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COME RISPONDERE ALLA CRISI - La «finanziaria» di Sbilanciamoci! PDF Stampa E-mail
martedě 01 dicembre 2009

Da Il Manifesto del 1 dicembre 2009

Tommaso Rondinella

La legge finanziaria per il 2010 presentata dal Ministro Tremonti dovrebbe avere un carattere di forte eccezionalità rispetto alle finanziarie degli ultimi decenni. Le misure presentate in finanziaria sono state infatti ridotte all’osso perché le decisioni sarebbero già state prese nella manovra triennale e nei diversi pacchetti anticrisi. Sebbene la manovra triennale risalga all’estate 2008, quando della crisi economica globale c’erano solo i primi sentori, e i decreti anti-crisi non hanno previsto nessun intervento di sostanza, anche la finanziaria è risultata un documento inconsistente. I tre articoli che ne costituivano la proposta iniziale ammontavano a 3,6 miliardi, di cui 3,4 da dedicare al rinnovo dei contratti nel pubblico impiego. All’uscita dalla discussione in Senato l’assalto alla diligenza è iniziato comunque e benché gli articoli fossero rimasti solo tre, vi sono stati inseriti 38 nuovi commi che sono andati a coprire le questioni più diverse: 40 milioni per le agenzie intermediatrici come sostegno alla ricollocazione dei cassa integrati, il ritardo del pagamento dell’acconto fiscale, un mini-condono per le aziende che non hanno versato all’Inps i contributi ai lavoratori (lo sconto è del 40%), lo scontrino fiscale abbinato alla lotteria, 100 milioni per la sicurezza dopo la protesta delle forze di polizia, l’esclusione dal patto di stabilità per gli investimenti in Abruzzo e la destinazione dei ricavi di oltre 3.000 immobili sequestrati alla mafia ai dicasteri dell’Interno e della Giustizia (invece che a progetti e iniziative della società civile, come è stato fino ad ora). Una finanziaria di iniziativemolto poco rilevanti nel contrastare la crisi, ma che si inserisce in un contesto di tagli (della manovra triennale e dei decreti anti-crisi) che la crisi porteranno ad aggravare. La costante caduta delle entrate (9,5 milardi nel solo 2009) e l’incertezza rispetto al risultato del deprecabile scudo fiscale porteranno a tagli alla sanità, alla scuola, alla ricerca, alwelfare, all’ambiente, alla cooperazione allo sviluppo. Come ogni anno la campagna Sbilanciamoci! propone una manovra alternativa, e in questo caso realmente antitetica, a quella del governo. L’idea è quella di rispondere alla crisi attraverso una spesa pubblica di qualità, in grado di attenuarne l’impatto sociale e di rilanciare il sistema economico lungo un percorso di redistribuzione e sostenibilità ambientale. Sbilanciamoci! propone un intervento equivalente all’1,6% del Pil del 2010 e allo 0,9% del 2011. In tutto 40 miliardi, coperti in parte da nuove entrate e da risparmi sulla spesa pubblica; in parte generati dal necessario indebitamento per far fronte alla crisi. Per poter rilanciare la spesa pubblica è necessario avere una disponibilità composta da nuove entrate, dalla riduzione di alcuni capitoli di spesa e, se necessario, da ulteriore indebitamento. Il punto di partenza è quindi il fronte delle entrate. La stretta sull’evasione fiscale, che questo governo sta avallando, limiterebbe il calo delle entrate, mentre una maggiore progressività dell’imposizione porterebbe oltre 20 miliardi in due anni. Questi sarebbero ottenuti con una maggiore progressività dell’Ire, con l’armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie al 23% e con una tassa patrimoniale una-tantum di contrasto alla crisi. Un’aliquota del 3 per mille sui patrimoni del 10% più ricco della popolazione porterebbe da sola oltre 10miliardi. Ulteriori risorse potrebbero essere raccolte dalla rinuncia ad alcune grandi opere, in primo luogo al ponte sullo stretto, nonché ad una riduzione delle spese militari. Questa è una scelta obbligata rispetto a Forze armate sovradimensionate rispetto ai loro compiti costituzionali e agli obblighi internazionali. Cancellando l’acquisto de 131 caccia JSF si produrrebbe un risparmio in 10 anni di ben 16 miliardi di euro, mentre la riduzione del 20% delle spese militari, sempre in due anni, un risparmio di ben 6 miliardi di euro. Si posso recuperare risorse dalla spesa pubblica anche con il passaggio nella Pubblica Amministrazione a sistemi open source e l’abolizione dei contributi alle scuole private. Da anni le 46 organizzazioni aderenti a Sbilanciamoci! elaborano proposte concrete e quantificate per indirizzare l’Italia lungo un modello di sviluppo migliore. Si tratta di oltre cento proposte, che non possono essere qui neppure elencate. Esse afferiscono ad un forte sostegno delle politiche sociali, del lavoro, dell’istruzione e della solidarietà internazionale. Nella «controfinanziaria » si promuove un allargamento delle politiche di welfare – non con interventi caritatevoli come la social card e i bonus bebè –ma attraverso interventi e servizi sociali mirati, permanenti e continuativi: asili nido, strutture per la non autosufficienza, «livelli minimi di assistenza» o borse di studio. Si tratta di politiche che, in un’accezione ampia del welfare, comprendono anche le politiche per la cooperazione allo sviluppo, la pace, il servizio civile. Sul fronte del lavoro appare necessario innanzi tutto bloccare i licenziamenti e poi allargare lo spettro di applicazione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori delle piccole medie e imprese, ai co.pro/interinali, ecc., sulla base delle regole esistenti per i lavoratori a tempo indeterminato delle grandi imprese. Altrettanto necessario appare sostenere il sistema delle imprese attraverso politiche di incentivo nel campo dell’innovazione e della ricerca (che dovrebbero aumentare almeno dell’1% di Pil), di sostegno all’accesso al credito, di aiuto finalizzato al mantenimento dell’occupazione. Il rilancio dell’economia dovrebbe passare, come si sta facendo nel resto del mondo, per un green new deal fatto di un piano nazionale di «piccole opere» ambientali e sociali, attraverso una serie di interventi legati ai lavori pubblici nel campo energetico, della mobilità, del riassetto del territorio: impianti fotovoltaici, treni per i pendolari, progetti dimobilità sostenibile e lamessa in sicurezza di almeno 9mila scuole italiane che non rispettano le principali norme in materia.

 
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