Redazionali
La crisi non risparmia la Sardegna: i lavoratori reagiscono
| La crisi non risparmia la Sardegna: i lavoratori reagiscono |
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| lunedì 23 novembre 2009 | |
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Una situazione ormai comune a tutto il Paese: politici ed economisti dicono che la crisi sta finendo, ma parlano della “loro” crisi. La crisi, quella vera, quella fatta di migliaia e migliaia di licenziamenti e di milioni di ore di cassa integrazione, è ormai un fiume in piena e non sembra arrestarsi. Oggi come non mai servirebbe una risposta forte e soprattutto un sindacato credibile. Seguono due articoli di stampa Blitz nella notte degli operai Alcoa: bloccati i cancelli della centrale Enel Da Unionesarda on line Il blitz è scattato in piena notte. Quando mancava mezz'ora all'una del mattina un centinaio di operai dell'Alcoa di Portovesme hanno varcato i cancelli dello stabilimento occupato e si sono riversati davanti alla centrale termoelettrica dell'Enel Il blitz è scattato in piena notte. Quando mancava mezz'ora alla una del mattino un centinaio di operai dell'Alcoa di Portovesme hanno varcato i cancelli dello stabilimento occupato e si sono riversati davanti alla centrale termoelettrica dell'Enel. Un blitz improvviso con un obiettivo preciso: bloccare i cancelli della centrale, in particolare i varchi di accesso al carbonile. Davanti al muro umano si sono dovuti fermare i camion carichi di carbone, il combustibile della centrale, appena sbarcato dalle stive di un mercantile approdato nel pomeriggio nelle banchine dello scalo industriale di Portovesme. Niente alluminio, niente carbone: è la nuova parola d'ordine degli operai dell'Alcoa ormai decisi a tutto pur di evitare la chiusura della loro fabbrica. L'obiettivo Enel non è casuale: è proprio l'elevato costo dell'energia ad avere messo in ginocchio la loro fabbrica. Il blocco era ancora in atto nel cuore della notte e non si sa quando verrà rimosso. Gli operai rischiano, tenere una nave ferma in porto ha costi altissimi, qualcuno dovrà pagare. Ma la disperazione fa vincere qualsiasi paura. La protesta va avanti Per una fabbrica che rischia di fermarsi un'altra riaccende i motori. Alla Portovesme srl ripartono da oggi i forni Waelz, spenti da febbraio. Rientrano al lavoro 140 persone, tra dipendenti diretti e degli appalti, che sono rimaste in cassa integrazione per nove mesi. Un segnale di speranza in un polo industriale che sforna cassintegrati a tempo indeterminato, dove le fabbriche si fermano ma non ripartono e anche i grandi colossi vivono in emergenza, come sta succedendo in queste settimane ad Alcoa. L'ECCEZIONE In questo scenario il riavvio del Waelz, l'impianto della Portovesme srl dove si produce zinco utilizzando i fumi di acciaieria, rappresenta un'eccezione: un buon numero di lavoratori torna alla normalità, un reparto produttivo riparte. Resta ancora fermo il ciclo di produzione del piombo, che probabilmente non sarà riavviato prima di maggio 2010: per circa 300 operai, tra diretti e imprese, continuerà la cassa integrazione. «Questa è una giornata importantissima per noi», dice Tore Cappai, delegato Filcem Cgil della Rsu di fabbrica, «perché finalmente un pezzo fondamentale della fabbrica riprende a marciare. Certo, resta in sospeso la questione del Kss, dove si produce il piombo, e ci auguriamo che i problemi ancora in attesa di una soluzione definitiva, come l'energia a prezzi competitivi e il contratto di programma per incentivare gli investimenti, possano essere archiviati nel più breve tempo possibile». IL CASO ALCOA ben diversa, come detto, la situazione nella vicina fabbrica di alluminio dell'Alcoa. Il rischio chiusura che incombe sullo stabilimento, mette a rischio circa 2000 posti di lavoro. Continua il presidio dei lavoratori e, soprattutto, prosegue il blocco dell'alluminio in uscita. Una forma di protesta che sta creando seri problemi alla compagnia Alcoa, impossibilitata a rifornire i suoi clienti abituali (tra cui importanti aziende nazionali dall'altra parte del Tirreno) a causa dell'iniziativa degli operai. Intanto, a proposito della strategia allo studio del Governo per abbassare i prezzi dell'energia, venerdì l'Autorità per l'energia ha approvato una delibera che fissa le regole per l'interconnessione con le reti elettriche estere. «È singolare che per superare il problema dei costi energetici sia necessario rivolgerci all'estero, quando proprio sotto di noi c'è una straordinaria fonte di energia come il carbone», dice Francesco Sanna, senatore del Pd. Dopo l'assemblea di sabato in fabbrica, lavoratori, organizzazioni sindacali e sindaci sono impegnati ad organizzare la trasferta di giovedì a Roma. Luciano Uras, consigliere regionale dei Comunisti, Sinistra sarda, Rossomori ha proposto che a Roma ci sia anche il Consiglio regionale. ANTONELLA PANI
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La Vinyls occupata dagli operai Oggi scatta la cassa integrazione Da Unionesarda on line A Porto Torres le tute blu da ieri hanno occupato gli impianti della Vinyls e iniziato uno sciopero della fame collettivo Di SAMUELE SCHIRRA Da ieri la Vinyls Italia di Porto Torres è una fabbrica in mano agli operai. Le tute blu hanno occupato gli impianti e iniziato uno sciopero della fame collettivo: rifiuteranno il cibo fino a quando non verranno stabilizzati i quattordici dipendenti in via di licenziamento e non sarà rivisto il piano delle squadre di sicurezza in modo tale da ridurre il numero dei lavoratori in cassa integrazione. Il provvedimento emanato mercoledì riguarderà da oggi 101 persone in organico su un totale di 132. L'occupazione del sesto piano della palazzina del Pvc è iniziata nel primo pomeriggio, ma il blitz era stato pianificato tre giorni fa: da venerdì gli operai non abbandonavano più gli impianti a fine turno, perché il loro tesserino magnetico d'ingresso sarebbe stato disattivato oggi con l'avvio della cassa integrazione. A quel punto il piano di invasione della fabbrica, studiato a tavolino, sarebbe saltato: perciò le "pattuglie" si sono formate a rate, un turno dopo l'altro, nel fine settimana. Ora l'esercito degli operai è quasi al completo. In sessanta occupano un terrazzo apparecchiato con tende e sacchi a pelo. Rimarranno lì notte e giorno, a un'altezza di venticinque metri, aspettando che qualcuno comunichi loro buone notizie. Senza mangiare, tirando avanti solo grazie a un po' di the e del caffè. Per trasmettere all'esterno il loro stato d'animo hanno anche inchiodato una tuta da lavoro e un elmetto a una croce di legno. Il simbolo della condanna a morte di centinaia di famiglie attaccate alla gonna della chimica è stato fissato all'ingresso dello stabilimento. Gli operai della Vinyls hanno annunciato che da stamani occuperanno anche la sala controllo del pvc e del vcm. La rabbia accumulata contro l'Eni trabocca. La multinazionale viene accusata di non voler più fare chimica e di bloccare chi vorrebbe farla. «L'Eni ostacola ogni trattativa e impedisce ogni accordo. Un'eventuale chiusura degli impianti Vinyls Italia avrà pesanti ripercussioni nell'assetto complessivo del petrolchimico di Porto Torres e della chimica sarda in generale», dicono i dipendenti in un comunicato diffuso in serata. L'ex azienda di Sartor, oggi in amministrazione controllata, deve dare garanzie per permettere agli istituti di credito di emettere le fidejussioni chieste dall'Ente nazionale idrocarburi, necessarie perché la società controllata dallo Stato faccia ripartire i rifornimenti di prodotto verso la fabbrica del pvc/vcm. Per avere la benedizione dalle banche i commissari hanno però dovuto spedire in cassa integrazione 101 operai, per ridurre le spese. Ma nel frattempo quattordici dipendenti saranno licenziati: a giorni scadrà il loro contratto di apprendistato e per legge non possono esserci riconferme con gli impianti fermi. Andranno a casa solo con le briciole della cassa integrazione in deroga, prevista fino al termine del contratto. Un elemosina da 168 euro al mese. Scontato l'appello dei lavoratori ai vertici dei sindacati e della politica, presidente della Regione compreso. Il comunicato tira in ballo anche il capo del governo, il presidente della Provincia e i sindaci dei Comuni del Sassarese: «Le segreterie dei sindacati territoriali, regionali e nazionali, le istituzioni territoriali, ma soprattutto regionali, chiedano al governo un intervento immediato presso l'Eni per un reale e rapido avviamento degli impianti, con il rilancio delle produzioni dei cloroderivati, strategiche per il mantenimento dell'industria chimica nazionale». Gli operai di Vinyls non dimenticano nemmeno l'agonia dei colleghi del capo di sotto: «Siamo solidali con i lavoratori dell'Alcoa di Portovesme che stanno lottando per la salvaguardia del loro posto di lavoro. Auspichiamo che in sede istituzionale le due vertenze vengano considerate come un unico caso, a difesa dell'intero apparato industriale sardo». |
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