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Donne da Napoli a Genova e Milano PDF Stampa E-mail
lunedì 15 febbraio 2010

Lavoro al femminile, un ciclo di dibattiti

GENOVA

L'arcipelago delle donne, dal sud al nord Italia, sta riprendendo nuovamente voce, partendo dal lavoro. Un lavoro frammentato, negato, casa-ufficio, precario, detestato, malpagato, onnivoro, distruttivo, per costruire spazi vitali, una sorta di nuova umanità che costruisca una rete di relazioni umane, sociali, di quartiere. Il lavoro al femminile è stato il tema centrale di un dibattito organizzato da Luisa Cavaliere e dalla fondazione Rive Mediterranee a Napoli con la sociologa Lorenza Zanuso (vedi l'articolo di Adriana Pollice sul manifesto del 10 febbraio). Si torna sull'argomento con due incontri legati alla campagna d'informazione "Se sessant'anni vi sembran pochi": a Genova il 18 febbraio con un appuntamento dal titolo eloquente "Il lavoro che si spera il lavoro che dispera" al Museo di Sant'Agostino e a Milano alla Libreria delle donne il 24 febbraio. «Negli anni Settanta parlavamo dei tempi di vita e di riproduzione - spiega una delle organizzatrici dell'incontro genovese, Luisa Parodi - Oggi c'è solo produzione e per di più in un quadro lavorativo sempre più precario. Per questo vogliamo parlare dei tempi della riproduzione. Riproduzione che certo è anche fare o non fare figli, quanto costano, chi li tiene. Ma soprattutto riproduzione in termini di attività della persona, attività culturali, di quartiere, riproduzione di un tempo per sviluppare interessi che possano creare una rete solidale, di umanità. Insomma vogliamo parlare di riproduzione come sinonimo della costruzione di un'identità personale che rende anche il territorio più libero e più forte». Organizzato dalla Società per azioni politiche di donne, Usciamo dal silenzio, l'Udi di Genova e Donne in QuotAzione al Museo Sant'Agostino, il dibattito genovese che prende spunto dai Quaderni viola curati da Lidia Cirillo dedicati al tema del lavoro non negherà una parte destruens (la crisi economica con una donna su due che non lavora, crisi di obiettivi, scomparsa dei grandi partiti), per costruire altro: «C'è da riorganizzare la società sottraendo tempo alla produzione che mangia tanto tempo e male - sintetizza Parodi - Bisogna puntare alla rinascita collettiva per uomini e per donne». Nel dibattito si parlerà di dati (ad esempio il 74 per cento delle donne ha pensioni sotto i 500 euro e chi lavora salari inferiori del 16/23 per cento rispetto a quelli maschili a parità di ruoli) e di normative: come quelle che hanno peggiorato il lavoro notturno col tentativo di eliminare anche la disposizione europea che esclude dal lavoro di notte le donne con figli. Il movimento femminista lancia anche una provocazione: una legge che introduca la flessibilità in uscita volontaria dai 60 ai 65 anni per uomini e donne, tema di grande attualità dopo le enunciazioni del governo sulla revisione dell'età pensionabile. Nel dibattito con Ostilia Mulas e la consigliera regionale di parità Valeria Maione, entreranno in scena (in differita con un collegamento telefonico e un film) le 320 donne della Omsa che lottano perché la fabbrica non venga delocalizzata e fidanzate, mogli e sorelle degli operai Fiat di Termini Imerese a rischio chiusura. Il discorso continua il 24 febbraio alla Libreria delle donne di Milano con "Basta con l'equiparazione delle donne agli uomini" insieme a Clara Jourdan.

 
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