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Obama e Hu Jintao: marcia indietro sul clima PDF Stampa E-mail
marted́ 17 novembre 2009

 dall'inviato Mario Platero

Da ilsole24ore.com

PECHINO – Cina e Stati Uniti sono certi che al vertice di Copenhagen sull'ambiente sarà possibile raggiungere dei risultati operativi immediati, anche se i negoziati per un accordo legale vincolante continueranno dopo gli incontri. In particolare, seguendo le proposte che Rasmussen aveva portato al vertice Apec di Singapore vi saranno delle specifiche direttive operative su cinque punti: 1) assistenza finanziaria per i paesi in via di sviluppo, 2) promozione di sviluppo tecnologico, 3) attenzione particolare ai bisogni dei paesi più poveri che debbono adattarsi ai cambiamenti climatici, 4) iniziative per la protezione delle foreste, 5) aiuti di tipo finanziario e tecnologico per ridurre le emissioni. È chiaro che sia Washington che Pechino, al loro primo appuntamento con una sfida che richiede leadership globale non vogliono dare la percezione di fallire. E dunque nel vertice a due fra Barack Obama e Hu Jintao, il tema climatico è stato riportato al centro dell'attenzione, assieme alle sfide economiche e commerciali e a quelle per il disarmo. Per il resto l'economia, la forza del dollaro, i problemi commerciali hanno lasciato un quadro di fondo invariato: si cercherà di lavorare sulle direttive per il G20 e mentre gli Usa chiedono un rafforzamento dello yuan che arriverà dicono i cinesi solo nel tempo, Pechino chiede di smetterla con ritorsioni protezionistiche come quelle lanciate da Washington lo scorso settembre. Come ha detto l'ambasciatore Huntsman, un grande esperto di Cina, questa visita di Obama ha segnato un «forte passaggio di qualità nel rapporto fra i due paesi... non ricordo un viaggio presidenziale in Cina con un livello di intesa, di profondità di dialogo e di trasparenza così diretto come quello che abbiamo visto in questi due giorni fra Shanghai e Pechino. Oggi Cina e Stati Uniti sanno che alcuni problemi globali possono essere risolti soltanto da loro due». Si tratta dunque del primo passo formale verso un G2 con la Cina? Obama non lo ha detto direttamente, ma ci è andato vicino: «siamo per un dialogo forte... in cui la Cina di pari passo con la sua crescita economica dovrà assumersi maggiori responsabilità nel contesto globale». Per tutta risposta Hu ha chiesto: «di respingere le tentazioni protezionistiche, ora che la crisi si sta stabilizzando», un riferimento preciso alle sanzioni commerciali imposte dall'America su certe importazioni cinesi lo scorso gennaio. Il nuovo ordine economico del G20, sia dal punto di vista delle regole che da quello dei nuovi equilibri macroeconomici, diventerà il punto di riferimento per la governance economica globale. Nel loro incontro i due leader hanno anche deciso di approfondire il lavoro comune per contenere la proliferazione nucleare, esercitando pressioni sia sulla Corea del Nord che sull'Iran; si sono impegnati a far avanzare l'agenda ambientale di Copenhagen perché il vertice dell'Onu «sia solo un appuntamento politico, ma generi direttive molto operative», come ha detto Barack Obama durante il suo intervento coi giornalisti. I due infine hanno deciso di avviare insieme, a partire da gennaio un dialogo sui diritti umani. L'apparizione dei due leader davanti alla stampa, in un incontro senza domande, è stata un po' "stiff" un po' rigida e molto formale, come ha osservato un funzionario della Casa Bianca al seguito. L'incontro era inziato nella mattinata al Palazzo del Popolo, in una giornata di sole ma molto fredda a Pechino, con le delegazioni al completo. Da parte americana c'erano anche il segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere economico della Casa Bianca Larry Summers. Secondo quanto concordato, i due leader non hanno risposto ad alcuna domanda dei giornalisti e si sono limitati a ripetere l'agenda e i progressi dei loro colloqui. Per la prima volta in questo viaggio asiatico Obama ha menzionato il Tibet, auspicando che pur nel contesto dell'integrità territoriale cinese "di cui il Tibet fa parte" possa esserci un dialogo con il Dalai Lama per allentare le tensioni. Il presidente cinese ha a sua volta discusso di diritti civili e umanitari e ha detto di aver «apprezzato la dichiarazione di Obama sull'integrità territoriale della Cina e sulla politica dell'unica Cina nel contesto della questione taiwanese». «Ci auguriamo – ha detto ancora Obama – che la tensione sugli stretti con Taiwan, molto diminuita possa diminuire ancora». Poi la parte turistica, una visita di Barack Obama alla città proibita (dove si è detto incantato) e alla Muraglia cinese domani, prima di partire per l'ultima tappa di questo suo debutto asiatico, la Corea del Sud.

17 NOVEMBRE 2009

 
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