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Preoccupazione per i futuri piani del Gruppo automobilistico in Italia. PDF Stampa E-mail
marted́ 09 febbraio 2010

Bresso: "A rischio tutto il sistema non solo lo stabilimento siciliano". Intanto in Messico si produrrà la 500, mentre in Canada si aspettano novità Scajola: "8-9-10 offerte per Termini Imerese" "Il Lingotto agevolerà, aiuterà, non ostacolerà una soluzione diversa" I sindacati: "Ma dalla Fiat un silenzio assordante... ci dica che piani ha"

di ROSARIA AMATO

Da Repubblica.it

ROMA - Dopo settimane di trattative, il governo ormai non considera più la possibilità di ottenere dalla Fiat che non ponga fine alla produzione di automobili a Termini Imerese, e sta già vagliando le 'manifestazioni d'interesse' arrivate al ministero dello Sviluppo Economico che, ha assicurato il ministro Scajola, sono una decina. "Abbiamo 8-9-10 offerte, che stiamo valutando e che presenteremo il 5 marzo al tavolo dell'auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo", ha detto Scajola in un'intervista a Canale 5. Alcune di queste offerte, ha osservato il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sono "degne di attenzione". Le 'manifestazioni d'interesse' sono state tutte raccolte dal ministero, e nessuna di queste, precisa la Fiat, si è tradotta in questa fase in una formale offerta presentata al gruppo. L'unica di pubblico dominio è quella di Simone Cimino del fondo Cape Natixis per produrre l'auto elettrica a energia solare nello stabilimento Fiat di Termini Imerese. L'idea, ha spiegato a suo tempo Cimino, "è quella di una start up industriale a Termini Imerese, anche al di fuori dello stabilimento Fiat qualora questo non venisse abbandonato". Nelle stime di Cimino l'iniziativa potrebbe assumere gli eventuali esuberi ex Fiat dal 2012 e valorizzare le 900 ed oltre persone dell'indotto oltre a poter generare, una volta a regime, più occupazione. "Termini Imerese per la Fiat è un discorso chiuso, ma il Lingotto agevolerà, aiuterà, non ostacolerà una soluzione diversa. Fiat ha dichiarato di volerlo chiudere, nell'ambito della riorganizzazione che sta facendo in Italia - ha spiegato Scajola - Noi riteniamo che ci sia ancora spazio per Termini, ma prendiamo atto della decisione di Fiat. Abbiamo però chiesto al Gruppo di aumentare la produzione in Italia, e aumenterà da 650 mila a 900 mila pezzi. Per quanto riguarda Termini, abbiamo chiesto a Fiat che insieme a noi si impegni per trovare una soluzione industriale, possibilmente ancora sull'automobile". Soddisfatto anche il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Castelli: "Il governo ha raggiunto con Fiat un accordo assolutamente ragionevole. Fiat ha dichiarato che sospenderà la produzione in Sicilia, però si è altresì impegnata ad aumentare significativemente il numero di vetture che produrrà in Italia. Penso che sia il compromesso massimo possibile in questo momento". L'impegno ad aumentare la produzione era stato assunto dalla Fiat già in occasione dell'incontro con il governo e i sindacati il 22 dicembre: in quell'occasione l'amministratore delegato del Gruppo Sergio Marchionne aveva dichiarato la disponibilità dell'azienda alla produzione di vetture in Italia fino ad un range compreso tra 800 mila e 1 milione di auto entro il 2012, dalle 650 mila attuali. Una disponibilità che il governo mostra di apprezzare, nonostante la totale chiusura su Termini Imerese, e il punto interrogativo su Pomigliano, e non solo. Oggi anche la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, in un incontro con i giornalisti ha espresso molte perplessità sul piano industriale della Fiat per l'Italia: "Chiediamo un incontro alla Fiat per parlare degli stabilimenti piemontesi. Siamo preoccupati per l'assenza di una politica industriale da parte del governo e temiamo che tutto il sistema Fiat, e non solo Termini Imerese, sia a rischio". Una posizione condivisa dai sindacati, che chiedono alla Fiat chiarezza sui propri progetti. In particolare secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti, il Lingotto "deve indicare una soluzione che sia credibile. Noi possiamo certamente dare una mano ma non è certo l'azienda che deve dare una mano al governo a decidere. Noi non ci rassegniamo all'idea che si chiuda un'impresa in cambio di niente o di assistenza". Mentre il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni rileva come ci sia "un silenzio assordante" da parte della Fiat sul piano industriale relativo a tutti gli stabilimenti del Paese. "L'unica cosa che hanno fatto con molta solerzia è dividersi i dividendi, per il resto è tutto occultato", ha aggiunto Bonanni. "E' doveroso che Fiat chiarisca qual è il vero obiettivo del gruppo", ha dichiarato il segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella. Dall'altra parte dell'oceano l'atteggiamento è esattamente l'opposto. Da mesi fioccano indiscrezioni, mai confermate ufficialmente, sulle nuove produzioni Fiat che verranno trasferite negli stabilimenti americani, dal Canada al Messico. Unica notizia confermata la produzione di Fiat 500 a Toluca, in Messico: proprio oggi Marchionne ha incontrato il presidente messicano Felipe Calderon per accompagnarlo in visita allo stabilimento di Toluca. Nessuna conferma per ora sui due stabilimenti canadesi di Brampton e Windsor, entrambi nella provincia dell'Ontario. A gennaio è circolata con più insistenza la voce che Fiat avrebbe prodotto a Brampton la nuova Alfa Romeo 169. Impossibile ottenere una conferma dal Lingotto, ma nessuno smentisce l'affermazione secondo la quale produrre l'Alfa Romeo per l'America significa produrla sul posto, mentre non avrebbe alcun senso esportare le vetture dall'Italia. Questo scenario apre dei problemi per Pomigliano d'Arco, e infatti a questo proposito Scajola ha osservato che lo stabilimento "soffre della crisi di produzione dell'Alfa Romeo, che è debole in questo momento: ma in accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo producendo lì la Panda, che attualmente è prodotta in Polonia e che è il modello di punta delle vendite Fiat". Non è detto che questa sia la soluzione giusta per Pomigliano, replica però Enzo Masini, coordinatore Fiat della Fiom: "La produzione della Panda apre diversi problemi, perché un conto è aprire auto di gamma media o alta, un conto è produrre un'utilitaria, che richiede molte ore di lavoro in meno, e incide in misura minore sull'indotto. E' uno dei punti di contenzioso che abbiamo sul piano Marchionne: il fatto che le auto di media o alta gamma verranno fatte con il marchio Lancia o Alfa Romeo implica che nessuna di queste verrà più prodotta in Italia, ma in Canada e negli Stati Uniti, così come le auto elettriche.". Tornando infine sulla polemica relativa agli incentivi, Scajola ha parlato dei 270 milioni ricevuti dal gruppo automobilistico per la ricerca e gli investimenti: "Certo è - ha sottolineato - che questi incentivi sono quelli che hanno permesso di avere prodotti innovativi e quindi di vincere la battaglia per la Chrysler. Non vanno restituiti, ma sono un grande impegno perché la Fiat sviluppi l'italianità e la presenza in Italia". "Nel passato - ha concluso il ministro - la Fiat ha dato diverse prove di poca attenzione all'auto, ma da quando c'è Marchionne ha investito molto sul settore, che è diventato il suo core business. E allora via le polemiche, ma la Fiat si ricordi che l'Italia ha dato alla Fiat come la Fiat ha dato all'Italia".

 

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FIAT /«8-10 OFFERTE» Da Scajola bandiera bianca su Termini

Da Il Manifesto del 9 febbraio 2010

Il governo ha esplicitamente dichiarato che a Termini non sarà più la Fiat a produrre: se l’aria si era già avvertita la scorsa settimana, ieri il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, ha confermato che la linea è ormai quella di cercare (e sperabilmente trovare) nuovi acquirenti, accettando l’addio definitivo annunciato dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. «Con la Fiat – ha spiegato il ministro, intervistato da Mattino 5 – il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa». Ma per non creare troppo panico e cercare di smorzare le eventuali proteste, Scajola persiste nel dichiarare che ci sono altre offerte, e che anzi sono aumentate rispetto alle «6-7» indicate la settimana scorsa: «Abbiamo 8-9-10 offerte – ha sempre spiegato alla trasmissione di Canale 5 – Le stiamo valutando e le presenteremo il 5 marzo al tavolo dell'auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno emezzo». «Fiat – ha proseguito il ministro – ha dichiarato di voler chiudere Termini nella riorganizzazione che sta facendo in Italia.Noi riteniamo che ci sia ancora spazio,ma prendiamo atto della decisione di ridurre la produzione su 4 stabilimenti. Abbiamo chiesto però che aumentasse la produzione auto in Italia e aumenterà da 650 mila a 900 mila pezzi». Quanto a Pomigliano, Scajola ha osservato che lo stabilimento «soffre della crisi di produzione dell'Alfa Romeo, che è debole in questa fase: ma in accordo con Fiat si prevede lo sviluppo producendo lì la Panda, che oggi è prodotta in Polonia e che è il modello di punta delle vendite Fiat». Il ministro è poi passato al nodo incentivi. Si deve ricordare che la settimana scorsa, in una telefonata tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente Fiat Luca Cordero diMontezemolo, quest’ultimo avrebbe ribadito che è il governo a dover decidere se concedere gli incentivi o meno, e che insomma la Fiat avrebbe fatto i suoi calcoli e potrebbe rinunciarvi: insomma, come dire, non vogliamo necessariamente i soldi pubblici, e dall’altro lato però non potete chiederci di avere le mani legate sul destino di Termini. Scajola, ieri in tv, si è dunque riferito ai 270 milioni ricevuti dal gruppo auto per la ricerca e gli investimenti (negli ultimi 3 anni, secondo i calcoli della Cgia di Mestre): «Certo è – ha sottolineato – che questi incentivi sono quelli che hanno permesso di avere prodotti innovativi e quindi di vincere la battaglia per la Chrysler. Non vanno restituiti, masono un grande impegno perché la Fiat sviluppi l'italianità e la presenza in Italia. Nel passato la Fiat ha dato diverse prove di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne ha investito molto sul settore, che è diventato il suo core business. E allora, la Fiat si ricordi che l'Italia ha dato alla Fiat come la Fiat ha dato all'Italia». Intanto ieri alla Fiat e in tutto l’indotto di Termini si sono tenute assemblee. I lavoratori non sembrano intenzionati ad aspettare la data del 5 marzo per avere risposte. E infatti ieri il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, chiedeva in un’intervista al Corriere, di non aspettare il tavolo del 5 su Termini, ma «aprire subito un tavolo a Palazzo Chigi su tutta la Fiat»: «Al suo arrivo al Lingotto Marchionne – ha ricordato Rinaldini – disse che il problema della Fiat non era Termini e poi presentò un piano per il raddoppio dello stabilimento. Bisogna ripartire da lì».

 
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