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Bamboccioni, Brunetta insiste "Padri ipergarantiti dall'art. 18" PDF Stampa E-mail
giovedì 04 febbraio 2010

Il ministro a Porta a porta: "Flessibilità tutta per i figli, spendiamo troppo in cattivo welfare per i genitori" Torna anche sul tema dei fannulloni: "Ci sono solo se i dirigenti sono incapaci di fare il proprio lavoro" 

Da Repubblica.it

ROMA - "Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l'articolo 18 (la norma dello Statuto dei lavoratori che impedisce i licenziamenti senza giusta causa) garantisce i padri, che sono ipergarantiti". Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a proposito delle polemiche sui "bamboccioni" durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta che va in onda in serata. Insomma, secondo Brunetta, "spendiamo troppo in cattivo welfare per i padri e troppo poco per i giovani. Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità, e quasi nulla per incentivi per gli affitti e le borse di studio per i giovani". Quanto a un'altra delle sue battaglie, quella contro i "fannulloni" degli uffici pubblici, il ministro ha sostenuto che "laddove ci sono i fannulloni, ci sono dirigenti incapaci che non fanno il loro lavoro". "La cattiva politica e il cattivo sindacato - ha aggiunto Brunetta - ha prodotto il mostro che abbiamo davanti". Nello studio del programma di Bruno Vespa era ospite anche Renata Polverini, leader dell'Ugl nonché candidata del Pdl alla presidenza del Lazio, che ha ribattuto a molte delle affermazioni del ministro: "Ho sempre contestato la generalizzazione del dipendente della pubblica Amministrazione come fannullone. Esiste un personale scarsamente valorizzato e bisogna ridare valore al lavoro del dipendente. Ci vuole un percorso virtuoso affinché la pubblica amministrazione migliori". E ancora: "Altro che bambocciona, io sono uscita di casa molto presto - ha ricordato Polverini - dal punto di vista culturale in Italia c'è un legame molto forte all'interno della famiglia che riguarda gli affetti familiari, e che frena l'uscita di casa dei giovani, ma c'è un percorso di riforme che bisognerebbe innescare attraverso un processo istituzionale. E in questo senso Comuni e Regioni devono e possono aiutare il governo nazionale a governare questo processo e magari a cercare di modificare questa situazione". Alle parole di Brunetta ha replicato il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi: "Ecco svelato l'arcano. La battaglia di Brunetta contro i bamboccioni è in realtà un attacco ai lavoratori, un'offensiva contro i diritti. Brunetta dovrebbe misurare meglio le parole, soprattutto in un periodo di forte crisi come questo, in cui sono stati bruciati centinaia di migliaia di posti di lavoro. Diminuire le tutele e alimentare lo scontro generazionale è una pericolosa stupidaggine, comprensibile a tutti e quindi a maggior ragione a chi ambiva al Nobel. L'Italia deve investire sull'innovazione e la ricerca, campi in cui il governo ha tagliato pesantemente i fondi. Brunetta si batta per questo se vuole fare qualcosa di utile e non continuare a vendere fumo". Piccato il commento dell'ex leader della Cgil Sergio Cofferati, che otto anni fa portò in piazza tre milioni di persone in difesa dell'articolo 18: "E che c'entra l'articolo 18 col presunto ipergarantismo? Quella dell'articolo 18 come Brunetta dovrebbe sapere è una norma che vieta il licenziamento senza giusta causa, è una norma di civiltà del lavoro", più che mai valida anche in questo periodo di grave crisi. "Una norma importantissima - ha aggiunto l'europarlamentare Pd - che solo Brunetta sa cosa c'entri con quello che lui chiama l'ipergarantismo dei padri".

 
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