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Terremoto Filcams: accordo contestato, segretario in bilico PDF Stampa E-mail
marted́ 10 novembre 2009

CGIL/LAVORO FESTIVO

Da Il Manifesto del 10 novembre 2009

Sara Farolfi

Una scossa di terremoto in casa Filcams, la categoria del commercio Cgil, proprio nei giorni di apertura del sedicesimo congresso della confederazione. I fatti risalgono al 24 settembre scorso: al tribunale di Milano si celebra un ricorso presentato dalle categorie del commercio di Cgil, Cisl e Uil contro Esselunga per attività antisindacale, in relazione al lavoro domenicale. L’azienda ha ’comandato’ ai lavoratori le domeniche, i lavoratori hanno rifiutato – sulla base del contratto aziendale che prevede il lavoro domenicale solo su base volontaria – e per tutta risposta il gruppo fa partire le contestazioni disciplinari. Immediatamente parte il ricorso delle tre organizzazioni sindacali. Ma il 24 settembre, in aula, Esselunga porta a propria discolpa un documento firmato a fine giugno dai tre segretari generali di categoria in cui si dice che «in relazione al Patto per il lavoro, sottoscritto il 23 giugno 2009 le parti ribadiscono che lo stesso conferma integralmente tutte le norme contenute nel contratto nazionale del 18 luglio 2008». Quell’accordo, dice in pratica l’azienda, ci autorizza ad avere il lavoro domenicale. Sollevando un polverone, perché di quello stesso accordo nessuno era al corrente. E ora – prima del direttivo di categoria convocato appositamente il 24 novembre – c’è chi chiede le dimissioni del segretario generale Franco Martini. Facciamo un passo indietro, fino al 18 luglio 2008: è il giorno del contratto separato nel commercio, il primo della stagione. Tra le ragioni che portarono il maggiore sindacato a non firmare c’era proprio il nodo della domenica lavorativa, che nel contratto venivamessa a completa disposizione delle aziende. Parte così la mobilitazione dei lavoratori, seguita poi da un lavoro di ritessitura delle relazioni sindacali. Il 23 giugno 2009, dopomesi di trattativa, si era arrivati a un accordo unitario - il «Patto per il lavoro », appunto – ponte necessario per giungere, appunto il 18 luglio 2009, a un contratto nazionale unitario. Il nodo del contendere – le domeniche – viene risolto debolmente, non rinnegando la sostanza dell’accordo separato, ma rimettendone la richiesta alla contrattazione di secondo livello. La dichiarazione che porta pure la firma di Martini è del 24 giugno, il giorno dopo la firma del «Patto»: «Una garanzia per arrivare senza intoppi al contratto unitario», la definisce il segretario. In pratica, spiega Martini, «alcune grosse aziende minacciavano di ritirare la firma e hanno richiesto che l’accordo sulle domeniche fosse ribadito da un’ulteriore dichiarazione, cosa che però non hamodificato in nulla quanto già sottoscritto e che è decaduta immediatamente con la firma del contratto unitario». Nessuno però ne è stato informato e la vicenda, dall’udienza di fine settembre, è stata resa nota solo in questi giorni. Insomma, è l’accusa: così si mette in discussione il principio di lealtà verso l’organizzazione. Antonio Lareno, della camera del lavoro di Milano, chiede le dimissioni di Martini: «Il segretario ha raccontato balle a lavoratori e gruppi dirigenti e il resto della segreteria, dal 25 settembre in poi, ha fatto finta di nulla ». Da Bologna, la segretaria di categoria Ramona Campari lega la vicenda al congresso della confederazione: «È evidente che abbiamo bisogno di una discussione profonda, che non possiamo più procedere per aggiustamenti, ci siamo opposti al modello contrattuale, di questo dobbiamo discutere e deve farlo anche la Filcams».

 
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