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TERMINI IMERESE - Il lunghissimo autunno degli operai PDF Stampa E-mail
giovedý 19 novembre 2009

Da Il Manifesto del 19 novembre 2009

Federico Scarcella

TERMINI IMERESE Così fan tutte le aziende: firmano un accordo, raggranellano un po’ di soldi pubblici e poi lo buttano nel cestino. Così accade anche alla Fiat di Termini Imerese, dove gli operai si passano dimano in manoun foglio datato 9 aprile 2008 che assicura lunga vita allo stabilimento siciliano nato nel ’70, quando in Italia circolavano ancora le 500 e un po’ più di speranze. Il documento parla di 250 nuove assunzioni, 550 milioni d’investimento, 100 dei quali già spesi, per la produzione di un nuovo modello della Lancia Ypsilon.Madi nuovo qui c’è la cassintegrazione, ripresa ieri mattina mentre sindacati e operai decidevano di occupare il municipio, eleggevano il loro «nuovo sindaco» e seduti nell’aula consiliare si davano all’esegesi di una parola criptica pronunciata dall’amministratore delegato del Lingotto giànello scorso giugno: «riconversione ». La parola è ricomparsa nel piano che il Lingotto presenterà la prossima settimana, «e vuol dire chiusura, perché non c’è niente da riconvertire», dice Roberto Mastrosimone della Fiom, uno dei protagonisti della battaglia che nel 2002 scongiurò, dopo tre mesi di sciopero, lo smantellamento della fabbrica che oggi occupa 1370 persone (erano 3500 Negli anni Settanta) e 800 tra esternalizzati e indotto. Si è anche parlato della produzione di pezzi per i trattori della New Holland, ma nessuno ci crede: «Hanno appena chiuso un sito con 550 dipendenti a Imola», spiega Vincenzo Comella della Uilm, «che senso avrebbe piantarne un pezzo qui e soprattutto dopo che il settore delle macchine agricole ha fatto registrare un calo di vendite del 50%?». Il piano sembra chiaro: la Panda torna dagli stabilimenti polacchi per essere prodotta a Pomigliano; in cambio la Lancia Ypsilon va in Polonia. Più o meno quello che era stato deciso quando il Lingotto trattava l’acquisto di Opel. E Termini Imerese? «Chiude», dice Giuseppe Giudice, 32 anni in catena di montaggio. «I siti sono saturi e sembra un gioco facile per l’azienda: lo stabilimento è vecchio, paga gli errori degli anni Settanta e Ottanta, quando non si provvide ad allargare l’indotto e a fare della fabbrica qualcosa di più di un luogo d’assemblaggio ». In Sicilia si assembla tutto, anche bizzarri pezzi della politica che al comune di Termini Imerese hanno prodotto un sindaco del Pd sostenuto da una maggioranza costituita da Pdl ed Mpa. E’ una delle alchimie di Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega al Cipe e vicesindaco della città, oggi cercato invano dagli operai che hanno appeso un cartello alla scalinata del municipio: «Miccichè, dove sei?».Ma il pupillo di Berlusconi frequenta altri siti, come il suo blog, e cerca improbabili soluzioni alla crisi aperta alla Regione siciliana dove è bastata la sua bacchetta magica per trasformare in poca cosa una maggioranza che non aveva mai raggiunto prima quota 65%.Qui solo il centrodestra può far male al centrodestra. Ma gli operai cercano la politica, anzi, i politici. Hanno chiesto al sindaco Salvatore Burrafato di farsi promotore di un incontro con Scajola. Ed è partita un’ossequiosa lettera al ministro, che ieri sera ha risposto spiegando che «la situazione non va drammatizzata. Le avventate dichiarazioni di esponenti politici provocano solo l’aumento della tensione sociale». Per Scajola è bene che tutti stiano tranquilli, la questione sarà affrontata ai primi di dicembre, quando il piano sarà in dirittura d’arrivo.Ma il ministro rassicura sul mantenimento dell’attività produttiva ma non nasconde che, «anche se dopo il 2011, la produzione di auto potrebbe essere sostituita con quella di altri prodotti, sempre nel settore automotive».Nessuno si era fatto illusioni e il commento quasi unanime è che se la Fiat ha escluso Termini Imerese dai propri progetti è proprio perché l’ha prima concordato con il governo. Alla Regione, dove c’è un assessore che viene da Confindustria, il presidente Raffaele Lombardo non lascia la scena solo a Scajola e a sera sente il bisogno di dire la sua, spostando a Natale i tempi delle decisioni: «Il 21 dicembre Fiat auto porterà un piano che prevede il rilancio di Termini Imerese». Nei giorni scorsi tutto quello che era arrivato da palazzo d’Orleans era qualche numero: 350 milioni da offrire alla Fiat. Erano 150 nel 2005, quando Salvatore Cuffaro faceva il governatore. Promise mari e monti prima di dimettersi a causa di una condanna a cinque anni. In quel piano faraonico la Regione avrebbe messo i soldi per costruire nuovi capannoni, creare una nuova area di produzione e portare a cinquemila il numero degli addetti. Non accadde nulla. Quello stesso piano, senza troppe variazioni, probabilmente sarà realizzato in Serbia. Dalla piazza del municipio l’est dei lavoratori non è lontano come la ex Jugoslavia. Basta lanciare uno sguardo verso i capannoni dell’area industriale e fare i conti di quello che resta in quei chilometri davanti al mare, dove un tempo c’erano solo ombrelloni e alle spalle le rovine archeologiche di Himera. «Hanno distrutto tutto», è la frase più ottimista che si sente guardando la devastazione dell’area, diventata una specie di Spoon River: lì c’era la Blue Boat, 120 operai che costruivano barche. Chiusa. Poco più avanti c’è la Ciprogest, che si chiamò Cipro Sicilia, Parmalat, Emmegi. Chiusa, con gli operai in cassintegrazione da mesi. L’elenco potrebbe continuare. Poi a qualcuno scappa da dire: lì c’era il mare, bellissimo. Ora c’è solo virtualmente, perché gli Agnelli hanno rivoltato questo paesaggio, quest’economia. «Tornare indietro?», si chiede Giuseppe Giudice. E dove, nella fantasia? Prima che faccia buio gli operai si radunano nella piazza del municipio sotto la statua di Giuseppe La Masa, uno che in Sicilia partecipò alla rivoluzione del 1848. E’ tempo di pensare a cosa fare domani (stamattina per chi legge). A uno di loro viene l’idea di chiamare a raccolta gli autotrasportatori, altra categoria di aspiranti disoccupati, e portare i camion davanti al municipio. Ma ogni cosa va concordata perché, dicono, «l’azienda ha già provato a dividerci: oggi 350 operai sono entrati in fabbrica per fare dei lavori già programmati, ma secondo un turno che ha tutta l’aria di essere studiato a tavolino, dallo 8 alle 17 invece che dalle 6 alle 14, così se qualcuno si voleva unire a noi durante il giorno, a pomeriggio inoltrato non gli resta che andare a casa». Poi qualcuno porta i panini e qualche birra.

 

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Circa 200 dipendenti dello stabilimento siciliano chiedono l'intervento del Comune "Serve un incontro con il ministro Scajola per bloccare il piano di chiusura" Fiat, gli operai di Termini Imerese occupano il municipio per protesta Manifestano anche i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese, tutti in cassa integrazione E lanciano un appello alla Lega: "Anche questa è Padania, voi dove siete?"

Da repubblica.it

TERMINI IMERESE (Palermo) - Circa 200-300 operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'indotto hanno occupato il municipio. Questa mattina, dopo un'assemblea davanti ai cancelli della fabbrica, le tute blu si erano messe in marcia verso il centro abitato. In questo momento, spiega il segretario della Uilm Vincenzo Comella, sindacati e lavoratori sono riuniti in assemblea con il sindaco Salvatore Burrafato, per concordare una linea comune sulla vertenza contro il piano dell'azienda, che prevede di fermare dal 2011 la produzione automobilistica nell'impianto siciliano. La nuova Lancia Y, infatti, sarà realizzata in Polonia. Proprio oggi sono partire le ulteriori due settimane di cassa integrazione. Contro il piano Fiat si era espressa con forza sabato la Cgil, in occasione della manifestazione di protesta contro la politica economica del governo tenuta a Roma. I circa 200 operai che si trovano in municipio hanno "eletto" un proprio sindaco. L'operaio ha indossato la striscia tricolore: "Se le istituzioni non prendono in considerazione i nostri problemi - dicono gli occupanti - cercheremo di fare da soli". Gli operai chiedono inoltre che le autorità comunali li aiutino a fissare un incontro con il ministro Claudio Scajola, prima che la Fiat presenti ufficialmente il piano industriale. Altrimenti "staremo qui ad oltranza", dicono. In particolare si rivolgono al vicesindaco Gianfranco Miccichè, che è anche sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con la delega al Cipe. La protesta dell'Alfa Romeo di Arese. Protestano anche i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese, tutti in Cassa integrazione, davanti alla sede di Assolombarda, mentre una delegazione sindacale sta discutendo con i rappresentanti della Fiat del trasferimento del Centro Stile da Arese a Torino. Numerosi gli striscioni e le bandiere di Slai-Cobas, Fiom-Cgil e Flmu-Cub. "La chiusura dell'Alfa - spiega Corrado Delle Donne dello Slai-Cobas - è uno sfregio per tutta Milano, l'Alfa Romeo è stata regalata alla Fiat a suon di tangenti, e Torino, dopo aver incassato 2 mila miliardi per Arese a fondo perduto vuole chiudere tutto, toghe rosse cercasi". Secondo Delle Donne "al danno si aggiunge la beffa, perchè Fiat se ne va da Arese ma lascia a comandare l'area un suo ex manager, Luigi Arnaudo". Davanti alla sede di Assolombarda è stata posata la riproduzione di un bonifico da 4 miliardi di lire eseguito l'11 marzo 1992 da Credito Italiano alla Banque Internationale de Luxembourge a favore del cliente 'Gabbiano'. "Quel Gabbiano - ha spiegato Delle Donne - era Bettino Craxi e l'assegno fu staccato da Cesare Romiti perchè l'Alfa venisse ceduta alla Fiat anzichè alla Ford". I lavoratori hanno rivolto anche un appello alla Lega Lombarda: "Anche L'Alfa Romeo è in Padania, non è Terronia, voi dove siete?". (18 novembre 2009)

 
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