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Marchionne: «Senza incentivi 350 mila vetture in meno in Italia» PDF Stampa E-mail
giovedì 11 febbraio 2010

Marchionne: "Oltre a Termini nessuno stabilimento a rischio"

Da La Stampa on line

L'ad del Lingotto: «Senza incentivi 350 mila vetture in meno in Italia». Scajola: «Fiat patrimonio del Paese» TORINO È pace tra Fiat e governo, che concordano sulla decisione di non rinnovare gli incentivi per l’auto, anche se il mancato rinnovo dei bonus vuol dire per il mercato italiano 350.000 vetture in meno. Per il Lingotto vuol dire anche più cassa integrazione, ma «nessun altro stabilimento chiuderà oltre a Termini Imerese», assicura l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. E al ministro Claudio Scajola annuncia che nei prossimi giorni metterà a disposizione dei futuri acquirenti il sito siciliano. All’Unione Industriale di Torino, dove la leader degli imprenditori italiani, Emma Marcegaglia, dà il via alle celebrazioni del centenario di Confindustria, è presente tutto il vertice della casa torinese: oltre a Marchionne, che domani firmerà l’accordo con il gruppo russo Sollers (una joint venture da 2,4 miliardi, che produrrà fino a 500 mila vetture all’anno, come riferisce Bloomberg citando una nota del Governo russo), presenti anche il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vicepresidente John Elkann. Tutti e tre sottolineano che «l’importante era decidere in fretta» e tutti dicono di condividere la mossa del governo. «Capiamo le ragioni», dice Marchionne. È d’accordo anche Marcegaglia: «È una scelta - osserva - che viene incontro a esigenze espresse dal sistema Confindustria. È giusto investire sull’innovazione e sulla ricerca e su settori che hanno bisogno di un sostegno». «Gli incentivi sono una droga del mercato e lo destabilizzano, bisogna ritornare alla normalità perchè rinviare questa scelta fermerebbe i consumi e ci sarebbero conseguenze gravi nel 2011 ma anche nel secondo semestre 2010», spiega Scajola che apprezza il giudizio positivo dell’a.d. Fiat e ribadisce di avere lavorato «in stretto contatto con Marchionne e Montezemolo». «Le risorse sono limitate - osserva - e le dedicheremo ad altri settori che soffrono la crisi e hanno bisogno di una spinta». Il ministro dello Sviluppo Economico sottolinea che il governo ritiene la Fiat «patrimonio fondamentale di questo Paese di cui andare sicuramente fieri». Poi aggiunge tornando sul tema oggetto di polemiche nei giorni scorsi: «E' un pilastro del nostro sistema industriale, merito della sua capacità di innovare il prodotto ma anche della considerazione e dell’appoggio che ha sempre avuto dai governi di questa repubblica». Sulle prospettive dello stabilimento di Termini Imerese, Scajola ribadisce che il governo vuole che resti un polo industriale. Marchionne, che riceverà dagli operai siciliani cinquemila cartoline con una vignetta del disegnatore umorista Sergio Staino, chiarisce: «Stiamo lavorando con tutte le istituzioni per trovare una soluzione. Non abbiamo chiuso le porte a nessuno, ma non ho ancora visto niente». La presidente di Confindustria non ha alcun dubbio, «l’azienda si farà carico per prima del problema termini Imerese e lavorerà per risolverlo. Non si possono bloccare le ristrutturazioni e le riconversioni».

 

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AUTO · Gli operai siciliani a Fiorello: smetti di fare spot per la Fiat. Cartoline con disegno di Staino al Lingotto Marchionne gela Scajola: «Termini, non ho visto offerte»

Da Il Manifesto dell'11 febbraio 2010

Niente incentivi alla rottamazione? «Nel mercato italiano saranno vendute 350 mila auto in meno rispetto all'anno scorso», dice l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. Ormai è uno scontro al giorno con il governo, anche se il capo del gruppo torinese dice che il no al rinnovo «è una scelta condivisa» e di «capire le ragioni per cui la scelta è stata fatta. Accettiamo quello che ha detto il ministro, lavoriamo sul mercato, andiamo fuori dall'Italia, stiamo lavorando dappertutto ». Ci pensa il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola a rivelare il vero grado delle relazioni sulla linea del Lingotto: «Col presidente Montezemolo abbiamo mantenuto in questi giorni rapporti costanti e posso dire che tra governo e Fiat c'è concordanza di vedute», dove è noto che Montezemolo fa una parte e Marchionne un’altra. E infatti rispondendo ancora a ruota libera sulle proposte per termini Imerese evocate da Scajola (tra le 8 e le 10), l’amministratore delegato del Lingotto è gelido: «Non abbiamo chiuso le porte a nessuno, ma non ho ancora visto niente». Tutto lascia intendere che la strada per i lavoratori è sempre più in salita. Destino di Termini a parte, la cassa integrazione negli altri stabilimenti del gruppo «ci dovrà essere per forza, ma la gestiremo, l'ho già detto altre volte», dice ancora Marchionne. Che però aggiunge, «nessun altro stabilimento italiano è in pericolo». A Termini, gli operai sono in trincea. Dopo essersi appellati al siciliano Fiorello, il noto showman, affinché rinunci ai suoi spot per la Fiat, ieri si è saputo che cinquemila cartoline scritte dai lavoratori della fabbrica siciliana e dell'indotto disegnate da Sergio Staino arriveranno a Marchionne all'indirizzo del Lingotto. La protesta è stata promossa dall'amministrazione comunale di Termini Imerese per il carnevale: la cartolina con un disegno fatto apposta da Staino si potrà compilare presso un apposito gazebo dedicato alla Fiat, allestito durante la manifestazione dove si potrà anche versare un contributo a sostegno della vertenza. E Staino domenica sarà a Termini per partecipare alla giuria tecnica che valuterà i carri allegorici, insieme a Vittorio Sgarbi. «Quello che sta succedendo in Italia con Termini Imerese è un pezzo del processo di cambiamento del gruppo Fiat che vede l'Italia sempre più marginale», è tornato ad accusare il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini. Restando in tema, oggi il primo ministro russo Vladimir Putin firma a Naberezhnye Chelny un accordo ufficiale che prevede la creazione di una joint venture tra Fiat e Sollers per la produzione di 500.000 auto l'anno. Secondo quanto reso noto dal governo russo, l'accordo ha un valore di 2,4miliardi di dollari e prevede la realizzazione di 9 modelli sulla base di piattaforme del gruppo Fiat-Chrysler.

 
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