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FERROVIE Ancora un morto A Maccarese disastro sfiorato PDF Stampa E-mail
venerd́ 26 febbraio 2010

 Da Il Manifesto del 26 febbraio 2010

Francesco Piccioni

Se c’è una costante, nelle ferrovie italiane, sono gli incidenti. Non frequentissimi – per fortuna – quelli mortali, ma comunque oltre la soglia della «fatalità » imponderabile.Ma lo stillicidio è costante: rotture, ferimenti, blocchi inspiegabili. Mercoledì, alle 13, un operaio della manutenzione, di base a La Spezia, è stato travolto da un treno nella stazione. Stava andando in mensa, come ogni giorno; forse perché ormai addetto al lavoro d’ufficio, forse perché così abituato a sentire segnali e fischi e sirene, non si è accorto del locomotore che gli è arrivato addosso, nonostante il macchinista in manovra abbia anche suonato. L’incidente che ha ucciso Giovanni Magliani, 53 anni, non è avvenuto sulla linea principale, ma su uno dei binari secondari utilizzati per la manutenzione. E’ il ventunesimo operaio della manutenzione morto in trenta mesi (più 22 feriti). Più inquietanti ancora gli altri episodi – non mortali, per ora – che hanno costellato l’inizio d’anno Fs. Il 20 esplode in serbatoio ad aria compressa di un etr 485 – un «pendolino» – all’interno dell’officina di manutenzione di Roma S. Lorenzo. Un tipo di convoglio completamente ristrutturato per l’alta velocità. Ancora peggio va con l’episodio del 10 febbraio, quando – intorno alle 20 di sera – un treno pendolari appena uscito dalle officine, nuovo di zecca – un Vivalto, il numero 12252 – deraglia mentre sta entrando nella stazione di Maccarese, vicino Roma. Un incidente senza conseguenze per le persone, ma pesante sul servizio. In pratica blocca la litoranea tirrenica (direzione Pisa-Genova), provocando una reazione «incomprensibile » – riferiscono diversi ferrovieri – tra i dirigenti di Fs. Ad un certo punto vengono inviate squadre di manutenzione binari per controllare tutta la linea tra Roma e Grosseto. Le quali scoprono che diversi scambi sono stati deformati dal passaggio di questo treno completamente nuovo. In particolare, risultano deformate o spezzate le «punte» (la parte più sottile di ogni scambio). Una di queste si sarebbe «vendicata» agganciando le ruote di un carrello del Vivalto deragliato. Fuor di metafora, quel tipo di carrelli avrebbe una certa «propensione » allo «scalettamento». In pratica, le ruote tenderebbero ad allargarsi verso l’esterno, creando di fatto uno scartamento maggiore del consentito. La conferma arriva a stretto giro. Molti degli scambi tra Roma e Grosseto vanno registrati e riparati. Il pensiero vola a cosa sarebbe potuto accadere se lo stesso tipo di incidente fosse avvenuto mentre un Vivalto, o altro treno, passava in quello stesso punto a velocità di crociera (160kmh) invece che a velocità di ingresso in stazione (30 kmh).

 
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