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domenica 13 dicembre 2009
Image I partiti della Sinistra, dopo che due anni fa decisero di non aderire alla proposta di Referendum lanciata da SdL intercategoriale e che interessava la legge 30, la legge 368 sul contratto a tempo determinato e l'ampliamento delle libertà sindacali derivante dall'abrogazione di parte dell'art. 19 dello Statuto dei Lavoratori, oggi lanciano da soli e per il solo quesito della legge 30, una ipotesi di referendum.  Non siamo gelosi di ciò che avevamo pensato e iniziato a portare avanti, ma partire "in solitaria" e senza considerare il percorso già fatto da un Comitato Referendario già costituito(Bastaprecarietà) e che ha  già depositato in Cassazione i quesiti referendari, soprattutto in una fase nella quale la sinistra è molto più debole di due anni fa, a noi sembra cosa molto poco saggia.

 D'altra parte sembra che si voglia legare questo quesito referendario sulla precarietà anche all'appoggio della proposta di legge sulla rappresentanza sindacale presentata dalla Fiom che, pur contenendo degli elementi più democratici rispetto alla situazione attuale, rappresenta una ipotesi "tagliata su misura" per la Fiom-Cgil e che non tiene conto di tutta una serie di elementi che interessano sia il settore pubblico, sia quello privato e che sarebbero assolutamente indispensabili per sottrarre alle controparti aziendali la possibilità di scegliere i propri interlocutori sindacali.

 

Proponiamo un articolo uscito su   Il Manifesto del 13 dicembre 2009

PRECARIETÀ · Qualche scatto «di sinistra»

Contro la «legge 30» anche un referendum

Francesco Piccioni

Dopo un anno e mezzo passato a capire dove si era sbagliato e a ricostruire formazioni uscite malconce dalla sconfitta elettorale e dalle successive scissioni, la sinistra «extraparlamentare» prova a prendere l'iniziativa su temi che riguardano direttamente la vita di decine di milioni di persone. A fine gennaio, con molta probabilità, sarà lanciata la campagna per la raccolta di firme per tre referendum decisamente «popolari»: contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e la «legge 30».

I primi due sono delle new entry (il 1987 è lontano e «dimenticato » dall’attuale governo) e non presentano aspetti problematici. Dal punto di vista giuridico non ci sono problemi neppure per quello sulla «legge 30», che vanta già un quesito referendario presentato nell’ottobre del 2007 dal sindacato di base SdL.

Una iniziativa che riscosse molte adesioni, sia politiche (in pratica tutta Rifondazione comunista, diversi dilibertiani, Giulietto Chiesa, ecc; vedi www.bastaprecarieta. org) che sindacali (da Giorgio Cremaschi allo Snater, ecc). La raccolta delle firme, però, non fu fatta partire.

Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale SdL, ricorda le difficoltà a passare alla «fase operativa» da parte di «formazioni che in quel momento erano al governo» con Prodi. E «noi eravamo coscienti che, da soli, non avremmo potuto riuscirci» (ci sono solo 90 giorni di tempo per raccogliere almeno 700.000 firme). Naturalmente, da queste parti non dispiace che l’aria sia cambiata e che ora si possa fare sul serio.

E pensano anche di avere qualche esperienza importante da mettere in campo. «La materia è complicata, perché – per esempio – se abolisci la legge 30 sparisce il co.co.pro. ma torna il co.co.co., che è anche peggio. Ci sono poi tutta una serie di leggine, norme, interpretazioni che hanno peggiorato dimolto il quadro contrattuale. Fatto e magari vinto il referendum, servirebbe comunque una legge per mettere ordine nella materia recependo lo spirito del referendum». Che è poi quello di eliminare le mille forme della precarietà. «Abbiamo valutato a lungo le diverse possibilità – abolizione totale, oppure solo di alcuni articoli – ma alla fine abbiamo scelto la via dell’abolizione secca, che creava meno problemi». In ogni caso, ricorda Tomaselli, «abbiamo depositato altri due quesiti, oltre quello sulla legge 30; e riguardavano l’abrogazione del decreto 368 del 2001 – che disciplina il lavoro a tempo determinato – e dell’art. 19 sulle rappresentanze sindacali, che con il referendum del ’95 autorizza soltanto le sigle firmatarie di accordi a formare le Rsa». Questo punto intersca «oggettivamente » gli stessi temi toccati dalla proposta di legge popolare sulla rappresentanza sindacale avanzata dalla Fiom, su cui partirà – sempre in gennaio – una raccolta firme.

Paolo Ferrero, segretario del Prc, Conferma la volontà dimettere in agenda a gennaio i tre referendum, anche se formalmente la decisione verrà presa nella prima riunione del comitato politico della Federazione. «Subito dopo proporremo a tutte le forze interessate e disponibili di fare insieme la campagna; a cominciare ovviamente da tutti i sindacati ». Interesse anche per la proposta di legge della Fiom, «che appoggiamo in pieno e a cui daremo una mano». Grande attenzione anche alla formulazione tecnica dei testi. «Si tratta – spiega Ferrero – da presentare più quesiti: una di carattere generale e altri più specifici. Dimodo che, se per caso quello generale dovesse essere bocciato, ci sia la possibilità di intervenire sulle fattispecie peggiori».

L’anno che si apre, quindi, vedrà i conflitti di lavoro affiancati da una serie di iniziative che puntano a «tradurre» in legislazione (visto che sul piano politico le attuali forze in parlamento non brillano quanto a «copertura» degli interessi del lavoro dipendente) alcuni bisogni fondamentali dei giovani precari, dei lavoratori, ma anche

 
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