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Alcatel, operai esasperati minacciano di darsi fuoco PDF Stampa E-mail
marted́ 09 febbraio 2010

SALERNO · No al piano industriale: tensioni e proteste

Da Il Manifesto del 9 febbraio 2010

Adriana Pollice

 NAPOLI

Si sono barricati, come lo scorso sette settembre. Sono in tre nello stabilimento di Battipaglia dell’Alcatel Lucent, lavoratori con contratto a tempo indeterminato, quarant’anni e una famiglia a cui pensare, arrivati ieri mattina alle sei nascondendo bottiglie di liquido infiammabile. Una breve comunicazione in portineria e poi l’attesa delle trattative. L’altra volta sono rimasti dentro sei giorni. Non vogliono finire nel tritacarne della dismissione, l’unica ipotesi prospettata è una cordata guidata da Pierluigi Pastore, senza garanzie per l’occupazione e la produzione. Quando arriva la delegazione della questura per convincerli a uscire la situazione precipita e uno di loro si cosparge di benzina, l’accendino in una mano. È solo un attimo di lucida disperazione. Il peggio per ora è evitato. Fuori un centinaio di colleghi a far sentire il loro supporto. «Ero inmacchina, avevo accompagnato mio figlio a scuola – racconta Antonio – quando il cellulare ha cominciato a squillare, credevano ci fossi anch’io dentro,mi hanno detto corri qui, c’è bisogno di tutti». Minacciano di darsi fuoco perché non vogliono rassegnarsi. Sei mesi fa il viceministro Paolo Romani aveva giudicato inaccettabile il piano presentato dall’azienda, promesso di sbloccare i fondi per la banda larga impegnandosi per una proposta alternativa. Da allora si è dissolto nel nulla disertando le trattative. La scorsa settimana al ministero delle telecomunicazioni le Rsu e la Cgil si sono viste recapitare l’ennesima variazione sul tema: la produzione verrebbe rilevata da una nuova società di cui il 51% andrebbe a Pierluigi Pastore, il 5%resterebbe all’Alcatel, il 14% a un gruppo di manager dell’azienda e il 30% alla Oms Ratto Spa, un ramo della Esacontrol Spa specializzata in robotica elettromedicale. I dipendenti del settore ricerca dispersi nelle sedi Alcatel di Vimercate, nel milanese, Trieste e Roma, per liberarsi poi anche di loro. Una proposta alla quale il sindacato e i lavoratori erano pronti a ribattere: inaccettabile finire nelle mani di Pastore, proprietario di Meditel, cioè la società che assembla componenti per la multinazionale franco-americana, componenti finiti alla Meditec che faceva fare il lavoro a operai in nero in un capannone fatiscente, senza le più elementari regole di sicurezza, a 200 metri dall’Alcatel. Caso sollevato dagli stessi dipendenti attraverso documenti foto e video, finita alla Guardia di finanza. «Al ministero ci hanno risposto ‘e di che vi stupite, queste cose dalle vostre parti sono all’ordine del giorno’ – racconta Francesco – mentre ci mettevano davanti un piano industriale che, come sanno anche i sassi, ci porterà alla chiusura quando cesseranno le commesse dalla casa madre». Un affare per la new company da 250 milioni di euro più il valore di struttura e suoli, da poter vendere tra quattro anni. Per i lavoratori, invece, la prospettiva di un ambiente di lavoro che si rimodella sugli standard Meditel per poi finire in strada. Intorno la crisi dell’indotto Fiat, con le piccole e medie imprese della chimica strozzate dalla produzione a singhiozzo dello stabilimento di Pomigliano. «Passeremo la notte davanti ai cancelli della fabbrica in sostegno ai colleghi – racconta Stefania Cavaliere, Rsu Fiom – I lavoratori sono tesi e agitati, vogliono che venga tolto dal tavolo qualsiasi ipotesi di vendita al privato, vogliono discutere di telecomunicazioni, ma dal governo arriva solo un silenzio assordante». Barricati e determinati, i dipendenti hanno redatto un documento per ribadire il no ai piani dell’azienda: il governo non batte ciglio di fronte al lavoro nero, le speculazioni, le frodi, è anche pronto a rinunciare a sviluppare il settore delle tlc? Si domandano subito prima di ribadire «non ci faremo prendere in giro». Sono arrabbiati perché la loro è una produzione che tira, componenti per la trasmissione di informazioni attraverso la banda larga, adsl, wi-max, a Battipaglia si produce anche l’Alcatel 1850 Tss, apparecchiatura premiata per la tecnologia universal switch, che consente agli operatori di trasformare le proprie reti ottiche verso il trasporto ethernet a seconda delle proprie necessità. «Intorno al 15 febbraio avremmo dovuto avere un nuovo incontro al Ministero – spiega il segretario generale Fiom Campania, Maurizio Mascoli – avevamo organizzato sciopero emanifestazione a Roma, mala situazione è sempre più difficile, il governo si deve assumere la responsabilità di una proposta ». Ma dell’esecutivo nessuno si fida: «Quando mai hanno risolto una crisi? – ribatte Antonio – Basta vedere cosa succede con Eutelia o Fincantieri. Vogliamo rimanere in Alcatel, scommettere su ricerca e ripresa del mercato».

 
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