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In soli 3 mesi 120 mila licenziamenti: non succedeva dal 1992 - Italia, lavoratori a precipizio PDF Stampa E-mail
venerd́ 18 dicembre 2009

Nel terzo trimestre distrutti 508 mila posti. A ottobre l’Istat registra oltre 2 milioni di disoccupati. L’8,2% degli italiani cerca lavoro. 

 Da Il Manifesto del 18 dicembre 2009

Roberto Tesi

Occupazione a picco: nel terzo trimestre di quest’anno sono spariti 508 mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2008. Insomma, la crisi per i lavoratori non rallenta: lo segnala l’Istat, precisando che si sta assistendo a un’accelerazione nella distruzione di posti di lavoro come non accadeva da 17 anni. Bisogna risalire addirittura al 1992 per trovare una caduta maggiore dei 120 mila posti cancellati in un solo trimestre. L’Istat ha anche rivisto i dati provvisori, diffusi alcuni giorni fa, relativi a ottobre: i disoccupati sono saliti a 2,039 milioni (il numero più alto dal 2003) e il tasso di disoccupazione è schizzato all’8,2%. E le prospettive non sono buone. Secondo la Confindustria che ieri ha presentato un Rapporto sugli «Scenari economici» il tasso di disoccupazione salirà all’8,8% il prossimo anno e al 9,1% a fine 2011. Come sempre accade, soprattutto in Italia, alla caduta dell’occupazione, non ha corrisposto un incremento proporzionale delle persone in cerca di occupazione. A fronte della distruzione di 508 mila posti di lavoro, i disoccupati sono aumentati «solamente » di 286 mila. E la situazione non cambia nell’ultimo trimestre rispetto al precedente: 120 mila posti di lavoro in meno e «solo» 70 mila persone in cerca di occupazione in più. Il significato di questi numeri è semplice: molte delle persone che hanno perso il lavoro o si rifugiano nel lavoro nero o smettono di dichiararsi disoccupati vista l’impossibilità dio trovare un lavoro e non percependo indennità di disoccupazione. Non a caso il tasso di attività tra la popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni (cioè la platea di tutte le persone potenzialmente in grado di lavorare) è sceso ulteriormente al 57,5% contro il 59,0 del terzo trimestre del 2008. Tanto per ricordarlo, si tratta di tassi inferiori di una decina di punti a quelli della media dei paesi industrializzati. Questa volta le perite di lavoro più rilevanti sono state registrate al Nord dove la crisi dell’industria è più pesante. Sempre nei confronti del terzo trimestre 2008, sono stati distrutti 274 mila posti, contro i 196 spariti al Sud e solo 38mila nell’Italia centrale.Questo andamento è spiegato sia dalla relativa maggiore crescita tendenziale degli occupati stranieri in questa ripartizione, sia nel sostegno fornito dal settore terziario, in particolare dai servizi alle famiglie e da taluni comparti a elevata intensità di lavoro tipo alberghi e ristoranti, servizi di pulizia, di vigilanza e attività professionali autonome. Ma chi è che perde il lavoro? «In base alla tipologia di orario - specifica l’Istat - il calo dell’occupazione riflette l’accentuata riduzione degli occupati a tempo pieno (-449 mila) e, in misura più ridotta, la flessione di quelli a tempo parziale (-59 mila) ». Ovviamente (visto il crollo della produzione) è l’industria a pagare l’onere più pesante con 386.000 posti di lavoro persi. Di questi, 307 mila sono stati persi nel settore manifatturiero. Nei prossimi anni, come anticipa la Confindustria, le cose non miglioreranno. Soprattutto perché - spiega Confindustria - non si sa che fine faranno i lavoratori attualmente in Cassa integrazione e perché il tasso di crescita del Pil rimarrà molto basso: dopo il -4,7% di quest'anno, si dovrebbe registrare un +1,1% nel 2010 e 1,3% nel 2011. Tra due anni - scrivono gli economisti degli industriali - si dovrebbe tornare ai livelli del 2005. Mentre serviranno un altro paio di anni per tornare a quelli pre-crisi, cioè del 2007. I dati Istat preoccupano la Cisl (Santini) che chiede venga affrontato affrontato «il nodo non sciolto dalla Finanziaria delle politiche di sviluppo e di sostegno al nostro sistema produttivo ». Fammoni (Cgil) parla di realtà molto dura (a fine anno scadono molti contratti a termine) e segnala le emergenze nazionali rappresentate dai giovani e dal Mezzogiorno.

 

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L'Istat rivela: «Mezzo milione di occupati in meno»

Da L'Unità on line

In rialzo il tasso di disoccupazione che a ottobre ha segnato l'8,2%. Lo rileva l'Istat che ha rivisto al rialzo il dato diffuso nelle scorse settimane (8%). I disoccupati nel mese di ottobre erano appunto 2.039.000 unità. Nella media del periodo luglio-settembre il tasso di disoccupazione è pari al 7,3 per cento in termini grezzi (era 6,1 per cento nel terzo trimestre 2008) e 7,8 per cento in quelli destagionalizzati (+0,3 punti percentuali rispetto al secondo trimestre). Nel terzo trimestre, il tasso di disoccupazione maschile sale dal 4,9 per cento del terzo trimestre 2008 al 6,4 per cento; quello femminile passa dal 7,9 per cento all'8,6 per cen-to. Nel Nord l'innalzamento dell'indicatore (dal 3,4 al 5,1 per cento) riguarda sia gli uomini sia le donne; nel Centro il tasso di disoccupazione si porta al 6,5 per cento (dal 5,7 per cento di un anno prima), con una crescita più sostenuta per la componente maschile. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione è pari all'11,7 per cento, sei decimi di punto in più rispetto al terzo trimestre 2008. La crescita riguarda esclusivamente gli uomini. Il tasso di disoccupazione de-gli stranieri aumenta per la terza volta consecutiva, portandosi dal 6,9 per cento del terzo trimestre 2008 al 10,6 per cento. Secondo l'Istat, si tratta del dato peggiore dal 1992 anno in cui sono iniziate le serie storiche. La caduta tendenziale dell'occupazione sintetizza il sensibile calo della componente maschile (-2,5 per cento, pari a -350.000 unità) e la consistente flessione di quella femminile (-1,7 per cento, pari a -158.000 unità). Per entrambe le componenti di genere, e soprattutto per quella maschile, si rileva una marcata riduzione dell'occupazione degli italiani (-373.000 e -216.000 unità, rispettivamente per gli uomini e le donne). Con un ritmo sempre più blando prosegue, invece, la crescita dell'occupazione degli stranieri (+22.000 e +58.000 unità rispettivamente). A livello territoriale, si accentua il restringimento della base occupazionale nel Nord (-2,3 per cento, pari a -274.000 unità in confronto al terzo trimestre 2008), prosegue il calo nel Mezzogiorno (-3,0 per cento, pari a -196.000 unità), mentre nel Centro la riduzione del numero degli occupati è più contenuta (-0,8 per cento, pari a -38.000 unità). Il risultato trova ragione sia nella relativa maggiore crescita tendenziale degli occupati stranieri in questa ripartizione, sia nel sostegno fornito dal settore terziario, in particolare dai servizi alle famiglie e da taluni comparti a elevata intensità di lavoro (alberghi e ristoranti, servizi di pulizia, di viglilanza e attività professionali autonome). La notevole riduzione tendenziale dell'occupazione nell'industria in senso stretto (-6,1 per cento, pari a -307.000 unità) riguarda sia i dipendenti sia gli autonomi, soprattutto nelle regioni settentrionali. Le costruzioni accentuano la tendenza discendente emersa lo scorso trimestre, con un calo degli occupati del 4,0 per cento (pari a -79.000 unità), diffuso nell'insieme del territorio nazionale. Il terziario segnala una nuova riduzione tendenziale dell'occupazione (-0,6 per cento, pari a -97.000 unità), a sintesi del continuo calo degli autonomi e della sostanziale stabilità dei dipendenti. Infine, l'Istat segnala che il calo riguarda in particolare i dipendenti a termini (-220.000 unità) ma anche i collaboratori coordinati e continuativi e occasionali (-42.000 unità), gli autonomi (-136.000 unità), soprattutto quelli con un'attività artigianale o commerciale; dall'altro, una riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato (-110.000 unità), concentrata nelle imprese di più ridotta dimensione. In base alla tipologia di orario, il calo dell'occupazione riflette l'accentuata riduzione degli occupati a tempo pieno (-449.000 unità) e, in misura più ridotta, la flessione di quelli a tempo parziale (-59.000 unità).

17 dicembre 2009

 

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Rispetto al 2008, in un anno il numero degli occupati è calato di mezzo milione E' il risultato peggiore registrato dal '92. Nell'industria persi 386mila posti Istat, occupazione in calo 508mila lavoratori in meno Le persone in cerca di lavoro hanno raggiunto quota 1.814.000 Confindustria: "La ripresa è avviata, non deraglierà"

Da Repubblica.it

ROMA - L'occupazione è diminuita nel terzo trimestre di 508mila unità rispetto allo stesso periodo del 2008 (-2,2%), mentre ha perso 120mila unità rispetto al secondo trimestre del 2009. Il calo dei posti registrato nel nord è di -274mila, nel Mezzogiorno di -196mila mentre il centro tiene e perde solo 38mila unità. Lo rileva l'Istat precisando che è il calo peggiore dal '92, anno di inizio delle serie storiche, e che 386mila posti sono stati persi nell'industria. Da Confindustria arriva però un segnale positivo: "La ripresa è avviata, non deraglierà". "Questo risultato deriva da un'ulteriore caduta dell'occupazione autonoma, dei dipendenti a termine e dei collaboratori, cui si aggiunge una significativa flessione dei dipendenti a tempo indeterminato - spiega l'Istituto di Statistica -. In termini destagionalizzati, l'occupazione totale registra una flessione rispetto al secondo trimestre 2009 pari allo 0,5 per cento". La situazione più debole di Italia e Spagna era già stata rilevata dalla Commissione Ue. "Il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni segnala il quinto consecutivo arretramento tendenziale e scende dal 59 per cento del terzo trimestre 2008 all'attuale 57,5 per cento" prosegue l'Istat -. L'Istat segnala di aver rivisto al rialzo anche le stime sui posti di lavoro persi a ottobre. Nel mese, secondo l'istituto, erano occupate 22.929.000 persone con un calo di 486mila unità rispetto a un anno prima. Nel terzo trimestre l'Istat segnala che sono diminuite le forze di lavoro con un -0,9% rispetto al terzo trimestre 2008 (-222mila unità) e un -0,2% sul secondo trimestre 2009 (-50mila unità). Sono aumentate le persone in cerca di occupazione ( 286 mila unità) che hanno raggiunto nel trimestre quota 1.814.000. Il tasso di disoccupazione nel trimestre si è attestato al 7,8% con un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2008 e di 0,3 punti rispetto al secondo trimestre 2009. L'Istat segnala che il calo dell'occupazione si è concentrato nell'industria in generale (-386mila posti) con un picco nell'industria in senso stretto (-307mila unità e un calo del 6,1%). Le costruzioni segnano un -4% con un calo di 79mila unità mentre il terziario segna un calo dello 0,6% con una diminuzione di 97mila unità. Alla sesta diminuzione consecutiva delle posizioni lavorative indipendenti (-3% pari ad un calo di 178mila unità) si associa la seconda consistente flessione tendenziale di quelle dipendenti (-1,9% pari a una riduzione di 330 mila unità). In particolare l'Istat segnala un calo dei dipendenti a tempo indeterminato di 110mila unità concentrata nelle imprese più piccole. Secondo il Rapporto sugli Scenari economici del Centro studi di Confindustria la ripresa sarà "lenta e faticosa, ma in salita". Il Csc specifica che "tenuto conto dei tassi di crescita potenziali, all'Italia saranno necessari quattro anni (fino al 2013) per tornare ai livelli di Pil pre-crisi, dopo una perdita che nel biennio di recessione ha riportato l'economia italiana indietro di quasi otto anni". Il tasso di disoccupazione in Italia si attesterà al 7,6% nel 2009, all'8,7% nel 2010 e salirà al 9,0% nel 2011. Quanto all'inflazione, il Csc dice che "rimarrà contenuta e in linea con quella dell'Eurozona: 1,4% i prezzi al consumo nel 2010 e 2% nel 2011". Dopo due anni di contrazione (-0,9% nel 2008 e -1,7% nel 2009), "come mai era accaduto nel dopoguerra", i consumi torneranno ad aumentare nel 2010 con un 0,8%, il deficit pubblico resterà al 5% e il debito oltrepasserà il 118% del Pil" nel 2011. (17 dicembre 2009)

 
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