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… e questa sarebbe la cosiddetta ‘democrazia sindacale’ di Rinaldini? PDF Stampa E-mail
venerdì 27 novembre 2009

Image Pubblichiamo un comunicato prodotto unitariamente dalle strutture territoriali di SdL intercategoriale e FLMU-Cub.

La fine di CGIL, CISL e UIL come sindacati

Dalle lotte alla complicità passando per la concertazione.

Se oggi possiamo godere ad esempio di contratti a tempo indeterminato, di ferie pagate, di indennità di malattia ecc. e contemporaneamente il datore di lavoro non ci può licenziare come e quando gli pare (come avviene negli USA) lo dobbiamo alle dure lotte dei nostri padri e dei nostri nonni.

Tuttavia, dalla fine degli anni 80, la reazione delle aziende atta a minare la forza dei lavoratori si è fatta più subdola di quanto possa sembrare.

Subdola perché sviluppata con il lassismo sotterraneo non solo della politica e delle istituzioni ma anche con la resa quasi incondizionata di CGIL, CISL e UIL sul campo di battaglia dei diritti, in una efficace connivenza con l’azienda mascherata da ‘concertazione’. Efficace perché basata principalmente su ricatti quali la delocalizzazione (chiudere in Italia per aprire dove costa meno) ed il rifiuto, da parte delle aziende, a sedersi al tavolo delle trattative per il rinnovo di diritti già precari (normati da contratti che scadono anziché da leggi nazionali a tempo indeterminato).

Oggi, con l’accordo sulle nuove regole contrattuali, non solo questi ricatti permangono ma assistiamo al sodalizio adulterino e prostituendo (in cambio cioè di soldi) dei sindacati concertativi nello stesso letto con le controparti datoriali (enti bilaterali). CGIL solo apparentemente è fuori.

In realtà, molte sue categorie di fatto continuano a partecipare all’orgia concertativa partorendo CCNL con le stesse regole che fanno finta di non volere. Si completa così non solo il tradimento dei legittimi soggetti che li mantengono con il loro tesseramento, ovvero i lavoratori, ma l’ennesima perdita di danaro dalle tasche degli stessi. In altre parole: cornuti e mazziati.

Rinaldini (FIOM) e la democrazia sindacale della convenienza.

Fintanto che i diritti (precari o meno che siano) rimangono sulla carta, di fatto è come se non esistessero. Mentre però le aziende riescono ad imporre subito ed efficacemente il rispetto dei doveri dei lavoratori tramite le azioni disciplinari, al contrario per garantire i diritti reali agli stessi lavoratori frequentemente serve una lunga vertenza sindacale (magari in sede giudiziaria).

Per imporre il rispetto delle regole alle aziende spesso si viene quindi costretti a ricorrere alla conflittualità, la quale solo i Sindacati che non sottostanno al ricatto della concertazione (es. FLMU-CUB, SdL ecc.) si possono permettere di praticare.

Onde evitare di rompere le relazioni sindacali e perdere la presenza dell’azienda al tavolo di trattativa invece, FIM, FIOM e UILM preferiscono legare le mani ai propri rappresentanti sindacali che operano nei luoghi di lavoro; loro hanno rinunciato alla conflittualità da tempo. Spesso, anche quella della FIOM è più una strategia di fumo negli occhi dei lavoratori più finalizzata a fare qualche tessera in più che non una vera mobilitazione contro l’azienda. Le aziende sentitamente ringraziano e ricambiano con privilegi e concessioni (es. altre figure sindacali come gli esperti, monte ore, ecc.).

Tra questi privilegi c’è l’accordo di solidarietà tra FIM, FIOM e UILM per spartirsi un terzo delle RSU anche solo in presenza di un voto per lista a danno degli altri sindacati… alla faccia della democrazia! Fintanto che questo ha fatto comodo, anche alla FIOM (preferendo accompagnarsi a FIM e UILM e non a quei guastafeste del sindacalismo di base) l’accordo è stato fatto valere.

Anche al prezzo di rendere inefficaci le lotte per i diritti dei lavoratori. Adesso che il giocattolo si è rotto, la FIOM mette alla porta i suoi vecchi compagni di merende… e questa sarebbe la cosiddetta ‘democrazia sindacale’ di Rinaldini?

SdL.Intercategoriale- Flmu-Cub

Torino, 26/11/2009

 
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