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Alta repressione in Val di Susa PDF Stampa E-mail
venerd́ 19 febbraio 2010

 Caricati, in fuga nei boschi e manganellati al buio. Un ragazzo finisce in prognosi riservata, una donna dovrà essere operata.

Linea durissima del governo in Val di Susa. Ma il Pd accusa i manifestanti «violenti»

VAL DI SUSA: Marinella è appena tornata a casa, a Borgone, col marito Paolo, dopo una notte passata all'ospedale di Susa e un trasferimento lampo alle Molinette di Torino. Qui, questa mattina sarà operata al setto nasale. Mercoledì sera se l'è vista brutta. Tornata dal lavoro - ha un banco al mercato con sciarpe e cappelli - è andata a Coldimosso, alla manifestazione dei No Tav contro uno dei «sondaggi farsa» per la Torino-Lione, che dai primi di gennaio destabilizzano la Valle.

Non si sarebbe mai aspettata di essere picchiata in quel modo. Così selvaggio. «Il terreno era scivoloso, sono caduta. Ho visto il buio, in quel momento si sono accaniti su di me. Un parapiglia, altri sono invece scappati nei boschi». Ricordare quei momenti fa male, ma Marinella Alotto, 46 anni, lo fa con voce dolce. Precisa e senza perdere la pazienza. Il timbro è nasale, si scusa. «Mi hanno cucito la testa, una ferita profonda nel cuoio capelluto, e il naso. Per quello parlo così. Ho pure lividi al braccio». Il referto medico riporta un trauma maxillo-facciale, con prognosi di 30 giorni. Da una radiografia sarebbe stata riscontrata una contusione ovarica (smentite però lesioni). «Quello che è successo è triste. Ma dà più forza alle nostre convinzioni. Ci deve essere giustizia, non è possibile che la risposta alle nostre obiezioni sia violenta. La Tav rimane una pazzia, uno spreco, in un paese già in crisi». La storia di Marinella è la storia di una valle. Di gente normale. Non quella di un piccolo gruppo di facinorosi come si vorrebbe far credere. La pensa così Claudio Giorno, da oltre vent'anni impegnato nel movimento. E lo dice mentre da un altro telefono risponde a un signore di Pescara che ha chiamato per solidarizzare: «Paolo e Marinella li conosco di vista, sul furgone portano un adesivo contro l'alta velocità. La loro esperienza rappresenta quella di tanti che in valle, tra lavoro e famiglia, trovano tempo per la lotta». Mercoledì è stata una giornata tesa. La trivella per il sondaggio S72 era arrivata, come al solito, prima dell'alba. E la mobilitazione del movimento era stata pronta, il tam tam continua a funzionare. Nel tardo pomeriggio si decide per una marcia, dall'ormai storico presidio Maiero-Meyer fino al luogo del carotaggio, difeso dalla polizia. I manifestanti si avvicinano: «Lanciavamo palle di neve contro gli agenti». La questura, il numero due è Spartaco Mortola (capo della Digos di Genova ai tempi della scuola Diaz), parlerà invece di sassaiola. Parte la carica: calci e manganelli. «Persone a terra - dicono i comitati - sono colpite ripetutamente alla schiena e in testa». A rimetterci, oltre a Marinella, Simone Pettinati, 25 anni, torinese, redattore di Radio Blackout, attivista del centro di documentazione «Porfido». Testimoni lo vedono vomitare sangue: «Non riusciva a muovere le gambe». Soccorso, verrà portato prima a Susa e poi trasferito alle Molinette, dove arriva con un grave trauma cranico. «Mi hanno telefonato e sono corso all'ospedale - spiega l'avvocato del ragazzo, Claudio Novaro - sembrava lucido, ma non parlava. Dei suoi amici mi hanno riferito che due carabinieri, spacciatisi per familiari, e poi qualche agente Digos, si sono introdotti al Pronto soccorso per interrogare il mio assistito». Su questo fatto Sonia Alfano (Idv) ha annunciato l'intenzione di presentare un esposto al Parlamento europeo. Andrea, Askatasuna, è un collega di radio di Simone: «Hanno approfittato dell'oscurità e dell'assenza dei media. Sull'accaduto stiamo preparando una controinformazione». La situazione clinica del giovane è migliorata con le ore. «La Tac ha dato esiti tranquillizzanti - ha rassicurato ieri il neurochirurgo Michele Lanotte - il piccolo ematoma tra il cervello e la meninge si sta riassorbendo e il paziente rimarrà ricoverato ancora alcuni giorni in osservazione». Qualcosa nell'ultimo periodo sembra cambiato nell'atteggiamento delle forze dell'ordine. E lo ha sottolineato apertamente, il mattino dopo gli scontri, Giorgio Vair vicesindaco di San Didero: «Da lunedì non ci sono più le stesse facce, ora più tese. E me ne sono accorto mentre contrattavo direttamente. Mi dicevano "stia tranquillo noi siamo abituati agli stadi" e io a spiegare che qui non era la stessa cosa, non c'era guerriglia. C'erano donne e figli, vigne e boschi, non curve». Alla conferenza, al presidio di Susa, anche Luigi Casel, consigliere a Bussoleno: «Un'operazione di bassa macelleria». Lele Rizzo del movimento: «La responsabilità è delle forze dell'ordine, noi la nostra ce l'assumiamo e continuiamo la resistenza attiva». Alcuni amministratori si sono poi recati in visita al sito del sondaggio di Coldimosso alla ricerca del pozzo ispettivo. «Nel fango è stato notato un chiusino nei pressi di un'immensa pozza d'acqua putrida contornata da rifiuti. Dato l'enorme costo di questi sondaggi ci si aspetterebbe che i lavori fossero fatti bene». Oggi alle 18 fiaccolata a Susa. Ieri, sit-in anche a Torino, davanti alla Rai. Enzo Bertok: «Presidiamo la democrazia in una valle militarizzata. All'interno del movimento è il momento di riflettere su come meglio valorizzare il consenso dei 40 mila del 23 gennaio. Perché la sola corsa alla trivella non paga». Nelle reazioni politiche si è, invece, ripetuto il duello delle prossime regionali. La presidente Mercedes Bresso si è detta amareggiata: «Da sempre cerco il massimo del dialogo, ma il dissenso non può mai essere manifestato con atti illegali». Per lo sfidante Roberto Cota (Lega) la Tav è il nervo scoperto del centrosinistra: «Sarebbe una bella cosa se la Bresso, al di là delle parole, facesse chiarezza politica. Ma non la farà, a causa della presenza nel suo listino di ben noti esponenti No Tav». Dal Pd, Stefano Esposito, uno dei promotori dell'evento Sì Tav: «Esprimo solidarietà alle forze dell'ordine e al direttore de La Stampa Mario Calabresi, bersaglio di scritte vergognose. Voglio ricordare come tra i cento manifestanti protagonisti dei disordini erano presenti i capi di Askatasuna e altri esponenti anarchici». Giorgio Airaudo, Fiom, critica l'uso sproporzionato della forza; Legambiente invoca una tregua delle trivelle in campagna elettorale e Vittorio Agnoletto (Prc) chiede un'inchiesta «sulle violenze poliziesche» e annuncia che sabato sarà in Val Susa una delegazione europea guidata da Joe Higgins, europarlamentare Gue. VAL DI SUSA Marinella è appena tornata a casa, a Borgone, col marito Paolo, dopo una notte passata all'ospedale di Susa e un trasferimento lampo alle Molinette di Torino. Qui, questa mattina sarà operata al setto nasale. Mercoledì sera se l'è vista brutta. Tornata dal lavoro - ha un banco al mercato con sciarpe e cappelli - è andata a Coldimosso, alla manifestazione dei No Tav contro uno dei «sondaggi farsa» per la Torino-Lione, che dai primi di gennaio destabilizzano la Valle. Non si sarebbe mai aspettata di essere picchiata in quel modo. Così selvaggio. «Il terreno era scivoloso, sono caduta. Ho visto il buio, in quel momento si sono accaniti su di me. Un parapiglia, altri sono invece scappati nei boschi». Ricordare quei momenti fa male, ma Marinella Alotto, 46 anni, lo fa con voce dolce. Precisa e senza perdere la pazienza. Il timbro è nasale, si scusa. «Mi hanno cucito la testa, una ferita profonda nel cuoio capelluto, e il naso. Per quello parlo così. Ho pure lividi al braccio». Il referto medico riporta un trauma maxillo-facciale, con prognosi di 30 giorni. Da una radiografia sarebbe stata riscontrata una contusione ovarica (smentite però lesioni). «Quello che è successo è triste. Ma dà più forza alle nostre convinzioni. Ci deve essere giustizia, non è possibile che la risposta alle nostre obiezioni sia violenta. La Tav rimane una pazzia, uno spreco, in un paese già in crisi». La storia di Marinella è la storia di una valle. Di gente normale. Non quella di un piccolo gruppo di facinorosi come si vorrebbe far credere. La pensa così Claudio Giorno, da oltre vent'anni impegnato nel movimento. E lo dice mentre da un altro telefono risponde a un signore di Pescara che ha chiamato per solidarizzare: «Paolo e Marinella li conosco di vista, sul furgone portano un adesivo contro l'alta velocità. La loro esperienza rappresenta quella di tanti che in valle, tra lavoro e famiglia, trovano tempo per la lotta». Mercoledì è stata una giornata tesa. La trivella per il sondaggio S72 era arrivata, come al solito, prima dell'alba. E la mobilitazione del movimento era stata pronta, il tam tam continua a funzionare. Nel tardo pomeriggio si decide per una marcia, dall'ormai storico presidio Maiero-Meyer fino al luogo del carotaggio, difeso dalla polizia. I manifestanti si avvicinano: «Lanciavamo palle di neve contro gli agenti». La questura, il numero due è Spartaco Mortola (capo della Digos di Genova ai tempi della scuola Diaz), parlerà invece di sassaiola. Parte la carica: calci e manganelli. «Persone a terra - dicono i comitati - sono colpite ripetutamente alla schiena e in testa». A rimetterci, oltre a Marinella, Simone Pettinati, 25 anni, torinese, redattore di Radio Blackout, attivista del centro di documentazione «Porfido». Testimoni lo vedono vomitare sangue: «Non riusciva a muovere le gambe». Soccorso, verrà portato prima a Susa e poi trasferito alle Molinette, dove arriva con un grave trauma cranico. «Mi hanno telefonato e sono corso all'ospedale - spiega l'avvocato del ragazzo, Claudio Novaro - sembrava lucido, ma non parlava. Dei suoi amici mi hanno riferito che due carabinieri, spacciatisi per familiari, e poi qualche agente Digos, si sono introdotti al Pronto soccorso per interrogare il mio assistito». Su questo fatto Sonia Alfano (Idv) ha annunciato l'intenzione di presentare un esposto al Parlamento europeo. Andrea, Askatasuna, è un collega di radio di Simone: «Hanno approfittato dell'oscurità e dell'assenza dei media. Sull'accaduto stiamo preparando una controinformazione». La situazione clinica del giovane è migliorata con le ore. «La Tac ha dato esiti tranquillizzanti - ha rassicurato ieri il neurochirurgo Michele Lanotte - il piccolo ematoma tra il cervello e la meninge si sta riassorbendo e il paziente rimarrà ricoverato ancora alcuni giorni in osservazione». Qualcosa nell'ultimo periodo sembra cambiato nell'atteggiamento delle forze dell'ordine. E lo ha sottolineato apertamente, il mattino dopo gli scontri, Giorgio Vair vicesindaco di San Didero: «Da lunedì non ci sono più le stesse facce, ora più tese. E me ne sono accorto mentre contrattavo direttamente. Mi dicevano "stia tranquillo noi siamo abituati agli stadi" e io a spiegare che qui non era la stessa cosa, non c'era guerriglia. C'erano donne e figli, vigne e boschi, non curve». Alla conferenza, al presidio di Susa, anche Luigi Casel, consigliere a Bussoleno: «Un'operazione di bassa macelleria». Lele Rizzo del movimento: «La responsabilità è delle forze dell'ordine, noi la nostra ce l'assumiamo e continuiamo la resistenza attiva». Alcuni amministratori si sono poi recati in visita al sito del sondaggio di Coldimosso alla ricerca del pozzo ispettivo. «Nel fango è stato notato un chiusino nei pressi di un'immensa pozza d'acqua putrida contornata da rifiuti. Dato l'enorme costo di questi sondaggi ci si aspetterebbe che i lavori fossero fatti bene». Oggi alle 18 fiaccolata a Susa. Ieri, sit-in anche a Torino, davanti alla Rai. Enzo Bertok: «Presidiamo la democrazia in una valle militarizzata. All'interno del movimento è il momento di riflettere su come meglio valorizzare il consenso dei 40 mila del 23 gennaio. Perché la sola corsa alla trivella non paga». Nelle reazioni politiche si è, invece, ripetuto il duello delle prossime regionali. La presidente Mercedes Bresso si è detta amareggiata: «Da sempre cerco il massimo del dialogo, ma il dissenso non può mai essere manifestato con atti illegali». Per lo sfidante Roberto Cota (Lega) la Tav è il nervo scoperto del centrosinistra: «Sarebbe una bella cosa se la Bresso, al di là delle parole, facesse chiarezza politica. Ma non la farà, a causa della presenza nel suo listino di ben noti esponenti No Tav». Dal Pd, Stefano Esposito, uno dei promotori dell'evento Sì Tav: «Esprimo solidarietà alle forze dell'ordine e al direttore de La Stampa Mario Calabresi, bersaglio di scritte vergognose. Voglio ricordare come tra i cento manifestanti protagonisti dei disordini erano presenti i capi di Askatasuna e altri esponenti anarchici». Giorgio Airaudo, Fiom, critica l'uso sproporzionato della forza; Legambiente invoca una tregua delle trivelle in campagna elettorale e Vittorio Agnoletto (Prc) chiede un'inchiesta «sulle violenze poliziesche» e annuncia che sabato sarà in Val Susa una delegazione europea guidata da Joe Higgins, europarlamentare Gue.

Mauro Ravarino

 
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