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ALITALIA Il primo sciopero «riuscito» nella nuova gestione: 4 ore, meno 90 voli PDF Stampa E-mail
mercoledì 17 febbraio 2010

Da Il Manifesto del 17 febbraio 2010

Quattro ore di sciopero per tornare ad esistere. I lavoratori della «nuova Alitalia» targata Cai (con alla guida Roberto Colaninno e Rocco Sabelli) sono riusciti a portare a termine il «primo sciopero riuscito» della nuova gestione. Non è stato semplice per diversi motivi. Un ministro dei trasporti e una «commissione di garanzia» che hanno posposto più volte d’autorità la data di effettuazione; la divisione feroce tra sindacati «complici» (in questo momento Cisl, Uil, Ugl e Anpav) e «battaglieri» per necessità (ieri Cgil, Sdl, Avia e Cisal per i soli assistenti di volo del marchio Alitalia; Cgil, Sdl e piloti dell’Anpac per Meridiana); ma anche l’effetto sconfitta subito con la vertenza contro «quella» privatizzazione. Nell’hub di Fiumicino sono stati cancellati una novantina di voli, ma è una dato che non rende adeguatamente la portata dell’iniziativa. Cai ha fatto un massiccio ricorso a riprogrammazioni dei voli nelle ore successive alla fine dello sciopero (iniziato alle 12, si è concluso alle 16), ma anche obbligando alla partenza equipaggi incompleti (anche a costo di ridurre in proporzione il numero dei passeggeri ammessi a bordo). I temi al centro della lotta sono sempre gli stessi. Questioni di organico, ampiamente al di sotto dei minimi funzionali e persino inferiori a quelli striminziti indicati nell’«accordo di palazzo Chigi»; l’adozione dei contratti di «solidarietà espansiva» (i dipendenti possono scegliere il part-time per consentire che vengano assunti altri colleghi) non è stata rispettata da Cai (le assunzioni sono assai meno dei posti così «creati»); turni e carichi di lavoro che vanno oltre le norme e gli stessi accordi-capestro; ecc. Senza contare l’enorme problema rappresentato dagli 8.000 cassintegrati, cui spetterebbe una «corsia preferenziale» per eventuali assunzioni, mentre l’azienda punta molto sul low cost (sta «spingendo» Cityliner) e sul reclutamento di precari. Anche i sindacalisti che abbiamo ascoltato cercano di restare realisti: «un buon successo, il primo dopo un anno, è importante; ma non è ancora dirompente ». Sul piano strettamente sindacale ca registrata la novità della Filt-Cgil che ha smesso di seguire le sirene dell’«unità confederale » con Cisl, Uil e Ugl, e si è mossa – con una piattaforma leggermente differente dagli partecipanti – insieme ai «basisti» dell’Sdl e agli autonomi dell’Avia. Se son rose...

 

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Lo sciopero conteso di Alitalia Cai Scritto il 17 febbraio 2010 Singolari i dati diffusi dall’azienda. Per i sindacati alta adesione.

 Da inviatospeciale.com

Per la Compagnia solo “25 piloti e 45 assistenti di volo” avrebbero aderito allo sciopero di 4 ore in Alitalia e questo “non ha comportato conseguenze sulla regolarità dei voli previsti dalla compagnia che ha operato il 100 per cento di quelli programmati”. Per l’azienda e stata “molto buona” la puntualità dei voli “che alle 16 risultava di circa il 90 per cento sulla rete nazionale”. Infine la direzione di Alitalia Cai ha ringraziato “tutti i propri dipendenti che nei giorni scorsi e nella giornata di oggi si sono impegnati per assicurare la continuità e la qualità del servizio”, mostrando poca sensibilità nei confronti di chi invece ha deciso di astenersi dal lavoro. Opposte le valutazioni dei sindacati. Il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, ha detto: “Siamo soddisfatti dell’adesione comunque alta” ed ha sottolineato che “come preventivato lo sciopero si è svolto secondo le regole e senza gravi episodi di disagio per i passeggeri, a conferma della correttezza del nostro operato e dell’infondatezza delle tesi utilizzate dal ministro Matteoli per cancellare le precedenti proclamazioni”. Smentendo Alitalia, Rossi ha continuato: “Ci risultano cancellati circa 70 voli, più di quelli preventivamente cancellati dall’azienda, a conferma di un dato di adesione molto alto che, integrato dal dato della nostra assoluta rappresentatività, consiglierebbe l’abbandono da parte aziendale di un atteggiamento che nega una dinamica relazionale vera in grado quindi di incidere sulle questioni di merito”. Per Sdl, “una volta che il ministro Matteoli non è intervenuto d’ufficio, ecco che la giornata ha visto emergere con forza il sacrosanto dissenso nei due più grandi vettori di questo Paese”. Per il sindacato, l’unico a non aver firmato gli accordi, “in Alitalia-Cai le organizzazioni sindacali dei naviganti, fatta eccezione, come prevedibile, per Cisl, Uil e Ugl, hanno dato vita a scioperi che hanno interessato la fascia dalle 10 alle 18, che ha prodotto cancellazioni preventive di circa il 50 per cento dell’operativo programmato, registrando un’adesione del 70 per cento sulla restante attività” Gli stessi dati sull’adesione ed i toni utilizzati dalla dirigenza di Alitalia Cai mostrano la assoluta assenza di un terreno possibile di dialogo. I toni da anni ‘50, l’aver preventivamente cancellato numerosi voli per minimizzare l’impatto dell’agitazione (un tempo si chiamava ’serrata’), l’ignorare il disagio dei dipendenti ed una politica che non favorisce le relazioni sindacali dovrebbe preoccupare non poco le organizzazioni dei lavoratori, che tuttavia nulla fanno per collegare la situazione di Alitalia con il complesso delle vertenze in corso in altri settori e per trovare nuove forme di protesta, in grado di far comprendere alla societa italiana la realtà dei fatti. La rottura dell’isolamento nel quale sono stati lasciati i lavoratori e che è la principale causa della disfatta del 2008 non è ancora diventato un tema del dibattito su Alitalia. E questo mentre non è ancora certo il destino della Compagnia, perchè al di là delle rassicurazioni del management sono numerosi gli elementi di debolezza che emergono dalle strategie di Colaninno e Sabelli. Sempre più Alitalia Cai assomiglia a Telecom, ormai avviata verso un destino di declino e di cessione a gruppi stranieri. E questo dopo l’espulsione di decine di migliaia di dipendenti dall’azienda. C’è da riflettere.

 
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