Home
ACQUA PRIVATA · L’esempio dei comuni che hanno già «liberalizzato» PDF Stampa E-mail
venerdì 20 novembre 2009

Il decreto Ronchi è legge, i comitati locali si preparano

Da Il Manifesto del 20 novembre 2009

Andrea Palladino

Il decreto Ronchi è ormai legge. Da oggi le multinazionali dei servizi inizieranno a preparare le cartine della futura spartizione degli acquedotti italiani. Non troveranno, però, le fanfare municipali ad accoglierle, ma tanti cittadini pronti a difendere con forza l’acqua del sindaco. C’è in Italia una costellazione di lotte, di gruppi spontanei e di piccole quotidiane battaglie contro le conseguenze della gestione dei beni comuni delle società per azioni. Nati al di fuori dei partiti, con una autonomia che ha garantito la sopravvivenza e la crescita del movimento, i comitati per l’acqua pubblica hanno la forza di chi ha organizzato migliaia di cittadini, creando una coscienza assolutamente inedita. Uno dei casi più conosciuti e radicati è il gruppo spontaneo di Aprilia. Più di 4 anni di attività, oltre 7.000 vertenze con il gestore Acqualatina, le cui quote private sono in mano alla Veolia. Una società bipartisan, con presidente il senatore di Fondi Claudio Fazzone – che abbiamo imparato a conoscere come primo difensore della giunta accusata di essere infiltrata dalla malavita organizzata – e con vice presidente Raimondo Besson, ingegnere di area Ds, amico di vecchia data di MicheleMeta, coordinatore della campagna di Ignazio Marino. Latina è stata uno dei laboratori della privatizzazione che da oggi il governo Berlusconi vuole imporre a tutti i comuni italiani. Le prime conseguenze della scelta di una Spa per la gestione dell’acqua furono gli aumenti dei prezzi – fino al 300% – e le promesse mancate sugli investimenti. Sono bastati pochi anni per vedere la società in difficoltà, con perdite milionarie in bilancio e il ricorso a strumenti finanziari che mettono a rischio le stesse quote societarie pubbliche. Sempre nel Lazio, in provincia di Frosinone, la cessione della gestione del servizio idrico ad Acea, senza nessuna quota riservata agli enti locali, ha portato anche in questo caso ad aumenti astronomici delle tariffe, senza ricevere nessun beneficio in investimenti. I comitati locali, nel giro di qualche mese, riuscirono a organizzare oltre diecimila reclami, che – basandosi sull’analisi attenta della normativa – hanno creato non pochi problemi al gestore venuto da Roma. Contro Acea – e contro gli amministratori comunali che appoggiarono gli aumenti delle tariffe – è poi scattata anche un’inchiesta della Guardia di finanza, che ipotizza i reati di truffa aggravata, distruzione di documenti e falso. In Toscana, da diversi anni si è sviluppato un movimento che unisce i lavoratori di Pubbliacque – che ha come socio principale sempre Acea – con i cittadini che hanno ricevuto le bollette del gestore a capitale misto, con forti aumenti. La prima strada, la revisione in sede regionale della legge che permetteva l’affidamento ai privati, venne tentata inutilmente. Le oltre quarantamila firme non furono sufficienti a vincere lo sbarramento politico dei Ds, che qui hanno sempre difeso la privatizzazione. La parola a quel punto è tornata ai comitati. Ad Arezzo l’affidamento ai privati del servizio idrico ha compiuto dieci anni. Il sindaco che all’epoca permise la privatizzazione è diventato oggi il presidente di Nuove Acque Spa (tanto per chiarire come la politica continui nei fatti ad avere un ruolo, anche se molto lontano dai cittadini). Qui è possibile trovare le tariffe più alte d’Italia – secondo uno studio di tre associazioni dei consumatori – «perché proprio i nostri sindaci sono stati i primi a privatizzare l’acqua », spiega il locale comitato acqua pubblica di Arezzo. Il movimento per l’acqua nel sud ha due capitali morali, la Campania e la Sicilia. In provincia di Napoli la questione della privatizzazione e dei beni comuni si sposa strettamente con i temi ambientali, soprattutto con i rifiuti. In Sicilia sono i sindaci a guidare in prima persona la lotta contro le multinazionali che stanno cercando di prendere in mano gli acquedotti preziosi. La Puglia, poi, ha rilanciato per prima la resistenza istituzionale alla legge Ronchi, con il progetto di ripubblicizzazione degli Acquedotti, firmato Nichi Vendola. Nel nord, infine, c’è il prossimo appuntamento a Torino, dove più di dodicimila firmehanno accompagnato la proposta di inserire nello statuto comunale il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Una delibera che sarà discussa il prossimo 17 dicembre. Unmovimento ampio, diffuso, da oggi pronto a contrastare l’arrivo della nuova legge Ronchi. Città per città.

 
< Prec.   Pros. >
page counter