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Manuli di Ascoli Piceno: come delocalizzare e creare disoccupazione anche dove non esiste vera crisi PDF Stampa E-mail
martedì 10 novembre 2009
Image L'ultimo evento della vertenza è stato il verbale di mancato accordo del 9 novembre scorso tra Manuli Rubber Ind. e SdL intercategoriale, malgrado i chiarimenti dell'azienda nell'incontro che conclude la fase sindacale e amministrativa. Un percorso che ha reso i lavoratori e la nostra organizzazione protagonisti di una lotta sindacale che dura dal 3 agosto, giorno in cui è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per 388 Lavoratori tra Ascoli, Bologna e Milano.

In questo periodo l'azienda non ci ha mai convinto che la scelta di interrompere l'attività è dipesa da una mancanza di ordinativi. Al contrario, siamo convinti che non esista una vera crisi industriale e che si tratti di un ulteriore passo verso la delocalizzazione dell'industria manifatturiera in paesi dove lo sfruttamento dei lavoratori e i margini di guadagno per le aziende sono molto più elevati.

La nostra richiesta principale è sempre stata quella che individuava nello stabilimento di Ascoli Piceno un sito produttivo strategico per la produzione, l'industrializzazione e la commercializzazione di tubi in gomma per componentistica idraulica.

In assenza di un concreto impegno in tal senso, SdL Intercategoriale non ritiene che l'intera operazione produca una politica di sviluppo e di garanzie future, neanche per i 130 lavoratori che verranno “salvati” dall'accordo sindacale raggiunto dalle sole Cgil, Cisl e Uil. Un accordo separato quindi che, oltre a non tener conto della reale rappresentanza sindacale in quest'azienda, di fatto azzera la contrattazione collettiva aziendale di 40 anni di lotte sindacali e determina il licenziamento, dopo un periodo di cigs, di 258 lavoratori che non avranno possibilità nell'immediato di reimpiego in un territorio che negli ultimi due anni ha perso 11mila posti di lavoro.

SdL Intercategoriale non condivide la logica di Cgil, Cisl e Uil, che in questa vertenza non sono riuscite, o non hanno voluto, mettere in campo delle vere e proprie iniziative di lotta e che ora chiedono di far votare l'accordo raggiunto ai lavoratori, ponendoli l'uno contro l'altro in una “guerra tra poveri” inaccettabile, tentando di scaricare le responsabilità sindacali sui lavoratori.

Una vicenda, quella della Manuli, tutta interna ad una logica che per i lavoratori, quando va bene, prevede qualche anno o qualche mese di ammortizzatori sociali, ma che non intende mettere a fuoco un fenomeno assolutamente inquietante: le aziende che chiudono non sono soltanto quelle in crisi, ma anche quelle che, approfittando della crisi, delocalizzano all'estero le loro attività industriali per raggiungere maggiori profitti e determinando così maggiore disoccupazione e l'impoverimento progressivo del sistema industriale italiano.

SdL intercategoriale continuerà a stare tra i lavoratori, sostenendoli nelle lotte future che si vorranno intraprendere.

(Dichiarazione di Fabrizio Tomaselli Coordinatore Nazionale SdL Intercategoriale)

Roma, 10 novembre 2009

 
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