Redazionali
Fiom: una disdetta giusta....ma parziale
| Fiom: una disdetta giusta....ma parziale |
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| martedì 10 novembre 2009 | |
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Il Patto di cui si parla prevedeva che “…...5) ,Ripartizione solidaristica dei seggi riservati ai firmatari il Ccnl La parte di 1/3 dei seggi, riservata, ai sensi dell'Accordo confederale del 23 luglio 1993, ai firmatari del Ccnl, che spetterà a Fim, Fiom e Uilm sarà ripartita con un criterio di solidarietà reciproca, in base ai seguenti punti a) e b): nel caso in cui la quota spettante a Fim, Fiom e Uilm sia pari o superiore a tre seggi, essa verrà ripartita paritariamente tra le organizzazioni. Gli eventuali seggi eccedenti da tale ripartizione paritaria andranno attribuiti alle liste di organizzazione Fim-Fiom-Uilm, applicando la proporzionale pura sui voti di lista, ovvero, nel caso di lista unitaria, in proporzione al numero complessivo di preferenze ottenute dai candidati delle diverse organizzazioni. Nel caso che la quota spettante a Fim, Fiom e Uilm risulti inferiore a tre seggi, essa verrà assegnata applicando in tassativa sequenza i seguenti princìpi: 1°- nessuna organizzazione potrà coprire la totalità dei seggi complessivamente disponibili; 2°- garanzia di presenza di almeno 1 delegato per organizzazione, purché questa abbia conseguito una quota di voti pari all'8% dei voti validi; 3°- applicazione della proporzionale pura sui voti di lista ottenuti, ovvero nel caso di lista unitaria, sul numero complessivo delle preferenze ottenute dai candidati delle diverse organizzazioni.....” Riteniamo che la disdetta della Fiom rappresenti comunque un fatto positivo e ci aspettiamo che sia applicata immediatamente ed in tutte le realtà dell'industria metalmeccanica. Detto ciò non possiamo non sottolineare che tale disdetta è parziale e motivata da ragioni non sufficientemente argomentate. Parziale perché si dovrebbe disdettare l'intero Accordo e l'intero Patto, visto che tra l'altro rimane invariata la norma iniqua e sicuramente non democratica che prevede che 1/3 degli RSU non sia eletto dai lavoratori, ma sia riservato ai firmatari di contratto. Inoltre è evidente che il problema non è soltanto relativo al Referendum o alle firme separate, ma investe la più generale questione della democrazia e della rappresentanza sui posti di lavoro.
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