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23 OTTOBRE Domani lo sciopero per unificare le lotte. PDF Stampa E-mail
giovedý 22 ottobre 2009

 Intervista alla RdB-Cub

 Da Il Manifesto del 23 Ottobre 2009

Francesco Piccioni

Non è facile andare controcorrente per decenni, ma qualche volta il tempo è galantuomo e dimostra che le tue ragioni avevano fondamenti solidi. Con la crisi e la svolta «complice» di Cisl e Uil (mentre la Cgil ancora attende di decidersi sul «che fare »), il sindacalismo di base vede davanti a sé la possibilità di fare un salto di qualità. I suoi scioperi ricevono un’adesione crescente. Ed ha anche cominciato un percorso verso l’unificazione, ancora poco tempo fa impensabile.

Ne parla Paolo Leonardi, coordinatore nazionale RdB.

Domani, dopo un anno, fate una nuova prova di sciopero generale. Per ora è questo l’unico momento di conflitto unitario contro la crisi. Lo slogan di convocazione – «Unificare le lotte per non pagare la crisi» – ci sembra dare il senso giusto. La crisi ha colpito duro e ha lasciato ogni lavoratore solo davanti alla propria tragedia.Questo sciopero per la riunificazione e la generalizzazione dei conflitti è un primo passaggio importante. Tutte le organizzazioni sindacali concertative hanno fin qui mantenuto separate le istanze di lotta, isolandole ognuna nel suo ambito. Qui si comincia a ricomporre un’unità.

L’RdB rappresenta principalmente del pubblico impiego. Come va con il «decreto Brunetta»?

E’ un attacco pesantissimo perché completa la ristrutturazione della pubblica amministrazione e aggredisce i lavoratori sia sul piano economico che normativo. Rende il salario una lotteria, manovrando sulla componente «accessoria». Bisogna sapere che, in sede di aumenti contrattuali, volta per volta viene stabilita la parte che va in paga base e quella che va nell’accessoria. Che a questo punto può rappresentare anche il 30% dello stipendio. Ora Brunetta vorrebbe istituire tre fasce «di merito » a priori: 25% di bravissimi che si meritano un incremento, un 50% di «normali» che prenderanno solo una quota, e un 25% di «fannulloni » che non prenderanno più nulla e dopo due anni di permanenza in questa fascia rischiano anche il licenziamento. Così, a prescindere. Ma chi lo stabilisce che – posto per posto – ci sono un quarto di meritevoli e altrettanti fancazzisti? Lo decide una dirigenza squalificata, lottizzata politicamente e sindacalmente, che non ha mai dato nessuna garanzia di equità. Altro che «merito»! Siamo alle pagelline date da unmaestro con problemi seri.

E su piano normativo?

Si introducono modifiche tali da impedire che si possa avere un inquadramento corrispondente alle funzioni svolte. E che rendono di fatto impossibile i passaggi di livello (anche questi legati al «merito»: o stai tra i «bravissimi », ossia tra gli «intimi» del capo, oppure te li sogni). Viene insomma cancellata sia l’anzianità che la professionalità vera. Per no parlare poi dei precari. È in atto una falcidie di «mancati rinnovi» che riguarda centinaia di migliaia di persone mandate a spasso, checché dica Tremonti.

Come va il processo di unificazione del sindacato di base?

Lo sciopero è interno sia alle iniziative del «patto di base» (che comprende anche i Cobas e l’intera Cub, ndr), sia alla costruzione del nuovo soggetto sindacale, che riguarda oggi RdB, SdL, Snater, consistenti pezzi della Cub e altre sigle; ma che viene guardato con interesse anche dall’Orsa. È un processo che ha ormai esaurito la parte della discussione politica, in cui abbiamo verificato un livello di omogeneità talmente alto da farci dire che non si torna indietro. Sul piano organizzativo, invece, il dibattito è ancora in corso sul piano della definizione del modello organizzativo, economico, ecc. Dipende infatti dal percorso democratico che ogni organizzazione sta conducendo al suo interno. È importante che sia un processo vero, compreso e condiviso. Perché il problema – e quindi l’obiettivo – è costruire «il» sindacato che serve ai lavoratori. E di cui, in questo momento, tutti sentono la mancanza.

 
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