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Dl precari, governo battuto alla Camera PDF Stampa E-mail
giovedý 22 ottobre 2009

Da lìUnità on line

Dopo l'uscita di Tremonti sul "valore" del posto fisso era inevitabile la maretta sul dl precari, l'escamotage di governo che lascia senza stipendio tantissimi supplenti. E così è stato. L'aula della Camera ha respinto la richiesta del governo di accantonare il voto degli emendamenti al primo comma del decreto precari per riformulare una richiesta dell'opposizione. A farsi portavoce della richiesta era stato il sottosegretario all'Istruzione Giuseppe Pizza. Ed è scontro in aula. poi la maggioranza si salva per un soffio. Il presidente della commissione Lavoro Silvano Moffa ha chiesto un quarto d'ora di sospensione della seduta per avere il tempo di presentare una nuova versione del testo. Ma l'aula ha votato contro per 10 voti e dunque, ha annunciato il presidente Maurizio Lupi, si procederà al voto. Il nodo è il passaggio per cui i contratti a tempo determinato per il conferimento di supplenze «non possono in alcun caso trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato e consentire la maturazione di anzianità utile ai fini restributivi prima dell'immissione in ruolo». L'opposizione compatta - Pd, Idv e Udc - ha chiesto che quel «in alcun modo» scompaia dalla legge per evitare di creare un precedente pericoloso per tutti i settori. La mancata maturazione di anzianità, poi, per l'opposizione «è discriminatoria» visto che gli insegnanti di religione possono usufruirne. Subito dopo è bagarre. Passati a votare l'articolo in esame, non appena il grande pannello luminoso si è acceso per la votazione, il presidente di turno Maurizio Lupi ha però dato la parola a due deputati della maggioranza. Per l'opposizione si è trattato di un escamotage per permettere a un gruppo di deputati del pdl e della Lga di rientrare in aula e poter partecipare alla votazione. Votazione che ha dato un esito positivo allla maggioranza e al governo per un solo voto. L'aula ha bocciato due emendamenti al dl presentati dall'opposizione dopo che i deputati si erano espressi contro il rinvio del voto chiesto dal governo. Durissimo l'attacco del capogruppo del Pd Antonello Soro al presidente di turno Maurizio Lupi per come avrebbe condotto la seduta. «Fa trasparire le umane inclinazioni», ha detto, «lei ha fatto una cosa gravissima per quale il suo profilo di presidente della Camera è d'ora in avanti inaffidabile». Lupi è stato criticato perchè avrebbe dato tempo a una deputata con il cappotto in mano, la leghista Carolina Lussana, di raggiungere lo scranno. Il capogruppo della Lega Roberto Cota ha subito preso le parti del presidente. «Premesso che il suo voto non sarebbe stato determinante», ha detto riferendosi alla collega di partito, «il presidente Lupi l'ha aspettata perchè la Lussana è incinta all'ottavo mese». La toppa è parsa peggio del buco al Pd. «L'onorevole Lussana non deve farsi usare per fini politici», ha urlato Cinzia De Biasi, «io non considero la maternità una malattia. La Lussana ha una sua dignità. Vergognatevi di usare questo argomento». A riportare la calma ci ha pensato Gianfranco Fini, salito sullo scranno della presidenza subito dopo Lupi, anche perchè ad assistere la seduta nel palco d'onore c'era il re Abdullah di Giordania. E su questo Fini ha scherzato: «La passione del dibattito italiano non ha nulla a che invidiare alla passione con cui in Giordania e in Medio Oriente si seguono quotidianamente le vicende della politica», ha detto.

20 ottobre 2009

 

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SCUOLA · Soppressa la norma che impediva la stabilizzazione per i precari Governo in retromarcia Ma su 130 mila insegnanti si abbatte la tagliola di Gelmini

Da Il Manifesto del 22 Ottobre 2009

S. F. «Una grande vittoria», la definiscono Pd e Idv. Dopo la bagarre di martedì, la camera - dove è in corso la lettura del decreto che riguarda i precari della scuola - ha approvato con voto bipartisan la nuova formulazione sulla trasformazione dei contratti a termine per supplenza in contratti a tempo indeterminato. Secondo la nuova formulazione, i contratti a tempo determinato per il conferimento di supplenze «si trasformano in rapporti a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo», secondo le leggi vigenti. Uno scampato pericolo, dato che la formulazione originaria voluta dal governo, su cui si era scatenata bagarre in aula martedì, prevedeva l’impossibilità di trasformare i contratti a termine in contratti stabili. Nello stesso giorno in cui Tremonti e Berlusconi giuravano e spergiuravano sul valore del posto fisso. Probabilmente per evitare vizi di costituzionalità governo e maggioranza sono dovuti giungere a più miti consigli. «Abbiamocondotto una battaglia contro l’insicurezza a vita dei precari e la modifica del comma 1 del decreto è una vittoria dell’opposizione ma soprattutto un atto di giustizia verso chi da anni si occupa della scuola e dell’educazione dei nostri figli», commenta Marina Sereni (Pd), «ora si apre uno spiraglio con la possibilità per i precari di entrare nelle graduatorie a esaurimento ». Resta il fatto che su circa 130 mila precari della scuola - un vero e proprio licenziamento di massa - sta per abbattersi la tagliola del governo. I tanto sbandierati «contratti di disponibilità», che in buona sostanza dipendono dalla volontà e dalla capacità d’investimento delle singole regioni, non riguardano che una minima parte del corpo docente precario, mentre la scuola ha bisogno di cattedre, ripetono inascoltati, i precari della scuola. Nelle settimane scorse il pronunciamento del giudice del lavoro di Treviso ha riconosciuto il diritto all’indennità di carriera a un gruppo di insegnanti precari, alcuni dei quali pluridecennali. Il giudice ha riconosciuto, in altre parole, che le supplenze lunghe, protratte anche per vent’anni, costituiscono «un abuso di contratti a tempo determinato». Anche contro questa sentenza, che potrebbe costituire un precedente importante, è sembrato muoversi il tentativo (fortunatamente sventato) del ministro Gelmini martedì. Le modifiche al decreto in discussione alla camera, tra l’altro, non vanno nella direzione indicata dai giudici del Tar del Lazio sull’inserimento dei precari nelle graduatorie. Il tribunale amministrativo aveva intimato al Miur, pena il commissariamento, l’eliminazione delle «code» (ossia quella modalità di chiaro impianto leghista per cui gli insegnanti vengono immessi in graduatoria non secondo il punteggio, ma sulla base della provenienza geografica) entro trenta giorni. Per il prossimo anno scolastico, quindi, i precari che hanno scelto tre nuove province, oltre alla priopria, rimarranno in fondo alle graduatorie, indipendentemente dal punteggio. Dal 2011, stando alle novità previste dal decreto, ci sarà una graduatoria unica: gli insegnanti potranno scegliere una sola altra provincia oltre alla propria ed esservi inseriti in base al punteggio.

 
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