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UNIVERSIT└ OCCUPATO MINISTERO GELMINI BLITZ ANCHE A VENEZIA PDF Stampa E-mail
mercoledý 04 novembre 2009

Da Il Manifesto del 4 novembre 2009

 Roma, viale Trastevere, ore 10,40. Un centinaio di studenti e precari della ricerca occupano il cortile del ministero dell'istruzione. È il primo atto della nuova campagna dell'Onda. "La Gelmini non ci merita" si legge su uno striscione. “La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda” dice un altro. L'azione simbolica ed improvvisa ha colto di sorpresa gli addetti alla sicurezza del ministero. «Abbiamo organizzato questa azione per denunciare il fatto che la riforma Gelmini non è altro che l'interfaccia della legge 33 del ministro Tremonti - ha detto uno dei manifestanti - il nostro è stato un blitz di 10 minuti perché la Polizia ci ha subito accerchiati tentando di identificarci. A quel punto abbiamo scavalcato i tornelli verso l'uscita e abbiamo terminato l'occupazione ». Venezia, università Ca' Foscari, stessa ora. L'Onda interrompe l'inaugurazione dell'anno accademico. I due blitz contestano il decreto legge sull'università presentato dal Ministro Gelmini mercoledì scorso «che colpisce il corpo vivo dell'università, gli studenti, i ricercatori, i dottorandi e dismette definitivamente l'università pubblica – affermano i manifestanti - Un'università che non vogliamo difendere così com'è, ma che vogliamo continuare ad arricchire con la nostra capacità di trasformazione». La critica al provvedimento di legge viene accompagnata dalla richiesta di raddoppiare i fondi per la ricerca e per l'università: «Senza soldi, senza finanziamenti all'università e con scarse prospettive per la ricerca, nessuna riforma è possibile». Dura la replica del ministero dell'Istruzione. «L'occupazione si commenta da sola - ha affermato la Gelmini - È il solito piccolo gruppo di studenti di sinistra che continua a fare politica con gli strumenti del passato, la violenza e l'intimidazione, ripetendo automaticamente slogan vecchi e usurati, presi a prestito dalle ideologie degli anni '70 e ormai sepolti dalla storia». «È evidente che questa sparuta minoranza non rappresenta più nessuno, nè tantomeno quella stragrande maggioranza degli studenti che ha voglia di modernità e di guardare al futuro», conclude la sua nota.

 
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