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Occupata la Videocon, la seconda fabbrica del Lazio per numero di occupati PDF Stampa E-mail
giovedì 11 febbraio 2010

Image Questa mattina la Videocon di Anagni (Frosinone), che con i suoi 1.300 dipendenti è la seconda fabbrica del Lazio dopo la Fiat di Cassino, è stata occupata dai lavoratori al termine di una tesa ed affollatissima assemblea.

La proposta di occupare lo stabilimentodice Paolo Sabatini, operaio della Videocon e membro della Segreteria nazionale di SdL intercategoriale è stata avanzata unitariamente dalla RSU e dalle organizzazioni sindacali ed approvata all'unanimità dall'assemblea.

Il motivo di questo gesto estremo – continua Sabatini - è da ricercarsi nella pantomima in atto tra proprietà indiana e faccendieri vari che, contravvenendo ad ogni impegno assunto in sede di Ministero delle Attività Produttive, continuano nel balletto inconcludente di pseudo trattative, con l'unico intento di evitare una reale riconversione industriale del sito anagnino, la cui precondizione sarebbe il risanamento dei conti economici e l'incentivazione all'esodo dei tanti lavoratori che nel medio periodo potrebbero accedere alla pensione.

La mancanza di queste due condizioni testimonia la reale volontà della proprietà, ossia la fuga dal sito produttivo, lasciando sul lastrico 1.300 lavoratori che già da 5 anni vivono in una condizione di estrema precarietà, determinata dall'uso intensivo di cassa integrazione. Oggi tutti i lavoratori sono in CIGS e la tanto promessa riconversione industriale si allontana sempre più.

I lavoratori – aggiunge Sabatini – hanno voluto sottolineare l'assoluta inerzia del Governo in questa vertenza, ad iniziare dal Ministro delle Attività Produttive Scaiola, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che 5 anni fa accolse in pompa magna gli indiani a Palazzo Chigi, del Ministro degli Esteri Frattini che si è ben guardato dal fare reali passi ufficiali verso la diplomazia ed il Governo indiano per rappresentare la truffa colossale che la multinazionale Videocon stava perpetrando in danno dei lavoratori italiani.”

I lavoratori hanno fatto uscire dallo stabilimento lo stesso direttore del personale, ultimo manager italiano “sopravvissuto” alle politiche attuate in questi 5 anni dalla multinazionale indiana e stanno organizzando i turni per proseguire l'occupazione ad oltranza.

Dalle maestranze proviene una sola forte richiesta:

deve scendere in campo Palazzo Chigi per costringere gli indiani a mantenere gli impegni presi negli incontri al Ministero dello Sviluppo economico, ossia, una riconversione vera e la ricollocazione al lavoro dei 1.300 lavoratori.

Roma, 11 febbraio 2010

Per informazioni direttamente da Anagni: Cellitti Massimo RSU SdL intercategoriale 328 8291156

 
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