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La RSU dell'Ipercoop di Livorno sulle dichiarazioni aziendali dopo lo sciopero del 1° novembre PDF Stampa E-mail
venerd́ 06 novembre 2009

Dopo le dichiarazioni rilasciate dagli esponenti di Unicoop Tirreno nella conferenza stampa di lunedì in relazione allo sciopero di domenica 1 novembre che ha riguardato l’Ipercoop di Livorno, come Rsu di questo ipermercato ci sentiamo in dovere di replicare alle gravi parole pronunciate da Paolo Palmerio e Francesca Addis.

Riteniamo infatti che, prima di lanciare accuse così pesanti, chiunque debba avere una base di verità di ciò che è accaduto, altrimenti si creano soltanto situazioni pericolose alimentate esclusivamente dal sospetto e dal dubbio che determinate circostanze possano essersi realizzate davvero. Situazioni che rischiano tra l’altro di minare la serenità e la fiducia tra gli stessi lavoratori dell’Ipercoop.

Dire che alcuni dipendenti sono stati minacciati, o che qualcuno si sarebbe addirittura sdraiato davanti alle porte per impedire l’accesso al posto di lavoro (!) è pura e semplice menzogna, ma se l’azienda è così sicura di quello che dice la invitiamo a rendere note le prove di quanto ha dichiarato. .

Sappiamo infatti che le telecamere della struttura hanno ripreso tutti i momenti del nostro presidio agli ingressi (organizzato, lo ricordiamo, solo per informare i dipendenti che l’azienda aveva cambiato le carte in tavola all’ultimo momento; e infatti tanti sono stati i colleghi che sono partiti da casa sapendo del pagamento in straordinario e hanno saputo della diversa gestione solo una volta arrivati al lavoro). Che pubblichino allora queste immagini che dovrebbero documentare le nostre intimidazioni per non far entrare i lavoratori. Oppure che dimostrino con prove un po’ più circostanziate che sarebbero avvenuti fatti del genere.

Se ciò non avvenisse (e non avverrà, perché questi fatti non si sono assolutamente verificati), sarebbe chiaro che siamo in presenza della classica linea di difesa studiata da chi non ha argomentazioni basate sui contenuti e si deve quindi affidare ad invenzioni volte a screditare una protesta legittima e chi l’ha organizzata. Non solo: l’offensiva nei confronti dei lavoratori dell’Ipercoop è ancora più grave, visto che sono stati trattati in pratica come persone non in grado di decidere liberamente e con propria coscienza sull’adesione o meno ad uno sciopero. La verità invece è che la stragrande maggioranza dei lavoratori, in piena autonomia, ha deciso di non presentarsi proprio al lavoro. Chi è venuto l’ha fatto per solidarizzare e fare compagnia a chi aveva allestito il presidio dalla mattina, oppure per informarsi e poi decidere in libertà se entrare o meno.

Alcune altre nostre considerazioni sulla conferenza stampa di lunedì.

1- L’azienda e la Cgil parlano di una cifra consistente persa per il mancato incasso. Ricordiamo a questo proposito che nel tavolo di trattativa di venerdì abbiamo a più riprese sottolineato che la nostra posizione era volta a garantire l’apertura dell’ipermercato, nell’interesse di azienda e lavoratori. I responsabili dell’ammanco non siamo quindi certo noi, ma chi ha creato i presupposti per arrivare ad uno sciopero. Puntare il dito contro altri serve solo a non prendersi le responsabilità di un danno così ingente, sul quale invece servirebbe un serio mea culpa ed una riflessione accurata.

2- Unicoop Tirreno continua sulla linea secondo la quale “gli extra sono già in busta paga”. Ci dispiace dover rilevare che persone a quei livelli non conoscano neanche il significato di una norma elementare come quella della “festività coincidente con domenica”. Si tratta di un risarcimento che la legge riconosce a tutti i lavoratori, quando succede che questi si “bruciano” una festività perché quell’anno cade di domenica. Quella che troveremo nella busta paga relativa al mese di novembre è una cifra che avremmo preso tutti, a prescindere dall’apertura o meno dell’ipermercato, e soprattutto a prescindere dalla presenza al lavoro. Se ne deduce, lo ripeteremo all’infinito, che secondo la loro (insostenibile) linea un dipendente che lavora in un giorno di festività comandata debba avere, nei confronti di uno che invece non lavora, la stessa diversità di trattamento retributivo che intercorre tra due dipendenti che lavorano o meno in una domenica qualsiasi. .

3- L’azienda sostiene anche che l’adesione allo sciopero non sarebbe stata così massiccia. Perché dunque rimanere chiusi quasi tutto il giorno? Se avevano i numeri per farlo, potevano garantire l’apertura e il servizio… La verità anche in questo caso è invece che l’azienda ha voluto per forza rilasciare la classica e banale dichiarazione al ribasso sui dati numerici dell’astensione dal lavoro, forse per mascherare la realtà che invece parla di un Direttore del Personale che per la terza volta (la prima nel dicembre 2007, la seconda nel giugno nel 2008) esce sulla stampa parlando di “lontananza dai lavoratori” e di “ammissione di errori” nella gestione dei dipendenti, ma che ogni volta non fa niente per prevenire queste palesi mancanze aziendali.

Rsu Ipercoop Livorno

 
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