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Alcoa gioca sporco, impianti da presidiare PDF Stampa E-mail
giovedì 04 febbraio 2010

IN STALLO · Tutto ancora incerto, il governo minaccia ritorsioni

Da Il Manifesto del 4 febbraio 2010

Costantino Cossu

CAGLIARI

Il governo offre ad Alcoa l’impegno ottenuto in sedeUe per un esame prioritario del dossier italiano a Bruxelles. Il premier, Silvio Berlusconi, telefona personalmente a Manuel Barroso dopo aver rivolto un invito alla multinazionale dell’alluminio a non abbandonare l’Italia. Ma l’azienda Usa chiede garanzie ancora più puntuali. date più certe e ravvicinate rispetto al 22 marzo, scadenza per la conversione in legge del decreto governativo che riduce i costi energetici. Quasi quattro ore di pausa e di contatti con il quartier generale a Pittsburgh non bastano a trovare un compromesso e, alla fine, l’unica concessione che arriva da Alcoa è la disponibilità a un nuovo tavolo l’8 febbraio, lunedì prossimo, dopo una missione dell’amministratore della divisione italiana, Giuseppe Toia, negli Usa. Soprattutto, nessuna marcia indietro dell’azienda rispetto alla chiusura degli impianti annunciata per questo sabato, almeno sino a quando Toia non abbia sentito, tra oggi e domani, i boss di Pittsburgh. Questo è ciò che è uscito, alle tre di notte di martedì, dalla trattativa tra i vertici Alcoa e la delegazione del governo guidata da Gianni Letta. «Il governo ha detto che non intende tollerare una chiusura degli impianti prima dell’8 febbraio», ha fatto sapere al termine del summit notturno il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia. Che ha aggiunto: «La nostra posizione è molto netta. Letta ha detto con chiarezza ai manager Alcoa che la situazione deve essere risolta e che, a fronte di una serie di impegni presi in sede europea, non c’è alcuna ragione perché l’azienda sabato chiuda gli impianti». All’irritazione del governo si aggiunge quella del sindacato, che arriva a chiedere all’esecutivo di utilizzare tutti i mezzi a tutela degli addetti italiani del gruppo Alcoa, fino ad arrivare al sequestro dei siti dell’azienda sul territorio nazionale e alla nomina di un commissario. Agli operai i sindacati chiedono invece di presidiare gli stabilimenti per evitare la chiusura prima di lunedì. «Ancora una volta il management del gruppo americano ha dimostrato inaffidabilità e ambiguità, non avendo più alibi rispetto alle ulteriori aperture del governo », commentano i vertici nazionali delle tre confederazioni sindacali. Dal canto suo, il governo ieri mattina ha confermato la linea dura attraverso le dichiarazioni del ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola: «Alcoa subirà tutte le conseguenze di una eventuale scelta improvvida. Una cosa deve essere chiara: non permetteremo una decisione unilaterale ». E ilministro della funzione pubblica Brunetta, davanti alle telecamere del programma di Bruno Vespa, ha aggiunto: «Se chiudono gli impianti di Fusina e di Portovesme prima di lunedì prossimo, gliela faremo pagare». Le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm lanciano un appello unitario: «Alcoa non deve chiudere. Sono ore decisive, occorrono strumenti e interventi di carattere straordinario per impedirlo». «Entro pochi giorni – si legge in una nota comune – gli impianti nei due stabilimenti di Portovesme e di Fusina potrebbero essere spenti e così l’intera attività produttivamessa in discussione. 2000 persone rischiano di trovarsi in mezzo a una strada. L’incontro a Roma ha registrato, per l’ennesima volta, l’arroganza della multinazionale che, nonostante assicurazioni e provvedimenti sul piano energetico messo in atto dal governo, non ha accettato di garantire l’attività produttiva e si è anzi riservata la chiusura». Insomma, almomento l’unica certezza è che l’incontro di lunedì prossimo sarà un punto conclusivo rispetto alla posizione di Alcoa, perché il colosso di Pittsburgh dovrà definitivamente sciogliere le sue riserve e decidere se vuole abbandonare l’Italia o continuare la produzione. «Bisogna scongiurare il rischio – dicono Fim, Fiom e Uilm – che a quell’incontro si arrivi con una situazione già compromessa per l’assenza dimaterie prime indispensabili al ciclo produttivo o addirittura a impianti spenti. Per questo chiediamo al governo, alla regione Sardegna, alla regione Veneto di usare tutti gli strumenti di legge, fino ad arrivare al commissariamento e a una gestione straordinaria».

 

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Si cerca di scongiurare la chiusura delle fabbriche in Sardegna e Veneto I sindacati: "Se li chiudono il governo confischi gli impianti" Alcoa, niente accordo nuova riunione lunedì Scajola: il governo non accetterà decisioni unilaterali

Da Repubblica.it

 ROMA - Il governo offre ad Alcoa l'impegno ottenuto in sede Ue per un esame prioritario del dossier italiano a Bruxelles. Il premier, Silvio Berlusconi, telefona personalmente a Manuel Barroso dopo aver rivolto un invito alla multinazionale Usa dell'alluminio a non abbandonare l'Italia. Ma dopo i primi spiragli arrivati in serata la società chiede una garanzia ancora più puntuale e date più certe e ravvicinate rispetto al 22 marzo (scadenza per la conversione in legge del decreto che riduzione dei costi energetici) indicato in un primo tempo. Quasi quattro ore di pausa e di contatti con il quartier generale a Pittsburgh però non bastano a trovare un compromesso e alla fine l'unica concessione che arriva da Alcoa è la disponibilità a un nuovo tavolo il prossimo 8 febbraio dopo una missione dell'amministratore delegato della divisione italiana, Giuseppe Toia, negli Usa. "Il governo ha ribadito che non intende tollerare una chiusura degli impianti" prima dell'8 febbraio" riferisce al termine dell'incontro il sottosegretario allo sviluppo Economico, Stefano Saglia aggiungendo che "la posizione del governo è molto dura". Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, sottolinea Saglia, "ha detto con chiarezza che la situazione deve essere risolta" e che a fronte di una serie di impegni presi in sede europea "non c'è alcuna ragione perchè l'azienda chiuda". E del caso parla anche il ministro allo Sviluppo Claudio Scajola: "Una cosa deve essere chiara - dice - il governo non permetterà una decisione unilaterale. Alcoa si prenderà tutte le conseguenze di una scelta improvvida". I sindacati, dal canto loro, chiederanno ai lavoratori di presidiare gli stabilimenti affinché non ci sia la tentazione di procedere a una chiusura da parte dell'azienda, almeno prima della prossima convocazione fissata per l'8 febbraio. Il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, sostiene che il governo ha chiesto all'azienda di mantenere l'apertura, dopo le garanzie ottenute dall'Ue, "ma l'azienda ha risposto picche e il governo ha chiesto all'ad di Alcoa Italia di andare negli Usa per discutere direttamente con la direzione della multinazionale americana". "Ancora una volta il management del Gruppo ha dimostrato inaffidabilità ed ambiguità, non avendo più alibi rispetto alle ulteriori aperture del governo al tavolo" commenta il responsabile della Uilm, Mario Ghini.

 
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