosi per Bouabd e sua moglie Naima che si accompagnano con due figli piccoli nel passeggino: nati in Italia, con le leggi vigenti non potranno avere la cittadinanza e inoltre se Bouabd perdesse il lavoro tutti loro perderanno il permesso di soggiorno. Per Naima a pesare è anche la diffidenza nei loro confronti alimentata, secondo lei, dalla Lega e dai media.

Per Jamal del Collettivo Gabelli questa giornata è un appuntamento importante per i diritti degli immigrati e contro il razzismo.

Ezio e Claudio del Sdl mi raccontano di come per gli immigrati sia difficile avvicinarsi ai sindacati di base, che per loro oggi è un trampolino di lancio e sperano che gli immigrati, vedendo le loro bandiere nel corteo, imparino a conoscerli e individuarli come un punto di riferimento anche sul posto di lavoro.

Un'altra testimonianza significativa è quella di un gruppo di marocchini ambulanti di Porta Palazzo che ieri hanno scioperato insieme a molti loro colleghi. Uno sciopero quello dei lavoratori immigrati di Porta Palazzo assolutamente spontaneo, nato con il passaparola nella giornata di sabato, che ha causato l'assenza di circa il 60% dei banchi tra ortofrutta e vestiario.

Poco dopo la partenza da Porta Nuova, alle 18.00 il corteo si è arrestato su corso Vittorio poiché è giunta la notizia che un ragazzo senegalese, che stava raggiungendo il corteo, trovato privo del permesso di soggiorno, è stato arrestato dentro Porta Nuova. Per tutti i manifestanti questo arresto è una provocazione e pertanto il corteo non si sarebbe mosso da Corso Vittorio fino alla sua liberazione. Rassicurati dalla Digos che il rilascio sarebbe avvenuto in tempi ragionevoli, il corteo ha ripreso a sfilare alla volta di San Salvario. Malgrado le rassicurazioni alle ore 20.00, una volta ritornati alla stazione, il ragazzo era ancora trattenuto in stato di fermo. La rabbia e l'indignazione tra i manifestanti è aumentata così come è aumentato lo schieramento delle forze dell'ordine. Tuttavia la determinazione a non disciogliere il presidio ha dato i suoi frutti e intorno alle ore 22.00 il ragazzo senegalese ha potuto raggiungere il suo corteo, suo fratello e tutti i suoi compagni di lotta.

 

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Lo sciopero degli immigrati: "Nessun essere umano è illegale"

Da Dire.it

Roma, Napoli, Milano, Bologna

Nelle città italiane gli stranieri scendono in piazza a migliaia contro il razzismo e per i loro diritti. Colf, badanti, manovali, tecnici: ce la farebbe il nostro Paese senza di loro?

ROMA - Piazza dell'Esquilino, a Roma. Qui si tiene il presidio di cittadini immigrati e italiani per il primo marzo, giorno che gli stranieri presenti in Italia hanno scelto per il loro sciopero, per fermarsi in nome della lotta al razzismo e per chiedere il rispetto dei loro diritti. Sono scesi in piazza in molte città italiane. Nella Capitale sono circa un centinaio le persone presenti, tra loro rappresentanti del Comitato immigrati, del Comitato lavoratori immigrati e italiani uniti e dei Cobas; una decina le bandiera dei Cobas e una di Rifondazione comunista. I cittadini stranieri hanno portato anche alcuni animali da cortile: due pecore, tre galline e tre papere. 'E' la nostra risposta contro la crisi.- spiega Bachu, portavoce dell'associazione Dhuumcatu- ci siamo autorganizzati'.

C'è chi denuncia il razzismo e chi chiede agli italiani di andare a raccogliere i pomodori al posto degli stranieri. C'è chi racconta la situazione disperata in cui vive, senza casa e senza lavoro, e chi accusa il sindaco Gianni Alemanno di non avere fatto nulla per rispondere la richiesta di cittadini immigrati. C'è chi chiede la libertà e chi denuncia che il prezzo della crisi lo stanno pagando in primo luogo i lavoratori migranti. Sono tante le storie, le esperienze, le testimonianze che è possibile incrociare. 'Gli stranieri sono a casa o stanno lavorando perchè hanno paura di far sentire la loro voce.- denuncia al microfono Kim Bikila, congolese, da 12 anni agente cinematografico che cura gli interessi di circa 220 attori stranieri- Denunciamo il razzismo artistico. Un artista straniero può fare solo ruoli secondari'. Mawlana Masudurrahman, vice segretario dell'associazione Bangladesh oggi non ha aperto il negozio di call center all'Esquilino. 'Oggi ho chiuso il mio negozio per essere qui. Noi stranieri vogliamo il permesso di soggiorno, senza condizioni, per tutti quelli che hanno un lavoro'. 'Noi migranti vogliamo far capire all'opinione pubblica che la nostra presenza non puo' essere legata alle misure di sicurezza.- denuncia Riadh Zaghdane di Sdl intercategoriale - Chiediamo ai migranti di alzare la testa'.

NAPOLI - Anche Napoli si mobilita per il primo marzo. Oltre 5 mila persone hanno sfilato stamattina nel corteo partito da piazza Garibaldi e conclusosi a piazza del Plebiscito per la manifestazione 'Nessun essere umano è illegale!', aperta dallo spezzone dei migranticon simboli gialli contro la discriminazione. Gli immigrati sono arrivati numerosi da ogni parte della Campania, alcuni sono giunti in pullman da Caserta e Salerno, tra loro anche gli sgombrati di S. Nicola a Varco. I manifestanti, in attesa di incontrare il prefetto di Napoli, hanno occupato la piazza e sono pronti a rimanervi fino a notte fonda se non avranno risposte. I primi gruppi di italiani e migranti sono partiti stamattina dalla stazione di Napoli e si sono riuniti agli studenti provenienti da piazza del Gesù e al corteo di disoccupati giunto da piazza Mancini. 'Siamo in piazza- spiega l'ucraina Svetlana, referente del sindacato di rappresentanza di base, uno dei promotori dell'iniziativa- per informare la gente sulle pericolose conseguenze di una legge che criminalizza gli immigrati: oggi tutti noi ci troviamo a vivere in un clima di paura anche per la minima cosa. Oltre a Napoli, siamo riusciti a mobilitare altre città campane, come Caserta e Salerno da cui sono arrivati moltissimi rappresentanti delle comunita' immigrate, compresi gli sgombrati di S. Nicola a Varco'. Tra le persone che sono scese in piazza stamattina ci sono anche gli operatori sociali e i mediatori culturali che hanno scioperato in blocco. In programma per tutta la giornata anche dibattiti, come quello all'università L'Orientale sugli effetti delle politiche del governo italiano con interventi dei docenti Ian Chambers e Silvana Carotenuto e di migranti delle comunità napoletane. La rete antirazzista di Quarto ha affisso striscioni nei luoghi del caporalato. Previsti anche un'estemporanea didisegnatori contro il razzismo, e,insieme agli interventi dei migranti e degli antirazzisti dal palco, i contributi di artisti e musicisti, installazioni, tammurriate, percussioni e rappresentazioni teatrali. 'Noi immigrati che viviamo e lavoriamo in questo Paese- si legge nel documento siglato dalle associazioni campane- che siamo una parte del suo presente e del suo futuro, subiamo un clima di crescente razzismo. Ogni giorno si ripetono soprusi, forme di discriminazione giuridica, violenze e condizioni di sfruttamento al limite dello schiavismo, che calpestano la stessa dignità umana!'. Queste alcune delle richieste che riguardano, in particolare, la situazione campana: risoluzione dei problemi che ostacolano la regolarizzazione; strutture di accoglienza contro la politica degli sgomberi senza alternative; mercati per il lavoro ambulante e pari dignità di trattamento tra le attività commerciali di italiani e immigrati; più diritti e sicurezza per i lavoratori impegnati nell'edilizia, nell'industria tessile, nell'agricoltura e nel lavoro domestico.

MILANO - 'Senza di me, chi si prende cura di tua madre?'. Con questo cartello sulle spalle Margot, 44 anni peruviana, ha manifestato a Milano in occasione di 'Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di noi'. Lavora in una casa di riposo per anziani e ha saputo dell'iniziativa tramite i Cobas (una delle rappresentanze sindacali che hanno garantito la copertura ai lavoratori, ndr). 'In istituto dicono che lo sciopero è ingiustificato- spiega-. Ma un giorno di lavoro in meno non mi fara' diventare piu' povera. Oggi era importante essere qui'. Accanto a lei una decina di colleghe che, assieme ad alcuni membri del comitato milanese di 'Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di noi' hanno srotolato uno striscione giallo (colore simbolo della giornata) davanti al Tribunale con la scritta 'Migrare non e' reato'. Nello stesso momento altri due striscioni sono stati esposti davanti al Cie di via Corelli ('Basta silenzi. Chiudiamo i centri di identificazione ed espulsione') e alla Questura ('Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più rapidi'). 'Siamo qui per dire di no al pacchetto sicurezza e al permesso di soggiorno a punti- dice Issa, magazziniere senegalese che vive in Italia da sei anni-. Questa è una manifestazione pacifica e non violenta perchè noi siamo persone civili'. Sul palco, allestito di fronte a Palazzo Marino si sono alternati diversi interventi di lavoratori migranti. 'Siamo qui per far capire che esistono persone che lavorano in Italia. E contribuiscono, contribuiamo a portare avanti il nostro Paese', dice Edna, somala con cittadinanza italiana che per una giornata ha lasciato il suo posto come custode socio sanitaria. 'I miei figli sono nati qui e spero possano contribuire a far crescere questo Paese', conclude. Moustapha, egiziano, partecipa alla manifestazione ma resta in disparte. Non prende la parola e non sale sul palco. 'Sono in Italia dal 2003 e non ho i documenti', spiega. Per quattro anni ha lavorato a Bologna, poi il trasferimento a Milano. 'Lavoro come muratore. Qualche giorno, poi una settimana. Se va bene un mese. Ma sempre in nero', spiega. Tra i circa duemila partecipati alla giornata di oggi anche alcuni rappresentanti del San Raffaele. Nei reparti pero' c'è stata bassa adesione da parte dei lavoratori immigrati: 'In molti reparti, sopratutto in quelli in cui e' piu' forte la presenza di stranieri, gli organici sono al limite e i dipendenti sono stati precettati', spiega Margherita Napoletano, rappresentante Rsu del San Raffaele.

BOLOGNA - Sono stati i primi ad arrivare in piazza: un centinaio di immigrati con il personale e i volontari dell'Ufficio stranieri della Cgil si sono radunati stamattina in piazza Nettuno, trasferendo le attività dell'ufficio in due gazebo all'aperto. Nel pomeriggio sempre piazza Nettuno sara' il cuore della grande manifestazione promossa dal Comitato 1° Marzo, con delegazioni di immigrati annunciate in arrivo da tutta l'Emilia-Romagna e con la partecipazione attesa di studenti medi, universitari del collettivo Bartleby e del Coordinamento precari della scuola.In piazza, stamattina, marocchini, eritrei, bengalesi, nigeriani: volti sorridenti, un gruppo di percussionisti che ha suonato per tutta la mattinata intonando slogan contro la Bossi-Fini e le politiche sull'immigrazione del governo: voci che risuonavano nella piazza riempita dai palloncini gialli (il colore ufficiale della manifestazione) con la scritta 'Diritti senza frontiere'. Ma qual è il cambiamento che gli scioperanti vorrebbero dall'Italia? Come sempre, uno dei temi ricorrenti è la lentezza della burocrazia. 'Vogliamo solo i nostri diritti' dice Mohammed, manovale marocchino, a Bologna da nove anni. 'Ogni volta che devo chiedere il permesso di soggiorno devo aspettare un anno e mezzo'. 'Penso sia arrivato il momento di far sentire la nostra voce' aggiunge Seman, studentessa eritrea di Ingegneria informatica. 'Bologna non è una città razzista, sono le leggi italiane ad essere sempre più razziste'. 'Tutti i cambiamenti nella percezione degli immigrati- spiega Taifour, rifugiato politico proveniente dal Corno d'Africa, mediatore culturale per l'ufficio stranieri- vengono dall'alto: dal pacchetto sicurezza, dalla retorica come quella che abbiamo sentito dal ministro dell'Interno dopo Rosarno. Noi che scappiamo dai regimi fondamentalisti siamo doppiamente colpiti dai pregiudizi religiosi, perche' qui finiamo spesso per essere additati come estremisti. I veri fondamentalisti girano per le citta' pieni di soldi, sono rispettati, non lavorano per 15 euro al giorno. Ma siamo noi a pagare per loro'.

MONI OVADIA: 'CI RICORDANO CHE ANCHE LORO SONO UGUALI' - Con il primo sciopero di oggi, gli immigrati presenti in Italia 'ci ricordano che anche loro sono uguali. Tocca a noi far si' che lo diventino davvero'. Lo ha detto Moni Ovadia nel saluto alla platea congressuale alla Cgil di Bologna a cui oggi ha parlato di uguaglianza, ricordando che 'i nostri cittadini che vengono da fuori non si distinguono dal passaporto o dalla nazionalità perchè la parola cittadini significa essere legati ai diritti fondamentali'. Ovadia si è anche scagliato contro il 'lavoro schiavistico' degli immigrati, perchè 'ormai sembra quasi veniale che sotto il nostro sole ci siano lavoratori nei campi di pomodoro e di frutta trattati come schiavi'.

 1 marzo 2010

 

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1° MARZO Cittadini lavoratori

Enrico Pugliese

Da Il Manifesto del 2 marzo 2010

Le mobilitazioni di ieri in tutt’Italia con una forte presenza di immigrati e di italiani rappresentano un importante elemento di novità. Il loro carattere è stato diverso da un posto all’altro, ma dappertutto pacifico e colorato. In qualche città e in qualche fabbrica, dove esiste una presenza più radicata di immigrati consolidata anche a livello sindacale, ci sono stati scioperi, per iniziativa soprattutto della Fiom. L’elemento principale di novità è rappresentato proprio dalla presenza contemporanea emultiforme delle manifestazioni in tutto il paese. Perciò la giornata di ieri rappresenta una buona ripresa di lavoro politico degli immigrati, con gli immigrati e per gli immigrati. Non si tratta naturalmente di un inizio. C’è gente – compagni e non – che da anni svolge lavoro politico e pratica sociale con loro. Ed è stata proprio la partecipazioni delle associazioni radicate tra i migranti a dare legittimità e vivacità alla giornata di mobilitazione e di protesta. La nota certamente più bella va cercata nella vivace e allegra presenza dei «nuovi italiani»: giovani di diversa origine nazionale, di diversa fede, di diverso colore della pelle e con un diverso accento (perché parlano in chiaro dialetto romanesco, napoletano, veneto oppure milanese, e quasi mai «straniero»). Sono italiani a pieno titolo, cresciuti e spesso nati qui in Italia – come essi stessi tengono sempre a precisare – ma non hanno la cittadinanza italiana. Non è prevista. L’Italia è ormai uno dei più importanti paesi di immigrazione d’Europa, ma al crescere della rilevanza numerica e del numero degli immigrati non solo è mancato un adeguamento della politica di immigrazione e di cittadinanza, ma è andata montando negli ultimi anni non un’ ondata di razzismo popolare, come pure spesso di sente dire, bensì una crescente pratica razzista e discriminatoria istituzionale. Non si tratta solo delle improvvide dichiarazioni di questo o di quell’esponente della Lega, quanto della sempre più frequentemessa in atto (o comunque del tentativo di mettere in atto) di norme discriminatorie che non hanno altra spiegazione se non un intento persecutorio. Si va affermando nel nostro paese una sorta di diritto speciale per gli immigrati che ha trovato nel cosiddetto «decreto sicurezza» la sua più evidente espressione. Ma anche a livello locale le iniziative di sindaci di destra o anche di centro sinistra contro gli immigrati (lavavetri, produttori e consumatori di kebab o semplicemente «stranieri») - sulla base di motivazioni speciose, che malamente nascondono l’intento razzista - sono espressione di questo pericoloso clima istituzionale. È difficile dire se esista o meno a livello popolare una pari deriva in direzione razzista nel nostro paese, ma sono convinto di no, anche se il pulpito istituzionale è fortemente capace di influenzare l’opinione pubblica. Alla fine, come sempre, la gente èmeglio dei governanti. Quelli che sono scesi ieri in piazza - italiani e immigrati - sono certamente una minoranza. Ma forse esprimono un sentire comune molto più diffuso di quanto non si pensi solitamente e possono aiutare a far chiarezza e a mostrare che un diverso modo di porsi nei confronti dei migranti è possibile. D’altronde a livello di base, tra la gente, la solidarietà la si può sempre osservare quotidianamente nelle strade, nei posti di lavoro, nelle scuole. Il razzismo, nonostante il quadro istituzionale altamente diseducativo, è ancora minoritario. Tutto bene, dunque, per le manifestazioni e gli scioperi di ieri in alcune fabbriche del nord? Certamente. Anche perché la proposta originale di sciopero generale degli immigrati – non solo impraticabile ma anche foriera di divisioni (perchè sciopero dei soli immigrati?) - è stata largamente superata dalle più opportune e praticabili iniziative e manifestazioni di piazza. Ora bisogna che - lavorando politicamente e sindacalmente, ma svolgendo anche lavoro sociale – ci si attrezzi perché in futuro davvero possa aver luogo un grande sciopero degli immigrati e per gli immigrati. «Una giornata senza di noi» è lo slogan che aveva caratterizzato la grande mobilitazione degli immigrati in America qualche anno addietro. Ieri non si è tratto di questo, ma si è riusciti a far capire l’importanza della presenza dei migranti per l’economia e per la società italiana, e a riattivare una vertenzialità degli stessi immigrati, nella veste di protagonisti di un comune destino.

 
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