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Gm colpo a sorpresa "Ci teniamo la Opel" PDF Stampa E-mail
mercoledì 04 novembre 2009

ACCOLTI I DUBBI DI BRUXELLES SULLA CESSIONE

Da Lastampa.it

Da Detroit schiaffo al governo tedesco e ai Länder. Merkel aveva sostenuto la cordata Magna-Sberbank

ALESSANDRO ALVIANI

BERLINO - Svolta a sorpresa nelle trattative sul futuro di Opel: General Motors ha deciso di non vendere più il marchio tedesco al consorzio guidato dal fornitore austro-canadese Magna, ma di mantenerne il controllo completo. L'improvviso dietrofront del gruppo di Detroit è arrivato al termine di una riunione del suo cda conclusasi nella tarda serata di ieri e rappresenta un pesante schiaffo per il governo e i Länder tedeschi, che per mesi si erano spesi a sostegno di Magna e del suo partner russo Sberbank. «Sono sconcertato e arrabbiato», è stato il primo commento a caldo di Roland Koch, governatore cristiano-democratico dell'Assia, il Land in cui ha sede Opel. A motivare la decisione, ha comunicato General Motors, è «il migliorato clima imprenditoriale» degli ultimi mesi. La riunione dei vertici di Gm era stata ufficialmente convocata per discutere i dubbi della Commissione europea sull'operazione. A metà ottobre il Commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, aveva invitato Detroit e il trust che controlla temporaneamente la maggioranza di Opel ad assicurare che la scelta di Magna fosse avvenuta per motivazioni prettamente economiche e senza pressioni politiche. Bruxelles sospetta infatti che il governo di Berlino abbia legato la concessione di prestiti e garanzie per 4,5 miliardi di euro alla scelta di uno specifico acquirente - Magna - violando così le regole sul mercato comune. I moniti della Commissione avevano sospeso il processo di vendita di Opel al duo Magna-Sberbank, siglato in termini generali a settembre e messo ormai quasi del tutto a punto. Uno degli ultimi ostacoli sulla via della cessione di Opel era stato superato proprio nel pomeriggio di ieri: i dipendenti si erano detti disponibili a una riduzione dei costi di 265 milioni di euro all'anno, attraverso rinunce a tredicesima e quattordicesima. In cambio avrebbero ottenuto una quota del 10% della Nuova Opel, diventando così azionisti al fianco di Magna e Sberbank (a cui sarebbe andato il 27,5% ciascuna) e di Gm (che avrebbe mantenuto il 35%). Un'offerta, quella dei lavoratori, che perde ormai ogni valore: il consiglio di fabbrica di Opel aveva già chiarito a più riprese di non voler appoggiare economicamente un eventuale piano di rilancio targato Gm, in quanto considera il gruppo Usa responsabile dei guai finanziari del costruttore tedesco e teme pesanti tagli agli stabilimenti e al personale. Per i dipendenti Opel la mossa di Detroit rappresenta ora uno choc. La svolta, comunque, non arriva del tutto inattesa. Nelle scorse settimane ai piani alti della società si era formata una frazione contraria alla cessione di Opel - marchio principale della divisione europea di Gm e pedina centrale nello sviluppo di nuove tecnologie per l'intero gruppo - al punto che si vociferava già di un presunto «piano B» per conservarne il controllo. Piano che ora Detroit si appresta a tradurre in pratica: il numero uno Fritz Henderson ha annunciato che presenterà presto al governo tedesco un proprio progetto di ristrutturazione di Opel, i cui costi sono stimati in circa 3 miliardi di euro. Bisognerà ora capire se Berlino sarà pronta a sostenere o meno questo piano. Dal canto suo Roland Koch ha già messo in chiaro un punto: entro il 30 novembre General Motors dovrà restituire il prestito-ponte da 1,5 miliardi concesso dalla Germania per tenere in vita il marchio tedesco dopo l'insolvenza della casa-madre.

 
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