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1° MARZO Cittadini lavoratori PDF Stampa E-mail
marted́ 02 marzo 2010

 Le mobilitazioni di ieri in tutt'Italia con una forte presenza di immigrati e di italiani rappresentano un importante elemento di novità. Il loro carattere è stato diverso da un posto all'altro, ma dappertutto pacifico e colorato. In qualche città e in qualche fabbrica, dove esiste una presenza più radicata di immigrati consolidata anche a livello sindacale, ci sono stati scioperi, per iniziativa soprattutto della Fiom. L'elemento principale di novità è rappresentato proprio dalla presenza contemporanea e multiforme delle manifestazioni in tutto il paese. Perciò la giornata di ieri rappresenta una buona ripresa di lavoro politico degli immigrati, con gli immigrati e per gli immigrati. Non si tratta naturalmente di un inizio. C'è gente - compagni e non - che da anni svolge lavoro politico e pratica sociale con loro. Ed è stata proprio la partecipazioni delle associazioni radicate tra i migranti a dare legittimità e vivacità alla giornata di mobilitazione e di protesta. La nota certamente più bella va cercata nella vivace e allegra presenza dei «nuovi italiani»: giovani di diversa origine nazionale, di diversa fede, di diverso colore della pelle e con un diverso accento (perché parlano in chiaro dialetto romanesco, napoletano, veneto oppure milanese, e quasi mai «straniero»). CONTINUA|PAGINA10 Sono italiani a pieno titolo, cresciuti e spesso nati qui in Italia - come essi stessi tengono sempre a precisare - ma non hanno la cittadinanza italiana. Non è prevista. L'Italia è ormai uno dei più importanti paesi di immigrazione d'Europa, ma al crescere della rilevanza numerica e del numero degli immigrati non solo è mancato un adeguamento della politica di immigrazione e di cittadinanza, ma è andata montando negli ultimi anni non un' ondata di razzismo popolare, come pure spesso di sente dire, bensì una crescente pratica razzista e discriminatoria istituzionale. Non si tratta solo delle improvvide dichiarazioni di questo o di quell'esponente della Lega, quanto della sempre più frequente messa in atto (o comunque del tentativo di mettere in atto) di norme discriminatorie che non hanno altra spiegazione se non un intento persecutorio. Si va affermando nel nostro paese una sorta di diritto speciale per gli immigrati che ha trovato nel cosiddetto «decreto sicurezza» la sua più evidente espressione. Ma anche a livello locale le iniziative di sindaci di destra o anche di centro sinistra contro gli immigrati (lavavetri, produttori e consumatori di kebab o semplicemente «stranieri») - sulla base di motivazioni speciose, che malamente nascondono l'intento razzista - sono espressione di questo pericoloso clima istituzionale. È difficile dire se esista o meno a livello popolare una pari deriva in direzione razzista nel nostro paese, ma sono convinto di no, anche se il pulpito istituzionale è fortemente capace di influenzare l'opinione pubblica. Alla fine, come sempre, la gente è meglio dei governanti. Quelli che sono scesi ieri in piazza - italiani e immigrati - sono certamente una minoranza. Ma forse esprimono un sentire comune molto più diffuso di quanto non si pensi solitamente e possono aiutare a far chiarezza e a mostrare che un diverso modo di porsi nei confronti dei migranti è possibile. D'altronde a livello di base, tra la gente, la solidarietà la si può sempre osservare quotidianamente nelle strade, nei posti di lavoro, nelle scuole. Il razzismo, nonostante il quadro istituzionale altamente diseducativo, è ancora minoritario. Tutto bene, dunque, per le manifestazioni e gli scioperi di ieri in alcune fabbriche del nord? Certamente. Anche perché la proposta originale di sciopero generale degli immigrati - non solo impraticabile ma anche foriera di divisioni (perchè sciopero dei soli immigrati?) - è stata largamente superata dalle più opportune e praticabili iniziative e manifestazioni di piazza. Ora bisogna che - lavorando politicamente e sindacalmente, ma svolgendo anche lavoro sociale - ci si attrezzi perché in futuro davvero possa aver luogo un grande sciopero degli immigrati e per gli immigrati. «Una giornata senza di noi» è lo slogan che aveva caratterizzato la grande mobilitazione degli immigrati in America qualche anno addietro. Ieri non si è tratto di questo, ma si è riusciti a far capire l'importanza della presenza dei migranti per l'economia e per la società italiana, e a riattivare una vertenzialità degli stessi immigrati, nella veste di protagonisti di un comune destino.  

Enrico Pugliese

 
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