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Pari opportunità: Italia dopo Botswana e Kazakhstan e terzultima in Europa PDF Stampa E-mail
mercoledì 28 ottobre 2009

 Image L'Italia scende dal numero 67 al numero 72 (su 134 paesi) nella classifica delle pari opportunità. Pubblichiamo alcuni articoli di stampa.

Pari opportunità, l'Italia scende in classifica   -  Da L'Unità on line

Lungi dall'essere pari, le opportunità per le donne in Italia sono un terreno sempre più accidentato, soprattutto nel lavoro. Nel rapporto 2009 sul "Gender gap" del World Economic Forum, la penisola scende al 72esimo posto su 134 paesi dal 67esimo del 2008 e dopo l'84esimo del 2007. L'italia è superata anche da Vietnam, Romania e Paraguay, precede appena la Tanzania, è terzultima in Europa.

A pesare è «la persistenza di indici negativi sulla partecipazione delle donne alla vita economica», in primis la disparità di salari e redditi rispetto agli uomini. «I paesi che non capitalizzano sulla metà delle loro risorse umane minano la loro competitività», ammonisce il rapporto. La classifica stilata dal Wef, l'istituzione che organizza il forum di Davos, copre il 93% della popolazione mondiale, assegnando ai paesi scandinavi il podio delle pari opportunità tra donne e uomini. Al primo posto si piazza l'Islanda (quarta nel 2008), davanti a Finlandia, Norvegia e Svezia. Seguono Nuova Zelanda, Sudafrica, Danimarca e Irlanda. Sorprendente il Lesotho al decimo posto (dal 16esimo), davanti quindi a tutti i big europei. La Germania è 12esima, il Regno Unito 15esimo (entrambi in leggero calo), la Spagna 17esima e la Francia 18esima. Agli ultimi posti nel vecchio continente Repubblica Ceca (74esima) e Grecia (86esima). Il rapporto assegna poi il 31esimo posto gli Usa, in discesa di 3 posizioni e il 75esimo al Giappone. A spingere l'Italia nella retroguardia è soprattutto il sub-indice su «partecipazione e opportunità nell'economia» 96esimo posto) a causa delle disuguaglianze rispetto agli uomini nei salari (116esimo posto), nel reddito da lavoro (91esimo) e nella partecipazione alla forza lavoro (88esimo). Ovvero, solo il 52% delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini e il reddito medio delle donne è la metà rispetto agli uomini, 19.168 dollari l'anno contro 38.878. Vanno molto meglio le aree di «potere politico» (45esimo, grazie alle donne che siedono in parlamento e al governo) e «scuola e istruzione» (46esimo posto), meno bene di quanto ci si potrebbe aspettare il settore «salute e attesa di vita» (88esimo posto). Tra gli altri dati evidenziati dal rapporto la differenza nella disoccupazione tra donne (7,87%) e uomini (4,88%), come pure l'età media di matrimonio (28 anni). Rispetto al 2006, anno del primo rapporto sul "Gender gap", il voto all'Italia è solo marginalmente migliorato: laddove 1 rappresenta la parità, la penisola è passata dallo 0,646% allo 0,68%, mentre l'Islanda e i principali paesi nordici veleggiano sullo 0,82%. All'estremo opposto Pakistan, Chad e, ultimo di tutti, lo Yemen (0,46%). «Per avere società economicamente competitive e prospere è necessario coinvolgere le donne su un livello pari degli uomini in tutti gli aspetti della vita», sottolinea il rapporto e «l'integrazione di donne e ragazze è tanto più imperativa se si vuole una ripresa rapida e sostenibile della crisi finanziaria».

27 ottobre 2009

 

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CLASSIFICA · Siamo 72esimi, dopo Botswana e Kazakhstan. Ministra Carfagna «soddisfatta» Pari opportunità, Italia sempre più in basso

Da Il Manifesto del 27 Ottobre 2009

ROMA «Sono soddisfatta, il rapporto annuale del World Economic Forum riconosce all’Italia passi in avanti». Ha detto proprio così la ministra per le pari opportunità Mara Carfagna, commentando la classifica che il forum di Davos (Wef) stila annualmente sulla base di diversi indicatori. E che quest’anno colloca l’Italia al 72esimo posto su 134. Si tratta di una retrocessione, l’anno scorso il nostro paese si era piazzato 67esimo (su 130). La classifica del forum di Davos sulle pari opportunità tra uomini e donne è elaborata sulla base di quattro indicatori principali. Per l’Italia il voto peggiore riguarda la partecipazione delle donne in economia, indicatore per il quale ci piazziamo al 96esimo posto. Va meglio per le pari opportunità nell’educazione: 46esimi. Più o meno lo stesso posto (45esimi) per il grado di partecipazione delle donne alla vita politica. Molto male infine (siamo 88esimi) per la salute e l’aspettativa di vita delle donne. Nel complesso l’Italia ottiene 0.6798 punti rispetto all’indice che assegna lo 0 almassimo di diseguaglianza e il punteggio 1 alla piena parità. L’Islanda che è la prima della classe raggiunge lo 0,8276. Il «Global gender gap report» vede quest’anno uno scambio tra le nazioni che occupavano l’anno scorso il primo e il terzo posto. L’Islanda ha conquistato il primo posto cedendo la terza posizione alla Norvegia che nel 2008 guidava la classifica. Stabile al secondo posto la Finlandia. Seguono nella Top 10 Svezia, Nuova Zelanda, Sud Africa (balzata dalla 22esima alla sesta posizione), Danimarca, Irlanda, Filippine e Lesotho. Ma le sorprese arrivano più in basso nella classifica. La Germania è 12esima, Gli Stati uniti 31esimi (hanno perso tre posizioni), Spagna e Francia sono al 17esimo e 18esimo posto. Meglio dell’Italia il Botswana (39esimo), il Kazakhstan (47esimo), la Cina (60esima) e il Vietnam (71esimo). Subito sotto di noi Tanzania, Repubblica Ceca e Giappone. Secondo la ministra Carfagna il rapporto «riconosce passi in avanti in alcuni settori importanti come educazione e partecipazione delle donne alla politica. Meno per la partecipazione all’economia perché esistono ancora notevoli resistenze per l’accesso alla professione e l’avanzamento in carriera. Sono certa che presto si vedranno i frutti dei provvedimenti in materia di conciliazione che insieme al ministro Sacconi abbiamo studiato e che verranno presentati entro la fine dell’anno».

 
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