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Si apre oggi il vertice di Copenhaghen su clima ed ambiente PDF Stampa E-mail
luned́ 07 dicembre 2009

Image COPENHAGEN (Reuters) - Il più grande vertice sul clima della storia, con 15mila partecipanti in rappresentanza di 192 stati, si apre oggi a Copenhagen, con la ricerca di un accordo per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e racimolare miliardi di dollari di aiuti e tecnologie pulite per i paesi poveri. Gli ambientalisti affermano che i politici hanno due settimane per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici coi loro effetti catastrofici, nel corso dei colloqui che termineranno col summit di 105 leader mondiali, tra cui il presidente statunitense Barack Obama, che si terrà il 18 dicembre.

Il vertice dovrà superare la profonda sfiducia che domina nei rapporti tra paesi ricchi e poveri sulla ripartizione dei costi dei tagli alle emissioni.

La presenza dei leader e gli impegni a ridurre le emissioni di tutti i principali inquinatori - guidati da Cina, Stati Uniti, Russia e India - hanno fatto crescere le speranze di un accordo, dopo due anni di negoziati rallentati. "Copenhagen è già un punto di svolta nella risposta internazionale al cambiamento climatico", ha detto Yvo de Boer, responsabile del Segretariato per il Cambiamento climatico delle Nazioni Unite.

Il Sud Africa ha dato ieri un nuovo slancio annunciando che ridurrà le emissioni di ossido di carbonio del 34% rispetto ai livelli previsti per il 2020, se i paesi ricchi forniranno aiuti tecnologici e finanziari. I leader mondiali non parteciparono al vertice del 1997 da cui nacque l'attuale patto Onu sul clima, il cosiddetto Protocollo di Kyoto, firmato dai ministri dell'Ambiente.

Questa volta, in una sala conferenze di Copenhagen alimentata da motori eolici che produrranno energia pulita, il primo ministro danese Lars Lokke Rasmussen e Rajendra Pachauri, responsabile del comitato degli esperti climatici Onu, saranno tra coloro che prenderanno oggi la parola alla sessione inaugurale. La decisione dei leader mondiali di partecipare alla conferenza ha fatto crescere le speranze dopo che a novembre Rasmussen aveva avvertito che stava scadendo il tempo per raggiungere un trattato legalmente vincolante. L'obiettivo di Copenhagen è quello di arrivare a un accordo politico e fissare una nuova scadenza nel 2010 per i dettagli relativi ai vincoli legali del nuovo trattato.

Il primo ministro britannico Gordon Brown ha scritto oggi sul quotidiano Guardian che "il governo britannico è assolutamente chiaro sull'obiettivo da raggiungere. Il nostro scopo è un accordo complessivo e globale che venga poi convertito in un trattato vincolante sul piano internazionale in non più di sei mesi". Brown ha aggiunto: "Se entro la fine della settimana prossima non avremo raggiunto l'ambizioso accordo, sarà un atto d'accusa contro la nostra generazione che i nostri figli non dimenticheranno".

 "Se non ci uniamo per intraprendere delle azioni decisive, il cambiamento climatico devasterà il nostro pianeta e con esso la nostra prosperità e la nostra sicurezza" scrivono oggi in un editoriale comune 56 giornali di 45 paesi, tra cui "The Guardian", il francese "Le Monde", lo spagnolo "El Pais", l'italiano "La Repubblica" e il canadese "Toronto Star", invitando i leader mondiali a intraprendere un'azione decisiva. "I rappresentanti politici che si riuniranno a Copenhagen hanno la possibilità di decidere quale sarà il giudizio della storia su questa generazione: una che ha capito la minaccia e che ne è stata all'altezza con le sue azioni oppure una talmente stupida da aver visto arrivare la catastrofe e di non avere fatto alcunché per impedirla".

UNA PUNTURA DI SPILLO, MENTRE LA TEMPERATURA SALE

Il patto di Kyoto impegna le nazioni industrializzate a tagliare le emissioni entro il 2012 e anche i suoi sostenitori ammettono che esso rappresenta solo una goccia nel mare, mentre le temperature mondiali salgono, soprattutto dato che Washington non ha voluto ratificare il trattato. Questa volta, l'idea è di ottenere la partecipazione dei principali emettitori, tra cui Cina e India, per evitare l'aggravamento delle ondate di siccità, della desertificazione, degli incendi, dell'estinzione delle specie e dell'innalzamento dei livelli dl mare.

Il vertice sarà un test per capire quanto le nazioni in via di sviluppo resteranno in trincea, per esempio insistendo che le nazioni ricche devono ridurre le emissioni a effetto serra almeno del 40% entro il 2020, molto più di quanto offerto dagli stati più industrializzati.

De Boer vuole che le nazioni sviluppate concordino riduzioni delle emissioni entro il 2020 e invece nell'immediato aiuti per 10 miliardi di dollari l'anno per aiutare i paesi poveri a far fronte alla sfida. Il responsabile Onu vuole anche che i paesi in via di sviluppo comincino a rallentare le proprie emissioni. "Serve denaro fresco, reale e significativo". De Boer ha detto anche che oggi Pachauri parlerà dello scandalo della diffusione di alcune email di un'università britannica che per alcuni scettici dimostrerebbero come alcuni ricercatori abbiamo esagerato il peso delle prove del riscaldamento globale. Ma aggiunto anche il processo di revisione dei dati Onu in fatto di climatologia mette al riparo da manipolazioni.

 
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