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Marchionne: "Termini Imerese chiuderà" Nello stabilimento scioperi spontanei PDF Stampa E-mail
mercoledì 13 gennaio 2010

Da Detroit l'a.d. del Lingotto: "Pronti al confronto, ma i sindacati non igorino la realtà" E aggiunge: "Alfa non è in vendita. Se sarà possibile, porteremo la Panda a Pomigliano" Epifani: "Continueremo a batterci. Da parte dell'azienda rigidità ingiustificata"

Da repubblica.it

DETROIT - Sergio Marchionne non cambia idea: lo stabilimento di Termini Imerese deve essere chiuso, a volerlo sono le "condizioni reali". "Siamo disposti al confronto, ma nessuno può ignorare la realtà". Così l'amministratore delegato del Lingotto ha risposto alle domande dei giornalisti sui rapporti con il sindacato, alla vigilia dello sciopero per la chiusura dello stabilimento siciliano. "La Fiat è una multinazionale - ha proseguito Marchionne - e i sindacati devono rendersi conto della necessità di un equilibrio tra domanda e offerta". Dichiarazioni che, a Termini Imerese, hanno generato scioperi spontanei tra gli operai, in un clima che il sindacato ha definito "di tensione". Fermo il commento di Guglielmo Epifani, segretario della Ggil: "Continueremo a batterci contro la chiusura". La Uilm, dal canto suo, ha fatto sapere che intende proporre a Fim e Fiom due ore di sciopero di tutti i lavoratori del gruppo entro gennaio, "a sostegno della vertenza che riguarda lo stabilimento di Termini Imerese".

Termini Imesese: chiusura nel 2012. Dal salone dell'auto di Detroit, l'amministratore delegato di Fiat ha dunque confermato l'intenzione di chiudere lo stabilimento siciliano nel 2012. "Siamo disposti a lavorare con tutti, ma al momento non c'è nessuna offerta", ha precisato, "solo speculazioni via giornali". Il riferimento è alla presunta offerta di Simone Cimino (presidente di Cape Natixis Sgr, che si sarebbe fatto promotore di una cordata italiana per produrre auto ecologiche nello stabilimento Fiat di Termini Imerese). «Non lo conosco - ha commentato Marchionne - finora non ho visto niente. Noi, lo riperto, siamo disposti a lavorare con tutti».

Epifani. "Continueremo a batterci contro la chiusura dello stabilimento", ha detto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, a margine di un incontro con lavoratori campani a Napoli. "Abbiamo un tavolo di confronto a Roma per dare a Termini Imerese la prospettiva che deve avere nel settore dell'auto, perchè non c'è nessun altra attività che può dare un'occupazione a quei lavoratori in un'area dove non c'è altro" ha aggiunto.

Quanto ai problemi che gli pongono i lavoratori napoletani di Fiat Handling, per 38 dei quali già a dicembre non è stato rinnovato il contratto, Epifani ha detto che "hanno posto un problema giusto, cioè che si faccia di tutto per risolvere anche la loro vicenda". "Da parte della Fiat c'è una rigidità che non si giustifica - ha detto - perché noi siamo pronti a soluzioni che tengano conto anche dei problemi che dell'azienda. Non possimo non solo abbandonare questi lavoratori, ma anche disperdere tutto quello che hanno fatto, formazione, lavoro. Su questo l'impegno di Cgil è totale".

Le reazioni nello stabilimento. Immediata è arrivata la risposta degli operai di Termini Imerese, che hanno dato vita a degli scioperi spontanei già dalle prime ore di questa mattina. Nel reparto montaggio la prima squadra di operai ha incrociato le braccia dalle 7.30 alle 8.30; la seconda squadra si è fermata alle 9.30, sempre per un'ora. Secondo la Fiom, la protesta si sta estendendo anche ad altri reparti, in un clima definito "di tensione". "Se il clima sta diventando pesante la colpa è di Marchionne - ha detto Roberto Mastrosimone, segretario territoriale della Fiom". "Il sindacato governerà la protesta - ha precisato - ma se la situazione dovesse degenerare sappiamo già di chi è la responsabilità". Per domani è in programma lo sciopero di 8 ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm, con manifestazione a Palermo, davanti alla sede del Parlamento siciliano.

Per Mastrosimone, "Marchionne affronta la questione di Termini Imerese in modo non veritiero". "Parla di equilibrio tra domanda e offerta? Bene, in Italia si producono 600 mila auto e se ne vendono un milione. La Fiat dunque aumenti la produzione, dato che l'Italia è all'ultimo posto in Europa nel rapporto tra produzione e consumi". "La Fiat - ha aggiunto - dovrebbe rispettare quello che un anno fa condivise con i sindacati: produrre la nuova Lancia Ypsilon a Termini Imerese".

Alfa non è in vendita. Sempre da Detroit, Marchionne ha poi respinto ancora una volta le indiscrezioni sulla possibile cessione o chiusura di Alfa, per la quale è in corso una "profonda revisione". "Alfa non è in vendita. Ha una grande storia - ha aggiunto - ma la storia non implica la sopravvivenza: dobbiamo vendere vetture, non parlare di storia. Dobbiamo essere realisti su quello che può fare. L'ultima cosa che voglio fare è il macellaio del marchio".

Apertura su Pomigliano. L' a.d. del Lingotto ha anche aperto al dialogo con le parti sociali per quanto riguarda Pomigliano. "Abbiamo preso l'impegno di portare la Panda da Tichy, in Polonia, a Pomigliano, se ci saranno le condizioni per ottenere la flessibilità", ha detto ai giornalisti. "Si tratta di un grande impegno - ha precisato - che razionalmente, dal punto di vista economico, non farebbe nessuno. Se ci sono le condizioni, sono più che disposto a lavorare con le parti sociali per portare avanti il discorso. La piattaforma è pronta, la macchina è pronta".

 

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TERMINI · Marchionne conferma la chiusura, tute blu in subbuglio Scioperi contro «Iddu» l’innominabile capo Fiat

Da Il Manifesto del 13 Gennaio 2009

Federico Scarcella

TERMINI IMERESE (PALERMO) Ormai nessuno lo chiama più per nome. Sergio Marchionne è tutt’al più iddu, lui, quello che dopo aver parlato si alza e se ne va: «Se questo è il suo concetto di dialogo – dicono gli operai della Fiat di Termini Imerese – adegueremo anche il nostro. Visto che lavoriamo in piedi, non abbiamo neanche bisogno di alzarci, ce ne andiamo direttamente». Dopo le parole dell’ad del Lingotto, pronunciate lunedì in Canada, ieri mattina le tute blu hanno risposto con scioperi spontanei ripartiti per Ute, le Unità tecnologiche elementari, cioè per squadre che hanno interrotto singoli segmenti della linea che assembla Lancia Ypslon, la vettura destinata – già dalla sigla, che la pone in coda alle lettere dell’alfabeto – amettere la parola «fine» all’avventura dell’auto in Sicilia, iniziata nel 1970 con la 500. Iddu è il decisionista che va in giro per il mondo dei suoi simili, a strappare applausi e consensi. Per Marchionne quella di Termini sembra la madre di tutte le battaglie: non perde occasione per ribadire che la fabbrica chiuderà e assicura che questo è un suo privatissimo impegno. A giugno aveva parlato di riconversione, adesso rilancia, come a poker. Iddu gioca e qui si fa la fame. Vincenzo Comella, segretario Uilm, pensa che bisogna attrezzarsi per la traversata del deserto: «Abbiamo bisogno di un sostegno al reddito. Nei pochi giorni lavorativi strappati ai lunghi periodi di cassintegrazione, adesso si inseriscono gli scioperi. Chi è ricco a finemese porta a casa 900 euro emagari deve pagarne 700 di mutuo». Per domani gli operai di Fiat e indotto, 2200 persone, hanno proclamato 8 ore di sciopero. Coi pullman andranno a Palermo fino a palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione. A Raffaele Lombardo diranno che il suo governo e quello nazionale devono rivedere la propria politica industriale: «Se la Fiat ritiene di potersi muovere con tale disinvoltura comunicando scelte insindacabili – aggiunge Comella – agli interlocutori spetta trovare il modo di far valere le proprie ragioni». A complicare le cose è arrivata la proposta del fantasioso finanziere siciliano Simone Cimino, gestore di un fondo d’investimento, che abbronzato e sorridente ha spedito ai giornali la propria foto insieme alla proposta di riconvertire il sito alla produzione di auto ecologiche, sunny car nella terra del sole. E qualcuno abbocca, tanto che alcuni operai cominciano a credere che questa sarebbe l’occasione per fare un torto a iddu, e sfidano la Fiat a cedere gli impianti – costruiti, del resto, dalla Regione – al simbolico prezzo di un euro. Non è bastata la lezione del vicino stabilimento Parmalat, che nell’area di Termini produceva succhi d’arancia a marchio Santal. Quando chiuse, arrivò la solita chiassosa cordata di imprenditori locali, convinti che nella Sicilia degli agrumeti bastava spremere per far soldi. L’entusiasmo durò lo spazio di un mattino, poi tutti a casa. Oggi Fim, Fiom e Uilm nazionali si riuniranno per stabilire data e modalità dello sciopero a sostegno di Termini e Pomigliano. Ieri, mentre le tute blu della Fiat improvvisavano le loro proteste, a Palermo gli operai della Fincantieri combattevano un’altra battaglia contro la decisione della Tirrenia di spedire in Croazia il traghetto «Vincenzo Florio», da quest’estate fermo in rada, in attesa di essere aggiustato dopo l’incendio che ha devastato parte della nave. E nella sperduta Butera, in provincia di Caltanissetta, altri lavoratori sono entrati in stato d’agitazione alla Zappalà, la fabbrica di latticini che, finito di mungere denaro pubblico, minaccia di battere in ritirata, lasciando in magazzino imanifesti 6x3 che squallidamente mostravano mozzarelle al gusto di tette. Siciliane, ovviamente.

 

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Marchionne: «Termini chiuderà». Immediati gli scioperi spontanei in Sicilia Da

L'Unità on line

I metalcammenici della Fiat di Termini Imerese hanno attuato questa mattina scioperi spontanei in risposta alle dichiarazioni dell'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, che da Detroit ha definito inevitabile la chiusura dello stabilimento siciliano e ha invitato i sindacati ad «accettare la realtà». Alcune squadre di operai hanno interrotto il lavoro dalle 7.30 alle 8.30 e poi dalle 9.30 alle 10.30. Due ore di sciopero dei lavoratori di tutto il gruppo Fiat anche a sostegno di Termini Imerese, è invece la proposta della Uilm che la girerà giovedì prossimo alle segreterie unitarie dei sindacati metalmeccanici convocate per fare il punto sul piano industriale del Lingotto e decidere la mobilitazione contro la decisione di chiudere lo stabilimento siciliano di Fiat. «Su Termini c'è un'ambiguità di Fiat ma anche del Governo e della stessa Regione Siciliana», spiega il leader delle tute blu della Uil, Tonino Regazzi a margine del Coordinamento nazionale del settore auto della Uilm ribadendo la disponibilità del sindacato «a verificare tutte le possibili soluzioni perchè in quel sito si continui a produrre auto che resta uno dei settori più importanti di ogni Paese». Serve dunque una prima risposta globale del sindacato: «cominciamo con due ore anche perchè non sarà una partita che si risolve in tre giorni e anche perchè questa microconflittualità, questi micro scioperi in corso a Termini non servono, serve piuttosto una regia», aggiunge. «Non vogliamo ignorare la realtà nonostante Marchionne pensi il contrario ma questo significa che in Italia si producono troppe poche automobili. Siamo il secondo Paese industrializzato in Europa ma produciamo meno vetture di Belgio e Polonia. Dobbiamo cioè tornare a produrre almeno 1,3 milioni di auto. Questa è la nostra realtà. E non capiamo quale sia quella cui pensa Marchionne», conclude. Non sono mancate reazioni politiche. «Di quale realtà parla Marchionne? - si è chiesto il senatore del Pd Giuseppe Lumia, - Come mai fino ad un anno e mezzo fa la fiat considerava lo stabilimento di Termini Imerese un importante polo produttivo da rilanciare con il famoso Piano A? Perchè il governo, al contrario di quanto è avvenuto nei più grandi Paesi industrializzati, continua a rimanere inerte e a subire in silenzio?». Lumia attacca: «È una menzogna affermare che lo stabilimento di Termini Imerese va chiuso perchè non è conveniente. Qui, infatti, ci sono le infrastrutture, c'è un buon indotto. Termini Imerese si trova nel cuore del Mediterraneo, dove nei prossimi anni si prevede un'espansione dei mercati grazie anche alla nascita dell'area di libero scambio. Perchè la Fiat si ostina a trasportare le automobili da Catania? Se la Fiat utilizzasse il porto di Termini Imerese abbatterebbe i costi del trasporto ritenuti da Marchionne il vero differenziale che rende lo stabilimento siciliano sconveniente. Inoltre la Regione ha messo a disposizione un'ingente quantità di risorse da investire per un'innovazione tecnologica e produttiva d'avanguardia. I governi di tutto il mondo -conclude il senatore del Pd- hanno svolto un ruolo da protagonisti ponendo condizioni e vincoli per salvare i propri stabilimenti nazionali. Il nostro, invece, si accinge a concedere, attraverso gli ecoincentivi, l'ennesimo finanziamento pubblico a "fondo perduto"».

12 gennaio 2010

 
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