Home
PONTE · Un’opera impossibile sullo Stretto - Il debutto truffaldino della finanza creativa PDF Stampa E-mail
mercoledì 16 dicembre 2009

Da Il Manifesto del 16 dicembre 2009

Domenico Marino

Che un’opera di 6, 3miliardi di euro abbia difficoltà a trovare finanziatori al tempo della crisi è una cosa ipotizzabile e, in una certa misura, nota. Ma la storia del Ponte sullo Stretto sta assumendo i caratteri del giallo comico. Si è annunciato che nel mese di dicembre 2009 verrà posta la prima pietra, ma in realtà si tratta della realizzazione di un’opera secondaria, lo spostamento di un binario ferroviario in località Cannitello con un costo di più di una decina di milioni di euro e per il quale pare non siano ancora state ottenute le necessarie autorizzazioni. In ogni caso è un’opera inutile e dannosa, soprattutto se il Ponte non dovesse, poi, essere costruito. Superando queste amenità il vero problema è capire alcuni aspetti del finanziamento del Ponte. Autorevoli membri della maggioranza e del governo affermano che non costerà nulla alle casse dello stato, il Cipe invece stanzia (?) a quanto dicono i comunicati stampa 1,3 milioni di euro, ma un partecipante alla riunione conferma che non è stato assunto alcun deliberato mancando la copertura finanziaria (stessa situazione nella Finanziaria 2010: ad oggi la voce esiste, ma è «sottoposta a verifica di bilancio»). A complicare il quadro vi è poi il ricorso sollevato dalla regione Calabria presso la corte costituzionale per denunciare l’assenza delle intese obbligatorie per la realizzazione dell’opera. Ci troviamo di fronte al tentativo, non si sa se reale o millantato, di realizzare una grande opera senza un progetto definitivo, senza un euro in cassa da investire, senza le ordinarie procedure autorizzative e con dubbi rilevanti sulla fattibilità tecnica dell’opera. Trascurando l’impossibilità di avviare le procedure espropriative in assenza di un progetto definitivo, le carenze autorizzative e i dubbi tecnici, cose che rendono molto incerto il futuro dell’opera, ci soffermiamo, invece, sugli aspetti finanziari e sulla sostenibilità economica dell’opera. Le finanze pubbliche non sono in grado di trovare risorse per finanziare l’opera, il taglio dell’Ici ha assorbito le poche destinate al Sud, il terremoto in Abruzzo ha reso necessario l’impegno di ulteriori fondi, il mini-taglio delle imposte di fine anno dovrebbe raschiare il barile. Da qui la necessità di sbandierare ai quattro venti che il Ponte non costa nulla alle casse dello stato. Però un’opera non si costruisce con le buone intenzioni e i soldi veri qualcuno li deve tirare fuori. A questo punto entra in gioco la finanza creativa. I soldi stanziati (?) dal Cipe sono lo specchietto delle allodole, è un segnale agli investitori che lo stato crede all’iniziativa e mette mano al portafogli. Sappiamo che in realtà si è trattato solo di un annuncio e che trincerandosi dietro la richiesta di chiarezza sui soci privati, probabilmente il ministero dell’Economia ha evitato di impegnare somme che sarebbe stato arduo reperire in questa congiuntura finanziaria. Con il miraggio dei soldi virtuali si è alla ricerca di soldi veri, e chi ha oggi i soldi veri? Le banche! Ma le banche non sono note per dare qualcosa senza una garanzia, soprattutto dare molti soldi per un progetto di dubbia sostenibilità economica e da cui potrebbero rimanere scottate. E allora ecco la furbata, un prestito garantito dallo stato per finanziare il Ponte. Nel deserto dei finanziatori privati e di fronte alla renitenza della banche, il prestito garantito dalla stato può essere una soluzione. Ma un prestito garantito dallo stato non è a tutti gli effetti debito pubblico? E se così stanno le cose non è vero che il Ponte è a costo zero per la finanza pubblica, anzi è totalmente a carico dello stato. Questo finanziamento è però diluito nel tempo e soprattutto imputato alle generazioni future. E’ in sostanza una sorta di debito pubblico occulto. Ma,se il progetto esecutivo è ancora lontano e quindi i veri cantieri non possono aprire (al di là del tentativo di spacciare come «collaterali » lavori in svolgimento in zona, ma estranei al programma- Ponte), per che cosa lo stato si indebita? Ma per sostenere «la più grande impresa di costruzioni nazionale »,sempre in debito con le banche e con titoli da sostenere in borsa. In pratica gli attuali annunci sul Ponte sono una speculazione finanziaria, oltre che politicoelettorale. Non ci aspettiamo certo che qualcuno ci dica oggi che l’opera non si realizza perché si è capito che non è realizzabile: un Ponte annunciato che non si costruisce è «in certi casi più utile» di un Ponte che si capisce che non si può costruire. A questo punto consiglieremmo almeno di non dare più date certe. I Testimoni di Geova nei primi anni di attività annunziavano date precise in cui si sarebbe verificata la fine del mondo. Oggi, dopo molte rettifiche, si limitano ad affermare che essa è imminente. Anche il Governo e la Società Stretto di Messina, anziché tediarci con annunci di ipotetiche date di lavori, potrebbero limitarsi a dire che la costruzione del Ponte sullo Stretto è solo imminente.

 *Università Mediterranea di Reggio Calabria

Sabato 19 dicembre a Villa San Giovanni manifestazione nazionale «No Ponte»

 
< Prec.   Pros. >
page counter