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Federmeccanica: «Fine del precipizio, non della crisi» PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

di Giorgio Pogliotti

Da ilsole24ore.com

Dopo la pesante caduta della prima parte dell'anno, l'industria metalmeccanica è in una fase di sostanziale stagnazione che si protrarrà per gli ultimi mesi del 2009. Questa debolezza è destinata a proseguire anche nel 2010, a causa della scarsa ripresa del commercio internazionale che penalizza il settore che indirizza oltre il 50% della produzione all'export, e del portafoglio ordini che per il 60% delle imprese è in calo. È la fotografia scattata dall'indagine congiunturale presentata da Federmeccanica a sottolineare che la produzione viaggia sui livelli minimi degli anni 80 per le imprese che nel 30% dei casi prevedono di ridimensionare l'organico nei prossimi sei mesi. Più nel dettaglio, nei primi nove mesi dell'anno la produzione metalmeccanica ha registrato un calo del 30,7%, con punte del 42,4% nel comparto degli autoveicoli, del 36,4% nel metallurgico e del 31,8% nelle macchine e materiale meccanico. Quanto al terzo trimestre 2009, si è registrato un aumento congiunturale del 3,4% e un calo del 26,7% tendenziale. Il dato congiunturale positivo del terzo trimestre, tuttavia, per Federmeccanica è poco significativo poichè risente della crescita registrata ad agosto (+13,1%), mese per sua natura anomalo, peraltro seguito da una caduta della produzione a settembre del 10,5%. «C'è un rallentamento nella caduta – sostiene il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli – tuttavia stando agli indicatori non sappiamo ancora se la caduta si è arrestata. se prosegue questo trend aspettative di inversione tendenza. L'inversione del ciclo sarà molto lenta, l'industria metalmeccanica soffre più delle altre». Le ore di cassa integrazione per il settore metalmeccanico nei primi 10 mesi dell'anno é salito del 601,2 per cento Complessivamente le ore di cassaintegrazione hanno toccato quota 375 milioni, corrispondenti a circa 250 mila metalmeccanici occupati a tempo pieno su un totale di 2 milioni di lavoratori impiegati nel settore. In particolare le ore di Cig ordinaria da gennaio a ottobre hanno avuto un incremento del 1350% – penalizzando soprattutto gli operai – mentre quelle di Cig straordinaria sono cresciute del 170 per cento. «Se dovesse ripartire il nostro settore - spiega il responsabile del servizio economico di Federmeccanica, Angelo Megaro - questa partenza, nel corso del 2010, sarà abbastanza lenta. La debolezza produttiva continuerà fino a fine anno e non riusciamo a vedere un punto di svolta per il nostro settore».

18 novembre 2009

 

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FEDERMECCANICA/INDAGINE TRIMESTRALE

Industria a picco: non c’è nessun segnale di ripresa

Da Il Manifesto del 19 novembre 2009

Francesco Piccioni

ROMA Alla fine la crisi economica ha messo in crisi anche i metodi della statistica. Nel presentare i dati dell’analisi trimestrale sulla congiuntura, ieri Federmeccanica - l’associazione delle imprese metalmeccaniche - ha fatto molta fatica a far capire che il dato relativo al mese di agosto (un altrimenti clamoroso +3,4%) era dovuto più ai sistemi usati per depurare i dati dagli effetti stagionali che non a una «crescita» effettiva. La realtà brutale è che «i segnali positivi che stanno emergendo per l’economia internazionale» purtroppo «non trovano riscontro nel settore metalmeccanico ». Al massimo, e volendo essere un po’ ottimisti, «siamo in una fase di stagnazione» che fa seguito però a una contrazione del 30,7% rispetto a un anno fa (mettendo a confronto il terzo trimestre di quest’anno con il secondo del 2008, quando la recessione ha cominciato a farsi vedere). In questa situazione «anche se si verificasse nei prossimi mesi una crescita dello zero virgola qualcosa, non si potrebbe parlare di ripresa». Analizzando i diversi comparti del settore i dati sono anche più drammatici nel settore autoveicoli (-42,4), nel metallurgico (o siderurgico, con -36,4) e soprattutto per le macchine e materialemeccanico (-31,8,ma è il comparto che pesa per il 40% di tutto il settore). Reggono un po’ meglio il comparto computer-radio-tv (poco rilevante, ormai, con un -12,4%) e gli «altrimezzi di trasporto» (moto, aerei, navi, treni, con un -9,6). Le attese non sono migliori. Il «portafoglio ordini» piange, quindi anche il quarto trimestre non farà registrare risalite. Anzi... In generale, il 60% delle imprese dichiara che le commesse non sono sufficienti a mantenere intatta l’attività produttiva. A farne le spese sarà certamente il fattore lavoro: il 30% delle imprese prevede infatti una prossima riduzione di personale. L’occupazione nelle grandi imprese meccaniche è già sceso del 3,6% (più tra gli operai - meno 5,4 - che tra gli impiegati, meno 0,6%). Il merito di questa caduta ancora contenuta viene dato alla cassa integrazione. Quella ordinaria è cresciuta del 1.350% (avete letto bene!), mentre la straordinaria del 170%. Sommate, fanno un + 601%. Il vicepresidente Miotto ha confermato che sta crescendo moltissimo il ricorso alla «straordinaria» - normalmente riservata alle ristrutturazioni industriali - che viene concessa con più facilità di prima, come puro ammortizzatore sociale. Un grazie che lo stesso Miotto rivolge al governo, perché «ha garantito una qualche tenuta dei consumi», e quindi un crollo minore della produzione industriale in senso lato. In ogni caso, l’industria metalmeccanica potrebbe «ripartire» solo in ritardo rispetto al resto dell’economia. I vincoli sono fondamentalmente due: c’è un diffuso «eccesso di capacità produttiva » (sovraproduzione, direbbe un marxista), che «scoraggia la domanda di beni di investimento (nessuno ordina macchine nuove, se non riesce a far girare a sufficienza neppure quelle vecchie); e l’Italia è focalizzata sull’esportazione (ma il commercio mondiale non è quasi per nulla ripartito). Occorrerebbe forse una nuova politica industriale (il direttore, Roberto Santarelli, ammette che «la riconosciamo carente »), ma questo aprirebbe una linea di «scarsa sintonia» con l’esecutivo. Grande soddisfazione, invece, per la firma di un contratto separato con le sole Cisl e Uil (oltre che con Ugl e Fismic) e senza la Fiom Cgil. «Ce ne dispiace», ovviamente, «non era nostra intenzione escludere nessuno», ma porte aperte a un eventuale «ripensamento, per cui esistono già gli istituti contrattuali; e qualche speranza che il congresso della Cgil, ormai aperto, possa risolvere l’«anomalia Fiom». Si può naturalmente sperare anche il contrario.

 
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