Home arrow Redazionali arrow Manuli: i lavoratori dicono NO all'accordo di Cgil, Cisl e Uil
Manuli: i lavoratori dicono NO all'accordo di Cgil, Cisl e Uil PDF Stampa E-mail
giovedì 12 novembre 2009

Image  I lavoratori in Assemblea ascoltano le motivazioni della firma di Cgil, Cisl e Uil. Votano, le bocciano e dicono NO all'accordo. Riportiamo la cronaca della giornata dell'11 novembre dal sito di "Presidio Manuli".

Mancato REFERENDUM Di Presidio Manuli (11 Novembre 2009) - Stamattina si è tenuta l'assemblea generale della Manuli presso la sala conferenze della Camera di Commercio di Ascoli Piceno. Ad esporre l'ipotesi di accordo c'erano i delegati nazionali delle tre sigle sindacali (CGIL, CISL e UIL). Per due ore circa hanno cercato di spiegare ai lavoratori presenti (oltre 300) tutte le motivazioni che hanno portato alla firma di questo pseudo-accordo.

Non c'è un piano industriale per chi rimane (ricordiamo: 125 a tempo pieno, altri 10 part time più altri 5 entro un anno), non si conoscono le cifre per l'incentivazione (si sa solo che l'azienda ha messo a disposizione 3.700.000 euro da dividere), non si sa se la Regione o chi altro concederà dei fondi per agevolare economicamente chi rimarrà fuori, non hanno saputo rispondere quando è stato chiesto loro se la gratifica feriale (14ma mensilità) sarà ancora erogata a chi avrà la fortuna di essere tra i riassunti, non sono state date garanzie sul premio di produzione (dicono che dal 1° gennaio sarà rivisto secondo i nuovi obiettivi).

Ma quali sono i nuovi obiettivi? Dall'ipotesi di accordo esce fuori che l'azienda smantellerà e VENDERA' i capannoni rimasti liberi. Non ci sarà nessuno sviluppo della produzione se venderanno le loro strutture. Non è scritto da nessuna parte l'impegno dell'azienda a rimanere nel territorio per un certo numero di anni, anzi si riserva la facoltà di licenziare.

Tornando all'incentivo, 3.700.000 euro sembra tanti, ma provate a dividerli per 240 (le persone che rimangono fuori), togliete le quote che verranno erogate come integrazione salariale per chi andrò in cassa integrazione, rimarrano briciole per chi decide di andarsene volontariamente (nemmeno 5.000 euro netti).

Altra castroineria: decideremo in seguito come distribuire questa somma di denaro!!!

Questo hanno detto!!! Sempre l'accordo prevede l'istituzione di tavoli mensili per discutere forme di riassunzioni per le maestranze in cassa integrazione: in pratica la stessa presa in giro fatta agli operai della cartiera di Ascoli Piceno. Il risultato di questi tavoli è che gli stessi lavoratori della cartiera hanno aperto un presidio davanti lo stabilimento ben due anni dopo tutte le promesse fatte e non mantenute, le stesse che stanno facendo a noi. A Bologna e Milano hanno già votato e si doveva votare anche da noi.

E' già difficile prendere una decisione sul proprio futuro lavorativo, ma sinceramente non ci sono stati tolti i mille dubbi che avevamo sulla bontà di questa contrattazione. Tegola finale: invece di far procedere alla votazione oggi stesso e scrutinare PUBBLICAMENTE le schede, il Sig. Colombini (nazionale CISL) ha dichiarato l'intenzione di far votare domani e dopodomani nelle sedi sindacali scatenando l'ira della maggior parte delle persone presenti.

 Il delegato nazionale della CGIL ha preso atto del netto rifiuto della forza lavoro dichiarando che per per quanto riguarda la propria sigla sindacale ci sarà un mancato accordo.

Colombini è uscito scortato dalla Polizia ma è rimasto fermo nella propria idea.

Si è svolta una votazione per alzata di mano, il 100% dei VOTANTI ha detto NO!!! Speriamo che ne prendano atto.

 

Riportiamo anche un articolo di stampa:

 

Manuli, gli operai dicono no. Sindacalista esce scortato

di Domenico Cantalamessa

Da Sambenedettooggi

Il dirigente della Cisl Colombini è stato aggredito verbalmente durante l'assemblea organizzata dai sindacati per far votare ai lavoratori l'accordo sottoscritto nei giorni scorsi e che è stato respinto all'unanimità da parte di tutti i 376 lavoratori

ASCOLI PICENO – Rispedito al mittente. I lavoratori della Manuli hanno bocciato mercoledì mattina, 11 novembre, il Piano aziendale presesentato dai vertici della multinazionale della gomma sottoscritto nei giorni scorsi da sindacati confederali e istituzioni, e che prevede il reintegro di 140 operai a fronte dei 237 che dovrebbero rimanere fuori e per i quali sono previsti ammortizzatori sociali per un totale di 3,7 milioni. Nel corso dell'assemblea, che si è svolta presso la sala conferenze della Camera di Commercio di Ascoli Piceno, è stato anche duramente aggredito verbalmente il dirigente sindacale della Cisl-settore gomma Colombini, costretto ad uscire scortato dalla Polizia. Colombini, e con esso tutti i maggiori sindacati, sono stati accusati di non aver tutelato nel migliore dei modi gli interessi dei lavoratori, che chiedevano il ritiro di tutte le procedure di mobilità e il reintegro nell'attività produttiva di tutti gli operai. «Quantomeno chiedevamo un Piano che guardasse al futuro – spiega Andrea Quaglietti, sindacalista Sdl e rappresntente Rsu - Invece qui non c'ènessuna garanzia neanche per i lavoratori che attualmente rientrerebbero al lavoro. Cosa accadrà l'anno prossimo? O tra due anni, quando nel frattempo alcuni reparti verranno smantellati, impedendo così qualsiasi ipotesi di futura riapertura? Questo i lavoratori lo hanno capito e per questo hanno votato contro». Il referendum si è svolto per alzata di mano, così come è avvenuto a Bologna e a Milano dove l'azienda ha delle piccole succursali (ma lì i lavoratori hanno approvato il piano), e ha visto la totale bocciatura dell'accordo da parte di tutti i 376 operai della Manuli. Si tratta di un risultato soprendente per certi versi, in pochi si aspettavano che i lavoratori destinati alla riassunzione esprimessero voto contrario. Cosa potrebbe accadere a questo punto? In sostanza, o la Manuli chiude definitivamente, ed in questo caso dovrebbe pagare alcune penali oltre ovviamente ad una congrua buonuscita a tutti i 376 lavoratori, o si riaprirà il tavolo della trattativa per cercare delle soluzioni che possano essere accettate da tutti. Si vedrà nei prossimi giorni. Intanto i rappresentanti sindacali non risparmiano frecciatine anche alle Istituzioni. «Dopo l'incontro del 27 ottobre non si sono più viste - accusa Quaglietti - non hanno più partecipato ai tavoli di trattaviva. Inoltre, sul documento da loro sottoscritto non c'è nessuna garanzia per i lavoratori. Si parla di impegno alla ricollocazione, ma dove ci mettono? Di concreto non c'è nulla, e devono ancora sistemare tutti gli operai licenziati prima di noi, come ad esempio quelli della Ahlstrom».


 
< Prec.   Pros. >

page counter